sabato 20 dicembre 2008

Galileo,i soldi, Finmeccanica e un errore di prospettiva

Il Pontificio consiglio della cultura ha organizzato a fine novembre 2008 un convegno opportuno dal titolo eloquente : ''La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei. Il valore e la complessita' etica della ricerca tecno-scientifica contemporanea''.
Tuttavia ogni iniziativa ha un costo e per sostenerlo ha chiesto la collaborazione di Finmeccanica che starebbe lavorando come sponsor al progetto di una statua di Galileo da mettere nei giardini vaticani.
Dopotutto la sede centrale del gruppo italiano a partecipazione pubblica, grande produttore di armamenti, si trova a pochi isolati da piazza San Pietro. Si è riusciti così a mettere assieme senza conflitto alcuno il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore Delegato di Finmeccanica, i professori Ugo Amaldi e Edoardo Vesentini, e il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, mons. Gianfranco Ravasi.
In questo stesso periodo Finmeccanica ha acquistato, come previsto, il 100% della statunitense DRS per un importo di 81 dollari per azione in contanti. Il valore della transazione è di 5,2 miliardi di dollari comprensivi dell’assunzione di circa 1,6 miliardi di dollari di debito, incluso quello convertibile. DRS si chiamerà DRS Technologies e sarà una società di Finmeccanica.
Come ha affermato Mark S. Newman, presidente e amministratore delegato di DRS, l’investimento di Finmeccanica in DRS consentirà all’azienda di incrementare nuove opportunità di business a livello globale rafforzando la nostra presenza negli Stati Uniti. Concentrandosi maggiormente sulla Ricerca e Sviluppo, DRS continuerà a creare nuovi prodotti innovativi in grado di fornire alle Forze Armate statunitensi valore e tecnologia superiori».
Ci sarebbe pertanto ottimo materiale per uno studio delle università pontificie in materia di etica delle imprese e di ricerca tecno-scientifica.

Senza magari farsi finanziare da quella Finmeccanica che possiede il 25 % della Galileo Vacuum Systems di Prato (Fi) dove da settembre non viene corrisposto lo stipendio.
Nel frattempo l'attività industriale è quasi del tutto ferma e la direzione ha comunicato l’estensione della procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore per tutti i 46 dipendenti. Mentre, come recita un comunicato sindacale “ dopo diversi incontri con la Regione Toscana, non ci sono risposte in merito alla volontà di Finmeccanica (che sta trattando la vendita dell’azienda) di trovare un soggetto industriale, capace di garantire la prosecuzione delle attività, il mantenimento di tutti i posti di lavoro e la salvaguardia dei circa 200 lavoratori dell'indotto, sia regionale che nazionale”. Eppure siamo di fronte ad una impresa di alta tecnologia dei prodotti, “con un ricco portafoglio ordini (oltre 14 milioni di euro e continue richieste di offerta da parte di clienti) e un concreto interesse da parte di un importante investitore europeo, per lo sviluppo industriale del Fotovoltaico di ultima generazione”.

Nel messaggio del Papa per la giornata della pace del primo gennaio 2009 si afferma testualmente “Un ambito che, dal punto di vista morale, merita particolare attenzione è la relazione esistente tra disarmo e sviluppo. Suscita preoccupazione l'attuale livello globale di spesa militare. Come ho già avuto modo di sottolineare, capita che « le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto”.

Meglio quindi non farsi pagare la statua di Galileo e promuovere una grande assise su tema del lavoro disarmo e povertà. Tra i docenti si possono chiamare i lavoratori della Galileo Vacuum Systems che staranno a manifestare il 23 dicembre, antivigilia di Natale, davanti in piazza Montegrappa, sede di Finmeccanica.


Premesse per affrontare la crisi

In regione si sono gettate le premesse per affrontare la crisi economica puntanto sulla ricerca e l'innovazione. Si tratta di vedere quale linea di produzione industriale si riuscirà davvero a far nascere.
Così per il Polo solare organico e il Polo dell'idrogeno che aha avuto l'inaugurazione ufficiale ai primi di dicembre a Civitavecchia.

mercoledì 17 dicembre 2008

Fare squadra, ma non per gli utili

L'esempio più utilizzato da una certa ideologia confindustriale è quella del "gioco di squadra" che potrebbe dare l'idea di un opera collettiva in cui ogni componente è fondamentale e il successo si raggiunge assieme. Solo che l'espressione cambia di significato a seconda del tipo di gioco. Una cosa è il calcio dove l'attaccante può valere come un difensore o il portiere. Altra è la dinamica della Formula 1 dove si manifesta plasticamente la differenza di classe dal celebrato corridore e l'oscuro, senza nome, avvitatore di bulloni.
Come i 112 lavoratori interinali della Maserati di Montezemolo senza rinnovo del contratto motivato con la previsione di riduzione di circa il 40% dei volumi produttivi per il 2009. Si tratta di "lavoratori che da mesi lavoravano ormai in Maserati, alcuni si erano visti rinnovare ripetutamente il contratto sino a 18 mesi, tutti giovani fra i 20 e i 35 anni, provenienti in larga parte dal Sud Italia, molti di loro in affitto e anche con famiglia a carico, che ora rimarranno di colpo senza lavoro e senza alcun sostegno, né familiare, né in termini di ammortizzatori sociali". Per questo c'è stata fortunatamente una mobilitazione collettiva che è arrivata fino ad interessare il prefetto di Modena. La proposta sindacale che sarà ignorata dalla stampa è quella di utilizzare di una parte degli utili aziendali realizzati sul 2007 e anche di quelli prevedibili sul 2008 (a cui anche i lavoratori interinali hanno contributo) per attivare percorsi di formazione e riqualificazione a carico dell’azienda per dare ai lavoratori garanzia di prospettive occupazionali in Maserati.
Ma questo è il problema: la destinazione degli utili. Per questi non si parla più di gioco di squadra.

La determinazione aziendale

In un Family Day della Fiat del 2003 ( open house della fabbrica ai parenti dei lavoratori) , nello stabilimento di Termoli , un dipendente ebbe il coraggio di issare la bandiera della pace come segno di protesta della guerra in Iraq. La multinazionale dell'auto decise così di licenziarlo, ma ogni giudice di media ragionevolezza non può non ravvisare gli estremi di una reazione eccessiva e ingiustificata da aparte aziendale e così è stato in primo e secondo grado di giudizio. E ora anche la Cassazione in questi giorni ha condannato il comportamento della Fiat. Una determinazione degna di miglior causa , esercitata contro un lavoratore che ha compiuto un atto degno di un vero Family Day, quello di non mandare i figli di chicchessia a morire per gli interessi di qualche lobby.

martedì 16 dicembre 2008

Perchè costruire treni e non caccia bombardieri

Anche i liberisti assoluti come quelli dell’Istituto Bruno Leoni di Torino, che parlano per esempio di "peste" keynesiana, osservano come “L’alta velocità non comporterà alcun apprezzabile beneficio per la stragrande maggioranza degli italiani che per i loro spostamenti, in prevalenza a breve raggio, si spostano in auto e che, non solo non ricevono alcun aiuto dallo stato, ma trasferiscono ad esso una quantità di risorse di gran lunga superiore alla spesa pubblica per la manutenzione ed all’ampliamento della rete esistente”.
Insomma per pochi ma pagata da tutti. Se solo si pensa al costo mensile dell’abbonamento mensile sulla Freccia Rossa tra Bologna e Milano di 400€ in seconda classe e 500€ in prima. Un mercato per avvocati, dirigenti e imprenditori e similari.
Eppure il mercato, cosa sono i pendolari?, chiedono mezzi per le tratte brevi.
I produttori di auto non vendono più. Mentre esiste un gran bisogno di mezzi ferroviari. Solo che la Fiat nel 2001 ha ceduto alla francese Alstom gli stabilimenti di Sesto San Giovanni, Colleferro e Savigliano dove veniva prodotto il pezzo più prestigioso di Fiat Ferroviaria quel Pendolino, utilizzato in varie versioni in tutta Europa. Quella Fiat Ferroviaria,ricordaimolo, sorta nel 1917 per accompagnare lo sforzo produttivo di autocarri, aerei e motori necessari all’impegno bellico della prima guerra mondiale.
E di fronte alle scelte delle ferrovie di fare propaganda decidendo di dimezzare il numero dei macchinisti, un ferroviere in pensione come Ezio Gallori ricorda come “ nel 1939, e precisamente il 20 luglio, con grande pompa magna l'elettrotreno, che poteva chiamarsi «Freccia Nera», guidato dal macchinista Cervellati, con sopra tanti giornalisti, il Direttore generale delle Fs, ingegner Velani e il ministro dei trasporti, S.E. Benni, compì il tragitto Firenze-Milano in soli 115 minuti (38 da Firenze a Bologna e 77 da Bologna a Milano). Badate, si tratta di fatti e velocità di 70 anni fa, ed erano sicuramente più competitivi della ben pubblicizzata «Freccia Rossa»! “

venerdì 12 dicembre 2008

Imparare

Necessaria la iniziativa della Fiom torinese prevista per il 13 dicembre dal titolo esplicito:
«Si poteva salvare l'Olivetti?».
Dalle intuizioni di Adriano e di una originale comunità di lavoro, sempre da considerare ovviamente in maniera critica e non mitizzata, allo strazio dei vari padroni che dal 1992 al 2006 hanno chiesto 18 milioni di ore di cassa integrazione distruggendo ogni innovazione per condurla all'estinzione finale ormai temuta.
La domanda serve a capire il presente
"l’Olivetti avrebbe potuto avere una storia diversa da quella che ha condotto allo smantellamento? Si potevano costruire percorsi industriali e di rilancio alternativi?"
Si tatta dello stretto rapporto tra comunità locale e impresa intesa quale attore radicato nel territorio nel quale deve agire responsabilmente ed eticamente.

mercoledì 10 dicembre 2008

Trasferimenti monetari in tempi di crisi

Col nuovo fondo Exor la “famiglia” Agnelli accorcia la catena di comando e mette da parte un miliardo di euro per investimenti futuri : “i Paesi ai quali guarda sono soprattutto gli Usa e l’Asia, dove ha già uffici (anche se la sede resterà a Torino), mentre i settori sono industria, servizi, in particolare finanziari, con un probabile ritorno nell’immobiliare”.
Nel mentre per un mese chiudono tutti gli stabilimenti Fiat col personale in cassa integrazione con il contributo pubblico.
A parere di Marchionne in pochi anni resteranno solo pochi produttori di auto, quelli con un volume di 5 – 6 milioni di veicoli l’anno. Dieci anni fa sia la Fiat che la WW producevano 3 milioni di veicoli nel mondo , ora la Wolkswagen ne produce sei e la Fiat 2,5 milioni. Secondo Luciano Gallino è proprio perché manca “qualcosa di simile ad una politica industriale”. Questo vuol dire che il Gruppo che ha segnato il volto di un Paese, privilegiando il traffico su gomma a quello su ferro ad esempio, tra poco diverrà un socio di minoranza , attento sempre ai ritorni degli utili, di altra conglomerata straniera che potrebbe chiudere più facilmente siti produttivi italiani e strozzare l’indotto della componentistica italiana .
Intanto le altre case automobilistice stanno puntando sul modello elettrico di auto ibrida fin dal 2009.

Coincidenze inquietanti da Why not

"Le indagini Why Not stavano ricostruendo l'influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario". Così il magistrato De Magistris che denuncia un legame tra il presidente di Sviluppo Lazio e il settore dei Ds vicino agli interessi dell'industria degli armamenti. Nel recente passato (Valori, ndr) ha trovato anche una sponda rilevante a sinistra, dentro il governo D'Alema, in Marco Minniti, ritenuto il "braccio destro" del Presidente del Consiglio dei Ministri»

martedì 9 dicembre 2008

Gli effetti di un accordo estivo tra Libia e Italia

Avviene così che il fondo sovrano libico raggiunge ad una partecipazione significativa nell'Eni sborsando oltre 6 miliardi di euro
E' una conseguenza, tra le latre, dell'accordo estivo tra Gheddafi e Berlusconi.
Nel mentre non giungono sulla stampa le denunce del rapporto Fuga da Tripoli e pochi sanno del documentario Come un uomo sulla terra che fanno fanno luce su una pagina vergognosa della storia italiana. si parla di rastrellamenti e arresti di massa di migliaia di migranti e rifugiati politici ogni anno. Abusi e torture nei luridi campi di detenzione. E deportazioni collettive, all’interno di container, alla volta del deserto libico. Tutto questo con fondi italiani e europei.

Esiste una petizione on line lanciata addirittura dai produttori del documentario “Come un uomo sulla terra” e sostenuta da Nigrizia e Amnesty International.
Chiede al Parlamento italiano e europeo e all’Unhcr di aprire una commissione d’inchiesta indipendente che faccia chiarezza sulle condizioni dei migranti in Libia e sulle responsabilità politiche dell’Italia.

martedì 2 dicembre 2008

Festa per un caccia bombardiere

Presentazione al Centro di prove a terra Alenia aeronautica di Torino-Caselle del cockpit del JSF35 alle autorità civili e militari, ai rappresentanti del mondo accademico e delle imprese.
Si tratta solo di un cruscotto.
"Ma su questa scocca completa di cloche e comandi per il volo si gioca una bella fetta del destino dell'industria aeronautica italiana: si tratta, infatti, del primo pezzo del Joint strike fighter, Jsf o F-35, il caccia da supporto tattico di prossima generazione, destinato a mandare in pensione i Tornado e a essere prodotto in 3mila esemplari"
Così la prosa retorica del Sole 24 ore .

lunedì 1 dicembre 2008

I soldi per cantare e 1000 treni dirottati

Da sempre, e in maniera coattiva per il nostro Paese, la gestione della mobilità ha configurato il territorio e i piani industriali. Ma "senza soldi non si canta messa" afferma Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Spa, a proposito del trasporto regionale dedicato ai pendolari per cui l' azienda sopporta "450 milioni di oneri finanziari per debiti pregressi".Quindi "se i soldi non ci saranno è un problema di casse dello Stato che non ha un quattrino e deve fare un minimo di scelta su cosa è prioritario”.
Sembra perciò che il trasporto regionale italiano rischia di non vedere garantiti i servizi essenziali dovendo tagliare linee frequentate da migliaia di persone ogni giorno.
Così il rapporto Pendolaria di Legambiente.
"Lo Stato investe 6 miliardi di euro per il ponte dello Stretto - ha precisato Edoardo Zanchini, responsabile trasporti di Legambiente - cioé esattamente il costo del progetto di mille nuovi treni che servono oggi ai pendolari".
Zanchini si riferisce alla promessa del governo Prodi, confermata inizialmente da Berlusconi, intitolata “1000 nuovi treni per i pendolari entro il 2011” Con un investimento complessivo di 6,4 miliardi, parte finanziato dallo Stato e parte dal Piano di investimento di FS. Sennonché nella Finanziaria blindata approvata dal Governo il progetto 1000 Treni è scomparso. “Eppure la necessità di avere più convogli è percepita come una vera priorità per chi ogni giorno prende il treno e si trova in convogli vecchi e sempre più affollati.”afferma Legambiente.

Ad ogni modo, a prescindere dal colore politico, il 70 per cento dei fondi stanziati dai governi precedenti sono finiti nel traffico gommato.
Per il 2009 verranno sottratte risorse tanto ad Anas (355 milioni), quanto a Rfi (1.138 milioni), mentre l'elenco delle priorità del governo Berlusconi vede ai primi posti il Ponte sullo Stretto,appunto, le autostrade e l'Alta Velocità. Assenti gli investimenti per le aree urbane e per il servizio ferroviario pendolare.
Il fabbisogno 1000 treni per i milioni di lavoratori pendolari non sono una buona indicazione di politica industriale?
E come mai si investe, invece, massicciamente sull’alta velocità dove il costo a chilometro è salito a 44 milioni di euro?
Una rete, inoltre, che servirà ai nuovi concorrenti come Montezemolo e soci con la nascitura Ntv in concorrenza con l’Azienda gestita da Moretti e Cipolletta.

venerdì 28 novembre 2008

Il volto “fumoso” del potere romano

Tutti sanno che fumare nuoce gravemente alla salute. Può provocare il cancro. Così è scritto sui prodotti in vendita liberamente, dato che il proibizionismo sarebbe controproducente.
Il nuovo presidente di Unione Industriali di Roma è il Presidente di Manifatture Sigaro Toscano e già Managing Director di Philip Morris Corporate Services Inc.
Vicepresidente del Centro Studi Americani e membro del Board di Aspen Institute Italia.
Ha una formidabile squadra di guerra visto che è stato, come sappiamo, Assistente alla Cattedra di Strategia Globale presso la scuola di Guerra dell’Esercito: Cattaneo di Terna per le fonti energetiche,Letta della Medusa berlusconiana alla multimedialità, Moretti delle Ferrovie ( che hanno licenziato il delegato alla sicurezza troppo scrupoloso) alla mobilità, Zappa di Finmeccanica alla innovazione. Nel comitato strategico Avenia di Ericsson che ha smantellato il centro ricerche sull'Anagnina.

Anche il Presidente di Sviluppo Lazio, tuttavia, ha capito che il mercato del fumo è importante dato che l’Italia è la prima consumatrice di sigarette in Europa (92 milioni di chili l’anno contro i 47del Regno Unito). Così tramite la divisione “private equity della Centrale Finanziaria Generale ( già Centrale del Banco Ambrosiano) ha acquisito la Manifattura Tabacchi di Chiaravalle (Ancona) e la commercializzazione di tre marchi MSfutura, Linda e 821.
AD della Centrale è Alberto Gotti ( già numero uno della finanziaria “cattolica” Mittel),Presidente, appunto, Giancarlo Elia Valori, Vice Presidente Ben Ammar, il finanziere franco tunisino buon amico di Geronzi e azionista di peso nella Lux Vide di Bernabei. Tra i consiglieri anche un ex rettore della Bocconi, Carlo Secchi.
L’affare si basa su una commessa iniziale di Bat Italia per 1,2 milioni di chili di ordini per 5 anni, ma si punta molto al mercato emergente dei paesi dell’Est.
Le strategie in questo caso sembrano molto facili.

mercoledì 26 novembre 2008

Tutto già deciso ?

La pubblicistica di Finmeccanica ,nel presentare il successo indubbio del Gruppo, parte dal 1997 quando era una conglomerata avviata al fallimento prima del cambio di gestione e del piano di razionalizzazione e definizione del core business che le hanno permesso di arrivare ad essere tra le prime realtà dell’alta tecnologia della difesa nel mondo.
Se poi pensiamo alle politiche industriali, perché mai dovremmo mettere a tema di una proposta ciò che sembra già deciso? Facciamo un esempio. Il governo Prodi aveva varato nel settembre 2006 il disegno di legge sulla nuova politica industriale 2015 con linee guida recepite dalla Legge Finanziaria 2007 e una commissione scientifica in cui figurano tra l’altro anche portatori di un pensiero critico ( come Luciano Gallino e Riccardo Realfonzo per fare qualche nome anche Marcello Messori), ma se andiamo a vedere il testo di una presentazione del presidente di Finmeccanica all’Accademia dei Lincei nel marzo 2007 vediamo esposta con grande sicurezza la strategia di orientare il sistema produttivo definita , proprio con riferimento al 2015, da un lavoro di gruppo che vede riuniti Mediobanca, ENI, Fiat, Telecom e Finmeccanica.
Di fatti proprio in questi giorni si sta concludendo con l’impiego di 3,4 miliardi di euro l’operazione di acquisizione del controllo della Drs Technologies statunitense, tra i fornitori principali del Pentagono, grazie ad un maxi finanziamento di un pool di banche coordinate da Mediobanca assieme a GoldmanSachs che ha sostituto la fallita Lehman Brothers.
L’aumento di capitale di Finmeccanica che come sappiamo è a controllo pubblico prevede un impegno del ministero del Tesoro per 250 milioni di euro ( su tale cifra esiste una polemica tra il ministro Tremonti e il Sole 24 ore che comunque ha titolato la notizia come un successo del made in Italy).

E lo stesso Sole 24 ore (5/11/2008) con i riferimenti ai pretesi tagli al bilancio della difesa operati dal governo Berlusconi parla di dati poco trasparenti dato che gli investimenti per effettivi 4 miliardi di euro (superiori ai 2,8 dichiarati) si trovano distribuiti in vari capitoli del bilancio dello Stato.
4 miliardi come quelli che servirebbero per gli interventi d'urgenza nelle scuole italiane per non vderle cadere a pezzi sugli studenti.

lunedì 24 novembre 2008

Paradossi dell'impresa

Il dibattito degli economisti adotta questo termine per indicare il fatto che se da un lato l’impresa viene celebrata come espressione della libertà del mercato, che appare come un dogma prevalente , dall’altro, all’interno di essa,si mantiene, di fatto, un tipo di organizzazione di tipo gerarchico quanto a conoscenza e potere e quindi una negazione di libertà e di democrazia economica.
Se arriva la valanga, come dice Epifani, con una crisi che taglierà migliaia di posti di lavoro, quale potrà essere il ruolo del sindacato? Quello di limitare i danni?
Anche senza la crisi, è già difficile evidenziare il ruolo attivo e propositivo dei lavoratori ai quali invece si vuole addossare la contraddizione evidente di un sistema compresso tra una signoria imprenditoriale sempre più spinta e un movimentismo di associazioni che è rapsodico, non consequenziale e tale da rivelarsi superficiale e velleitario.
Eclatante il caso della Ericsson a Roma in cui la società decide di chiudere un centro di eccellenza e se ne frega di ogni altra soluzione di salvaguardare i posti di lavoro e le competenze, pur in presenza di piani alternativi proposto dai lavoratori con il sostegno della Regione.

Educazione civica

4 miliardi di euro necessari secondo Bertolaso a mettere in sicurezza le scuole pubbliche italiane. Se ne parla perchè è morto un ragazzo schiacciato nella sua scuola del nord industriale.
Non per terremoto o disgrazia. Per mancanza di fondi. Quanto durerà come notizia?
4 miliardi da investire per i giovani e la scuola dirottati su altri capitoli di bilancio, come quelli degli armamenti, consapevolmente.
E tutto ciò mentre si parla di educazione civica nelle scuole e di Costituzione.
La pagina che segue,del 2002, va letta come espressione del significato di repubblica democratica fondata sul lavoro. Concetti chiari alla base della nostra convivenza per cui l’uomo prevale sul lavoro e il lavoro deve prevalere sul capitale.

Appello al sindacato per la difesa della L.185.90 per la limitazione dell'export di armi
del 27.02.02:

Entro 5 anni la spesa bellica dell'occidente sarà di 750 miliardi di
dollari cioè oltre i 3/4 della spesa militare mondiale, alla faccia delle
"guerre etiche", delle "guerre per la giustizia infinita e la libertà
duratura", dei poveri del mondo che sembrano diventare i nuovi nemici.
Anche l'Italia da qualche anno, in ottemperanza al "Nuovo Modello di
Difesa" del 1991, punta a raggiungere a breve la spesa di 9000 mld £./anno
per sistemi d'arma capaci di proiettare le attività militari "ovunque nel
mondo siano messi a rischio gli interessi economici dei paesi
industrializzati", in barba all'articolo 11 della Costituzione.

E' vergognoso che si faccia ricadere di nuovo sui lavoratori dell'industria militare, la responsabilità di collaborare a traffici di morte; essi venivano quanto meno parzialmente tutelati dalle limitazioni poste dalla 185/90.
Peraltro, i lavoratori del settore, con l'introduzione delle nuove
strategie militari e i relativi interventi bellici, già sono esposti a
colpe di possibili collaborazioni con atti profondamente lesivi dei diritti
umani oltre che di genocidio ove perpetrati.

Nel passato fu lo stesso sindacato a mobilitarsi contro un modello di
sviluppo fondato sulla spesa militare e la produzione di armi e contro un
mercato di morte perverso e pericoloso, fu il sindacato a sollecitare la
crescita di consapevolezza e di responsabilità dei delegati e dei
lavoratori del settore bellico, ad indicare loro la necessità di vigilanzae di piattaforme aziendali capaci di coniugare pace e diritto al lavoro.

Chiediamo al sindacato di riprendere quella strada individuando le vie più
opportune per la riduzione della spesa militare, della ricerca e della
produzione bellica, per difendere e semmai estendere le limitazioni alle
esportazioni di armi previste nella 185/90, per promuovere la riconversione
al civile della produzione militare (a partire da quanto previsto proprio
dalla L.185/90 e dalla "Agenzia per la riconversione dell'industria bellica
lombarda" istituita dalla L.R.6/94), per tutelare l'obiezione professionale
alla produzione militare, per dare ai lavoratori gli strumenti per opporsi
alla guerra, e a quella sua forma che oggi va sotto il nome di "guerra
permanente", ed agire per la prevenzione dei conflitti e la diffusione di
una cultura di pace.

mercoledì 19 novembre 2008

"Obama è dei nostri": nessuna crisi per Guarguaglini

L'ultima agenzia di stampa realtiva al presidente di Finmeccanica mostra una sicurezza di piano industriale basata sul rilancio dell'economia americana tramite investimenti sugli armamenti.
Di sicuro il nuovo presidente Usa ha promesso di chiedere agli alleati un maggior impegno in Afghanistan.

"Finmeccanica non si aspetta una contrazione del mercato americano della difesa.Lo ha detto il numero uno del gruppo Pierfrancesco Guarguaglini, parlando con i giornalisti a Pistoia a margine di un convegno sulle infrastrutture ferroviarie organizzato dalla Confindustria provinciale.''Mi aspetto - ha detto il presidente e Ad di Finmeccanica - che il mercato americano si mantenga a questi livelli, perche' la difesa e la sicurezza sono sicuramente i settori che verranno supportati da qualsiasi governo e qualsiasi presidente. Soprattutto in questo momento - ha concluso - in cui occorre rilanciare l'economia''.
(ASCA) - Pistoia, 17 nov

domenica 16 novembre 2008

Sistema paese secondo Carlo Jean

Generale di Corpo d'Armata già Consigliere Militare del Presidente della Repubblica Cossiga. E ora professore di Studi Strategici alla LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma). Nonché Presidente del Centro Studi di Geopolitica Economica. Commentatore di politica internazionale per il Messaggero, conduce seminari di teoria della decisione alla Scuola di Management della LUISS e alla SDA Bocconi.

Quindi si tratta di uno dei formatori istituzionali e riconosciuti del ceto dirigente italiano.
Cosa afferma in un intervento pubblicato sulla rivista dell’Aspen Institute Italia nel numero che analizza il ritorno (nel novembre 2007) al nucleare ?
L’Aspen è una associazione a livello internazionale finanziata ampiamente da fondazioni come la Carnegie Corporation,( attiva ne isettori quali educazione, pace e la cooperazione internazionale) , la Rockefeller Brothers Fund e la Ford Foundation, attraverso quote di iscrizione a seminari e donazioni individuali. Ha come “missione quella di sostenere la leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese e la promozione del libero confronto tra culture diverse, allo scopo di identificare e valorizzare idee, valori, conoscenze ed interessi comuni. Attraverso il metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito "a porte chiuse", favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione.

Che ha nel suo comitato esecutivo
Luigi AbeteGiuliano AmatoLucia AnnunziataAlberto BombasseiFrancesco CaltagironeGiuseppe CattaneoFedele ConfalonieriFrancesco CossigaMaurizio CostaGianni De MichelisUmberto EcoJohn ElkannPietro FerreroJean-Paul FitoussiFranco Frattini
Cesare GeronziPiero GnudiGian Maria Gros-PietroEnrico LettaGianni LettaEmma MarcegagliaFrancesco MicheliPaolo MieliMario MontiTommaso Padoa SchioppaCorrado PasseraRiccardo PerissichAngelo Maria PetroniMario Pirani
Roberto PoliEnnio PresuttiRomano ProdiGianfelice RoccaCesare RomitiPaolo SavonaCarlo ScognamiglioDomenico SiniscalcoLucio StancaRobert K. SteelGiulio TremontiGiuliano UrbaniGiacomo Vaciago


Ovviamente tra i promotori del nucleare come risposta logica ai problemi ambientali ( l’unico in grado di far rispettare i parametri di Kyoto) e contrario alle energie rinnovabili per assoluta mancanza di competitività economica, Jean definisce l’applicazione sistematica del “principio di precauzione” come paralizzante e quindi un danno per la nazione.

Osservando e apprezzando la spregiudicatezza con cui il presidente Sarkozy ha concluso un accordo con la Libia per la fornitura di una centrale nucleare perseguendo l’obiettivo principale di garantire in tal modo nuovi sbocchi all’industria petrolifera e degli armamenti francese, il prof Jean vi vede un esempio di applicazione di quel “sistema paese” di cui era capace l’Italia nel periodo 1976/79 quando una missione bipartisan (Andreatta per la dc e Peggio per il pci ) accompagnò i rappresentanti delle maggiori industrie di stato (IRI,ENI,ENEL) e il Comitato nazionale per l’energia nucleare in Iraq con l’obiettivo raggiunto di fornire da parte italiana tecnologie e apparati nucleari per la radioprotezione, la partecipazione delle nostre industrie alla costruzione di una centrale nucleare ricevendo in cambio la fornitura dall’Iraq di 10 milioni di tonnellate di petrolio all’anno e a favorire l’acquisto di armamenti italiani. “Sistema paese” dunque (gioco di squadra direbbe qualcun altro). Cosa impedirebbe , si dice Jean, di procedere oggi in modo analogo?
Tanto più osserva il generale professore, poco prima, che esistono accordi russo algerini in campo nucleare e militare e gli Usa hanno concluso con l’India una “stratetigic partnership sul nucleare accompagnata da trasferimenti di armi e tecnologie strategiche che hanno dato un colpo mortale al trattato di non proliferazione nucleare ( l’India può accumulare scorte di combustibile radioattivo in maniera da tale da fregarsene di embarghi internazionali per nuovi esperimenti nucleari già rivendicati come proprio esercizio di sovranità).

Esiste dunque una diplomazia del nucleare di valore strategico fondamentale e connessa alla vendita di armi di cui realisticamente dovremmo tener conto.

lunedì 10 novembre 2008

Elementi per una analisi

Il laboratorio è partito con questa relazione di Gianni Alioti della Fim Cisl, mentre un dossier si può trovare nel numero monografico della Fiom Cgil internazionale diretto da Alesandra Mecozzi.
A Roma da più di 25 anni opera il centro di ricerche internazionali Archivio Disarmo.

domenica 9 novembre 2008

Contaminazioni e dubbi

Un esempio di investimento da seguire viene dalla Sardegna con i russi che non sono solo interessati a comprare componenti per cacciabombardieri e una cordata di imprenditori si dichiara disponibile a far sorgere in Sardegna una delle più grandi centrali fotovoltaiche del mondo: sei megawatt di potenza e 35 milioni di euro di investimento. cfr Sardegna industriale con programma dal 2002.
Investimenti nella sola di Ottana nel nuorese prevedono 450 milioni di euro
Se poi vogliamo vedere una storica impresa dedicata alle fonti rinnovabili ecco con un sito dinamico che contiene interviste video al premio Nobel Carlo Rubbia sulla preferenza delle fonti rinnovabili al nucleare si consulti in maniera critica il sito di Fedimpianti .
L'eolico e il solare generano cinquevolte tanto l'occupazione prodotta dal nucleare.
Possibile, come si dice diffusamente, che l'avversione al mito nuclearista sia tutta una montatura dei petrolieri?

sabato 8 novembre 2008

giovedì 6 novembre 2008

Il nuovo ruolo “vicario” del sindacato

Non difetta di lucidità il ministro Sacconi. Durante la presentazione del bilancio sociale dell’Inas Cisl ha affermato che vede per il sindacato il ritorno ad una funzione di servizio alla persona. Non serve un sindacato di classe ideologizzato che “massifica” i propri utenti. Per il nuovo modello sociale che avanza è “impropria per il sindacato l’azione di voler cambiare il mondo o il sistema capitalistico”.

Se cambia con Obama 5 milioni di posti di lavoro dalle rinnovabili

La promessa elettorale di Obama è stata quella di creare nel giro di dieci anni 5 milioni di posti di lavoro nel settore dell'energia pulita e di arrivare a un taglio delle emissioni di C02 dell'80% entro il 2050.
La travolgente vittoria di Obama e dei tanti candidati filo ambientalisti in giro per il Paese - esulta il presidente di Friends of Earth Brent Blackwelder - segnala un forte rigetto delle fallimentari politiche energetiche degli ultimi otto anni e un mandato storico per una trasformazione su vasta scala".
dal sito di Repubblica del 6 novembre 2008

venerdì 31 ottobre 2008

Movimenti sociali e di denaro

Crescono le disuguaglianze e la povertà delle famiglie. Non tutte.
La Unicredit, la più interessata tra le banche italiane alla crisi finanziaria e risollevatasi con la recente entrata nel capitale sociale di un fondo sovrano libico, annuncia che raddoppia ( da 10 a 20 sedi) in regione la presenza di UniCredit Private Banking.
Si tratta, come dice la propaganda aziendale, della “più grande banca in Italia dedicata alla clientela con importanti patrimoni..si propone come banca di fiducia delle famiglie, degli imprenditori e dei professionisti che creano valore per il tessuto economico italiano. Adotta un approccio integrato nella tutela e nella crescita del patrimonio dei clienti, con l'obiettivo di massimizzare il capitale in tutte le sue componenti: dalla gestione finanziaria, all'assistenza legale, fiscale, successoria e immobiliare e attraverso l'ottimizzazione delle soluzioni. La Banca che opera su tutto il territorio nazionale è ovviamente presente in Svizzera, Lussemburgo e San Marino.
UniCredit Private Banking e le sue controllate, fra cui la fiduciaria Cordusio, gestiscono patrimoni per circa 94 miliardi di euro".

Per ottenere questo tipo di assistenza privilegiata occorre avere un patrimonio minimo di mezzo milione di euro. In un solo anno, nel 2009, la dirigenza è sicura di poter raddoppiare la raccolta e passare da 500 milioni di euro attuali ad un miliardo di euro.
Movimenti interessanti, come un sismografo della società e di una ricchezza che si concentra in poche mani.

venerdì 24 ottobre 2008

Il paradosso di Sbilanciamoci e la strategia di GoldmanSachs

La famiglia Angelucci, proprietaria con il Gruppo Tosinvest dell’impero della sanità privata romana e non solo, pare non abbia letto con attenzione il bel testo di Giulio Marcon del 2005 intitolato “Come fare politica senza entrare in un partito”. O meglio ha compreso che forse si possono determinare le scelte strategiche del proprio Paese entrando in un partito (quello del centro destra) con nomina diretta a deputato ed elezione blindata come permette il sistema vigente e come è avvenuto per il capostipite Antonino, ma anche, come si dice in certi ambienti, investendo notevolmente nel sistema dei media con la proprietà di due quotidiani (Libero e Il Riformista) che coprono parte dei due schieramenti bipolari presenti sugli scranni parlamentari.
Marcon, portavoce e animatore dal 2000 della campagna per una finanziaria coerente e solidale, sapeva con certezza che non avrebbe potuto accreditare, alla conferenza stampa tenutasi il 14 ottobre, i giornalisti delle tue testate finanziate dal Gruppo dell’ex infermiere sindacalista del San Camillo. Eppure si tratta di proposte avanzate con ragionevolezza e adeguata documentazione da una rete autorevole di associazioni e Ong in un tempo dove tutto sembra dimostrare, con imbarazzante precisione scientifica, il fallimento del turboliberismo distruttore di ricchezza e produttore di miseria.
I dati sono allarmanti. Il giorno dopo, 15 ottobre, è stato presentato il rapporto sulla povertà dalla Caritas con notevoli elementi di analisi e soluzioni praticabili. I dati Ocse, diffusi da poco, mostrano l’Italia devasata dalla diseguaglianza che fa scomparire il ceto medio concentrando la ricchezza in mani di pochi. E tuttavia, anche quando al governo sedeva il centrosinistra, un ministro pur sensibile come la Bindi, invitata ad una manifestazione a Marghera organizzata sempre da Sbilanciamoci come controaltare alla liturgia elitaria dei convegni settembrini di Cernobbio, giungeva ad affermare che, “col cuore” avrebbe abbracciato e messo in pratica le ricette di Sbilanciamoci, ma che era frenata dal realismo della responsabilità di governo dedicato allora ai vincoli di bilancio.
Ma non è proprio di bilancio si è occupata in questi anni la campagna delle associazioni? Non ha indicato conti e numeri precisi individuando capitoli di spesa ben determinati e strategici su cui intervenire? Il tentativo ricorrente delle forze politiche rimane, di fatto, quello di percepire ogni proposta alternativa, alle alchimie dei governi in carica, solo una petizione di principio e quindi intrinsecamente velleitaria e ideologica. Parola magica, quest’ultima, utilizzata per togliere ogni dignità all’interlocutore omettendo di andarsia a confrontare sui dati reali.
Per esempio quest’anno la controfinanziaria elaborata da quasi 50 associazioni della troppo citata società civile, che vuol anche dire tutto e niente, ha ben 100 proposte per Tremonti che entrano nel dettaglio come quella di adottare una tassa sui carburanti aerei, misura adottata in Francia e in altri 33 Paesi, quale strumento di finanza per lo sviluppo oppure trattare i Suv per quello che sono e cioè dei veicoli pericolosi, inquinanti e ingombranti per il traffico urbano e quindi sottoporli ad un superbollo di 1.000€. A conti fatti si tratterebbe di recuperare 230 milioni di euro per la mobilità sostenibile.
Le questioni centrali rimangono, tuttavia, quelle di sistema come la tassazione delle rendite finanziarie. Portarla dall’attuale 12,5% alla soglia del 23%, in linea con i grandi Paesi europei, abbassando dal 27% quella prevista per i depositi bancari, comporterebbe l’aumento delle entrate di 3 miliardi di euro. Affermazioni che suonano come una bestemmia per gli interessi forti. Quando un sotto segretario dell’esecutivo Prodi, Alfiero Grandi, provò a formulare questa decisione come parte del programma di governo si stracciarono le vesti di molti e certo non solo della allora opposizione di destra.
--br--
La questione rimane quella del progetto di società che si ha in mente di sostenere e promuovere. Gli unici due senatori del PD, Della Seta e Digiovanpaolo, che si sono affacciati alla presentazione della contro finanziaria, sono consapevoli che ormai possono fare quasi nulla di fronte ad una maggioranza debordante che è pronta, ad esempio, come afferma documentatissimo il WWF, a tagliare nel triennio 2009-2011 il 52% delle risorse destinate al ministero dell’ambiente a fronte di un consumo di suolo che in Italia , ogni anno, aggredisce il doppio della superficie del Parco nazionale d’Abruzzo. Un governo fortemente determinato nella sua scelta nuclearista che sottrarrà inevitabilmente risorse alla diffusione delle fonti rinnovabili e all’innovazione tecnologica.
Ma la domanda che rimane sospesa è sapere quanti dei 100 punti consultabili e scaricabili dal sito www.sbilanciamoci.org potrebbero essere accolti, non dico dall’attuale compagine governativa, ma dalla opposizione che si radunerà nella manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo. Molti, probabilmente dal sentire comune di una base che non sia irretita dalla ovvia retorica antiberlusconiana. Molto pochi, da un vertice che non prevede solo Calearo e Colaninno, ma quel gruppo dirigente che ha aumentato in maniera notevole, nei pochi anni del centro sinistra, le spese per gli investimenti sugli armamenti. Come è stato affermato il 6 ottobre a Palazzo Rondinini nelle stanze dell' Istituto Affari Internazionali, la scelta di investire sui cacciabombardieri JSF35 è stato “frutto di un accordo politico bipartisan che si è consolidato nell’ultimo decennio, grazie al sostegno di governi e maggioranze parlamentari differenti, di centro destra e di centro sinistra”. Si parla giustamente di decenni. Sono quelli del dominio della leva finanziaria, della presenza delle banche d’affari internazionali che prestano i loro dirigenti ai governi di mezzo mondo. Forse un sottosegretario molto attivo da interpellare e poco appariscente del governo Prodi era proprio quel Massimo Tononi che ha chiuso il cerchio passando da GoldmanSachs agli incarichi istituzionali per poi rientrare nella grande banca americana che dagli anni '80 svolge attività di consulenza per molti governi nei processi di privatizzazione, oltre a gestire i maggiori processi di ristrutturazioni, fusioni ed acquisizioni aziendali, nonché investimenti su materie prime, derivati e azioni a rischio, amministrazioni di fondi d'investimento e previdenziali.
Ad esempio, adesso che Lehman Brothers è fallita, per Finmeccanica, che aveva scelto quest’altro “affidabile” colosso finanziario per l’operazione di acquisizione del controllo della statunitense Drs , non c’è stato alcun problema dato che GolmanSachs è subentrata con Mediobanca come “global coordinator” per l’approvvigionamento dei miliardi di euro necessari all’operazione di politica industriale collegata alle scelte del governi Bush che hanno portato la spesa militare statunitense ad impegnare oltre un quarto del bilancio federale mentre l’ indebitamento pubblico raggiunge quote inimmaginabili. Si tratta della stessa nazione dove, come riportano i dati del National Center for Children in Poverty del 2007, la povertà infantile è aumentata nel periodo 2000/2006 dell’11% e cioè di un altro milione e duecentomila minori costretti alla emarginazione e alla provvisorietà.
Sbilanciamoci chiede di tagliare le spese militari per aumentare gli asili nido in un Paese come il nostro dove risulta povero il 30% delle famiglie con 3 più figli e, per prima, la stessa Caritas rifiuta la gestione elemosiniera dei simbolici trasferimenti monetari a favore dell’aumento dei servizi. Il paradosso è quindi questo: se questa proposta appare ragionevole e condivisibile, come mai alla fine chi va al governo chiama gli uomini della GoldmanSachs? Che poi copre tutto , anche l’opposizione. Un anno fa, ad esempio, la banca americana cooptava come advisor Gianni Letta e, nel 2006, il governatore di Bankitalia, Draghi, riconosciuto artefice delle privatizzazioni in Italia, ha assunto con consenso trasversale questo ruolo provenendo direttamente dalla vicepresidenza per l'Europa di GoldmanSachs.
Ma se le associazioni non vogliono e non possono seguire queste chiare indicazioni strategiche che provengono dal grande capitale, perché non riescono a propagandare a livello popolare i numeri di una diversa finanziaria, che sono noti solo a pochi? Solo perché non ci sono Angelucci, Debenedetti, Agnelli.etc a sostenere un giornale? Forse,ma la questione è ancora più seria.
Esiste come una frattura morale diffusa per cui anche la consapevolezza di ogni ingiustizia sembra non muovere comunemente all’indignazione e all’impegno diretto. E’ una bella sfida da cogliere.

martedì 16 settembre 2008

Uomini, capitali e cliniche depressive

Secondo l'inchiesta de Il Mondo del 12 settembre ormai per i bancari
"diminuiscono i posti e aumentano i ricoveri nelle cliniche psichiatriche
tanto che nella più rinomata clinica psichiatrica di Londra, la Capio Nightingale, il numero di ricoveri di ex banchieri e lavoratori della City in stato depressivo o confusionale è aumentato del 30 40%; mentre compagnie assicurative come la British insurance, specializzata nelle polizze contro la disoccupazione, rifiutano di prendere come loro clienti i dipendenti di Lehman brothers, Goldman Sachs e altre grandi banche d' affari.
In Italia invece non sembrano avere effetti depressivi il giovane Matteo Arpe, amministratore di Capitalia, che nel 2007 ha ricevuto 37,4 milioni di euro all'uscita dal gruppo romano, così l'ex sottosegretraio al Tesoro Tononi che ha ripreso il suo posto da settembre 2008 come partner della banca d'affari in Europa, ruolo che aveva ricoperto fino all'entrata nel governo di centrosinistra.

Un piano industriale appetibile per la competizione

Russia, cresce la spesa per il riarmo
L'annuncio di Putin: «I fondi per la difesa saranno incrementati del 28%»
Primi accenni da Mosca di una nuova corsa agli armamenti. La Russia moderna, rivitalizzata dalle risorse energetiche, punta a tornare superpotenza. Per questo incrementerà le spese militari per il 2009 del 27%. Lo ha annunciato il premier Vladimir Putin spiegando che «per la sicurezza e la difesa nazionale saranno stanziati quasi 2.400 miliardi di rubli». La somma totale è comunque pari a poco più di un quinto del bilancio complessivo del Pentagono per il 2008 stimato in 459,754 miliardi di dollari, senza contare gli stanziamenti per la guerra in Iraq e Afghanistan......

così un giorno di settembre del 2008 sul Corriere della Sera http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_16/russia_difesa_armi_putin_a5ee4df6-83f6-11dd-8a6a-00144f02aabc.shtml

giovedì 11 settembre 2008

Fare soldi con le bombe ed entrare nella newco italiana del volo

Non va bene la Regione come socio della nuova Alitalia ma l'ex padrone della Simmel Difesa, Maccagnani, può seguire Colaninno nella nuova impresa.

Vedasi l'articolo sul Corsera dell'8 settembre

http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/08/Maccagnani_giu_armi_per_seguire_ce_0_080908053.shtml

"La Difesa è un affare sottotraccia e Davide Maccagnani è riuscito a non lasciare segni. Non si ricordano di lui nemmeno i sindacati che seguirono la trattativa quando, nel ' 98, la Fiat Avio si disfò di Simmel Difesa, l' ex Borletti, il cui ramo scottante, quello delle spolette per proiettili da cannone, fu rilevato poi proprio da Maccagnani, che lo ha rivenduto l' anno scorso agli inglesi di Chemring con buon incasso, 80 milioni.

Dei 16 soci che con Intesa Sanpaolo hanno investito in Cai, la nuova Alitalia - diventati 18 dopo l' arrivo, in questi giorni, di Francesco Micheli e del Gruppo Fontana, meccaniche industriali - è forse il più misterioso. «Ho sempre vissuto nell' anonimato - dice -. Questa scena che si sta aprendo mi preoccupa». Che ci fa Maccagnani, che si occupa di armi e immobili, in Alitalia? Si è detto che abbia interesse agli appalti milanesi, ma lui smentisce: «Nessun contatto né per l' Expo né per altro, nessun desiderio attuale e futuro di lavorare con gli enti pubblici». Di certo è che ha un legame stretto nonché un debito di riconoscenza con Banca Intesa. Fu l' allora Sanpaolo Imi a finanziarlo per 7 milioni e mezzo di euro quando, nel 2000, uscì da Fiat Avio per mettersi in proprio, rilevando la Simmel. E ora che la Simmel l' ha venduta, dagli affari della Difesa Maccagnani non è affatto uscito, anzi: sulla sua vecchia poltrona di presidente di Simmel siede adesso il figlio Stefano, 38 anni, cui sono state confermate le deleghe dai nuovi proprietari, il gruppo Chemring. Che è quotato a Londra, leader nelle contromisure militari e ha per socio socio anche Davide Maccagnani: «All' 1,5%», dichiara lui. La Difesa, fra l' altro, è lo stesso settore in cui investe il fondo Equinox di Salvatore Mancuso, altro dei 16 soci vicino a Intesa. Lo schivo Maccagnani, 65 anni è uno specialista dell' aeronautica, descritto da chi lo conosce prima di tutto come «un uomo d' azienda»: e s' intende la Fiat, divisione armi. Nato a Bologna, padre manager della Montedison, studi al Politecnico di Torino, diventa prima responsabile tecnico dei motori in Fiat Avio, poi amministratore delegato della Snia Bpd (quella accusata di produrre le bombe a grappolo), quindi presidente della Simmel: il bersaglio delle associazioni pacifiste da cui Fiat si vuole smarcare. Rileva la Simmel Difesa con altri due dirigenti, con «management buy out». Ha la quota maggiore, il 68,5%; poi acquisterà anche le parti dei soci. «Uscii da Avio perché Fiat voleva vendere e avevo voglia di nuove esperienze», dice, rivendicando di avere «mantenuto lavoratori e continuità». Maccagnani rivende la Simmel dopo sette anni (e sette mesi prima dell' esplosione che causa a Colleferro la morte di un operaio). Incassa gli 80 milioni. È con quei soldi che oggi può investire («Ma meno di 30 milioni», dice) nella partita Alitalia. «Avevo una certa disponibilità economica - spiega -. Mi sono fatto avanti da solo. Anche con Intesa Sanpaolo»: la sua banca di riferimento. «Il mondo dell' aviazione mi ha sempre appassionato - sostiene - considero Alitalia una buona opportunità. È ancora un grosso marchio, se la si gestisce bene può dare risultato. Deve fare un' alleanza con un vettore internazionale, sia Air France, Lufthansa o British Airways: ma solo dopo che abbia dimostrato di riuscire a gestire il patrimonio di persone, mezzi ed esperienza. Inoltre è importante il consolidamento di un vettore italiano come Air One». Certo l' operazione Maccagnani-Alitalia ha stupito. Anche perché le dimensioni di questo imprenditore sono minuscole: zero dipendenti e ricavi per poche decine di migliaia di euro. Il braccio operativo, il gruppo Macca di Torino, dopo la cessione di Simmel è diventato smilzo. La capogruppo Macca srl, partecipata anche dai figli Stefano e Alessandra, segna 7.204 euro di ricavi 2007; la controllata Idat Immobiliare non arriva a 60 mila. La Eos di Bernate Ticino, officine di precisione, tocca i 3,5 milioni, ma non è nel gruppo Macca bensì del figlio Stefano. In compenso, con il gruzzolo di Simmel il patrimonio sfiora gli 85 milioni: «Vorrei fare altri investimenti industriali - dice l' imprenditore -. Anche con mio figlio».

articolo di Puato Alessandra Pagina 5 dell'8 settembre 2008 - Corriere Economia

l'unico appunto chesi può fare è che la produzione di armamenti non è poi così sotto traccia: è tutto accessibile: c'è solo chi non vuole vedere.
"hanno occhi ma non vedono, hanno orecchie ma non sentono, bocche e non parlano"

mercoledì 10 settembre 2008

Banchieri romani dettano le regole del gioco

Cesare Geronzi, presidente del comitato di sorveglianza di Mediobanca, condannato in primo grado per bancarotta dal Tribunale di Brescia e sotto processo per lo stesso reato nei casi Cirio e Parmalat, sta definenendo in questi giorni la nuova governance del “salotto buono” della finanza italiana.
Strategie determinanti per nuovi "dossier" dei poteri reali.

lunedì 8 settembre 2008

Nessuno vuole i soldi della regione

Era prevedibile in ossequio alla privatizzazione spinta di Alitalia che l'offerta da parte della Regione Lazio di 10 milioni di euro per entrare nel giocattolo della nuova Compagnia Aerea Italiana sarebbe stata respinta.
Ad inizio settembre cominciano anche i trasferimenti del personale del settore ricerca e sviluppo della Ericsson.
Come documenta il documenattissimo blog dei lavoratori aggrediti nei loro diritti,
http://eran300.blogspot.com,
esisteva la proposta della creazione di una new-co dei dipendenti basata su un disegno strategico di sviluppo nella nostra Regione e gli strumenti giusti per portarlo avanti (Regione, Filas, Università, ecc.) con tanto di legge regionale adottata per la "Promozione della ricerca e sviluppo dell'innovazione e del trasferimento tecnologico nella Regione Lazio".
Ma evidentemente chi ha il capitale vuole decidere da solo su persone e cose e non vuole essere disturbato. La Ericsson ha deciso addirittura unilateralmente di disdettare il ricorso al contratto collettivo dei metalmeccanici. La disunità altrui, infatti, è la base della propria forza.

La evidente falsità del teorema : più spesa militare non vuol dire più occupazione

Se la spesa mondiale in armamenti ( 1400 miliardi di dollari in valori correnti)è cresciuta del 6% nel solo 2007, l'aumento negli ultimi 10 anni secondo il Sipri (autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma) è di circa il 50 %.
Il 45% della spesa militare mondiale è ricoperta dagli Stati Uniti a seguito non solo delle operazioni militari in Afghanistan e Iraq ma dell'incremento di base del budget militare che in valori correnti supera i 578 miliardi di dollari e si presenta come "la maggior spesa militare di Washington dai tempi della Seconda Guerra Mondiale".
Secondo la semplicistica teoria dominante si dovrebbe riscontrare l'aumento della occupazione collegata a questa straordinaria spesa militare e al suo indotto.
Sennochè la stampa economica di inizio settembre ha dovuto registrare l'amara verità di un tasso di disoccupazione degli Stati Uniti che, nel mese di agosto, ha toccato il livello più alto in quasi cinque anni, mentre le assunzioni sono calate per l'ottavo mese consecutivo, fornendo così nuovi elementi per ritenere che l'economia americana sia esposta al rischio di recessione nella seconda metà di quest'anno.
Neanche una guerra all'Iran risolverebbe la situazione.
Alla fin anche gli Stati Uniti devono ricorrere alla leva statale per altri più urgenti necessità. Infatti il Tesoro americano ha deciso di salvare Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semipubbliche specializzate in prestiti ipotecari, per porre rimedio ad una gestione economica irresponsabile. Sembra non l'unica.

venerdì 5 settembre 2008

Non è proprio una vittoria in India : l'antica strategia vincente

Come ci riportano le cronache, la minaccia della Tata di chiudere lo stabilimento della Nano ha portato a scontri feroci tra operai, fonitori e contadini.
Era l'effetto voluto dalla provocazione della direzione Tata che ha investito 350 milioni di dollari nei nuovi stabilimenti.
Un uomo si è ucciso per protestare contro la perdita del lavoro dei due figli operai.
I rappresentanti dei lavoratori della terra denunciano la pesante mano del governo locale del West Bengala, da trent'anni guidato dal partito comunista, a favore della multinazionale.
Una strategia antica e sempre efficace del "divide et impera". Come la rappresentazione grafica della scissione tra falce (contadini) e martello (operai). Un monito da tener sempre presente in chi lotta per grandi ideali.

Di questo e altro si parlerà alla Casa Internazionale delle donne
via della Lungara 19 Roma Lunedì 8 settembre dalle ore 18

SVILUPPO SOSTENIBILE E VIOLENZA DI STATO
IL CASO DELL’INDIA

Una strada concreta

Una strada concreta
A differenza del settore tessile dove il sindacato è piuttosto debole e ripiegato sulle questioni locali, tanto da aver subito,come sappiamo tutti, un processo violento di delocalizzazione nell’estremo Oriente, i metalmeccanici sono ancora radicati e tali da poter sostenere un accordo quadro internazionale definito dalla Global union federation. Siccome la delocalizzazione avviene in Paesi come la Polonia, la Bulgaria, la Romania, per non dire la Cina o la Corea o gli stessi Stati Uniti dove il sindacato è poco influente e allora si tratta dar voce alla rappresentanza dei lavoratori in queste aree.
“Globalizzazione dei diritti, l’iniziativa sindacale nel gruppo Fiat”: questo è stato il il titolo dell’incontro che si è tenuto a Torino nella mattinata di venerdì 5 settembre.

L’obiettivo è quello di ottenere l’applicazione a livello globale dei diritti fondamentali dei lavoratori, come già avvenuto in altre multinazionali del settore auto, ( es. Peugeot, Volkswagen,Daimler Chrysler). In pratica, si tratta di affermare in tutti i paesi diritti elementari come quello alla libertà di associazione sindacale e quello di contrattazione collettiva, oltre al divieto del lavoro minorile e al divieto del lavoro forzoso.

Secondo la direzione Fiat si tratta di “una iniziativa nobile ma difficile da tradurre in provvedimenti concreti omogenei”.
E chi hai mai pensato che fosse semplice operare la giustizia ?

giovedì 4 settembre 2008

Accade in Italia

Il Tavolo Interistituzionale per Alitalia tenutosi il 3 settembre (Regione Lazio Piero Marrazzo,Provincia di Roma, comune di Roma e di Fiumicino, oltre i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl, Cub, Anpac, Anpav, Up e Avia)ha preso atto che le istituzioni locali sono state escluse dal processo di riorganizzazione della compagnia di bandiera e pertanto hanno chiesto di essere coinvolte nella discussione sul merito del piano industriale per le ricadute occupazionali che il nuovo assetto comporterà direttamente o nell’indotto.
Ovverosia contano meno di nulla.
Allora il governatore del Lazio ha proposto "la presenza della Regione nella nuova nascente compagnia a patto che sia competitiva e che difenda il territorio".
Investimento simbolico 10 milioni di euro. La cittadinanza reale quindi si esprime non per vie democratiche ma solo per investimenti di capitali. Se si entra nel cda forse si può dire qualcosa. Anche la Marcegaglia ha detto che è presente nella nuova società solo in maniera simbolica.
180 milioni per il periodo 2009-2014, intanto, sono già stimati a carico dello Stato per cassa integrazione e mobilità. Meno simbolici.
Probabilmente si vorrà fare a meno del capitale della regione per manovrare senza legacci. "E' il mercato", appunto.

mercoledì 3 settembre 2008

Accade in India

India: La Tata (socia Fiat) va a casa!
Vincono i contadini di Singur. Il popolo del West Bengala festeggia una storica vittoria: esiti di una politica industriale dall'alto.
Tutti i particolari nell'articolo di Daniela Bezzi
http://www.asud.net/news/news.php?nw=546

martedì 2 settembre 2008

Dove si trovano i soldi a Roma

Se il potere di Caltagirone è un dato ormai acquisito (basta consideare la grande e recente esposizione del parco Leonardo http://www.parcoleonardo.it/chisiamo.php), forse non è un dato acquisito ai più la consistenza di quella macchina per soldi che rappresenta la sanità. Basta dare uno sguardo alla pagina di Wikipedia sulla Famiglia Angelucci http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Angelucci
Ma anche il gruppo Cir della famiglia De Benedetti se,come Sorgenia, propone ad Aprilia la centrale turbogas, come HSS (Holding sanità e servizi) conta di di superare i 200 milioni di euro di ricavi dalle cliniche e dalle case di cura per anziani. Come afferma l'articolista de "Il Mondo" del 5/9/08, in provincia di Cuneo la Hss ha rilevato una casa di cura di 52 letti "con un giro di affari di mezzo milione di euro", mentre a Trento ha posto sotto controllo un ospedale con 125 posti letto che "nel 2006 ha fatturato con 125 posti letto 5,6 milioni di euro". Così letteralmente. Che siano questi i soli piani di "politica industriale" attraenti e che si andranno a scontrare sul territorio?

lunedì 1 settembre 2008

Ancora Agosto: 15 capitani coraggiosi e esclusioni dal tavolo

Se dunque Caltagirone, da solo, possiede una liquidità di 3 miliardi di euro , ci son voluti 15 capitani di industria per arrivare a mettere assieme un miliardo che dovrebbe coprire il capitale necessario ad amministrare, con un forte ricorso al credito concesso dalle banche, quanto di provittevole rimane di Alitalia. I sindacati sono rimasti fuori da ogni ambito decisionale, chiamati a discutere solo degli esuberi. Non proprio un bell'inizio di anno sociale.

mercoledì 27 agosto 2008

Ancora agosto a Roma

Nel frattempo ......Francesco Gaetano Caltagirone, che alcuni considerano il vero sindaco di Roma, ha arrotondato la partecipazione in Acea salendo al 5,029% e diventando il terzo socio della multiutility romana, superando di un soffio Schroder (4,9%), restando qualche passo indietro a Suez (8,6%) e a diverse lunghezze dal Comune di Roma (51%) anche se gira una voce secondo cui il comune capitolino sta valutando una discesa sotto il 51% nel capitale di Acea.
Per il momento il grande costruttore ed editore ha investito nella operazione solo 50 milioni di euro, una minima parte della liquidità del suo Gruppo, stimata tra i 2 e i 3 miliardi di euro.
Sullo sfondo l'accordo di Acea con i francesi di Suez per la gestione del gas.

Strategie di agosto per la rottura del legame sociale

Ormai è un dato acquisto che l'estate è il periodo delle grandi strategie.
In tale contesto si pone la decisione di Trenitalia di vessare un lavoratore dele ferrovie delegato alla sicurezza.
La mancata solidarietà in questi momenti genera la rottura di ogni legame sociale.
Una petizione come minimo.
cfr articolo intervista su
http://www.macchinistisicuri.info/ms/riassumetedantedeangelis/rassegnastampa.php#240808

giovedì 24 luglio 2008

Debito pubblico e Finmeccanica

Secondo Il Sole 24 ore, riguardo alla acquisizione della azienda militare Usa DRS da parte di Finmeccanica, "Se il Tesoro spende 250 milioni di euro per l'aumento di capitale della Finmeccanica, avrà comunque 250 milioni in meno da destinare ad altri scopi. Tra i quali si potrebbe suggerire la riduzione dell'ingente debito pubblico".
Risponde piccato il prof Tremonti ma i dubbi rimangono: a chi serve questa operazione?

cfr
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/07/Tremonti-aumento-Finmeccanica.shtml?uuid=7cf5d878-5882-11dd-9534-b5e47a9a4888&type=Libero

Tata e Alenia e la virtù dei cavalieri

Era inevitabile un incontro operativo tra il gruppo indiano, nuovo alleato della Fiat, e la produzione militare. Le occasioni non mancano nel mondo degli affari
ecco la notizia da http://borsaitaliana.it:

Tra Alenia aeronautica, società del gruppo Finmeccanica, ed il gruppo indiano Tata sono in corso contatti "per verificare la possibilità di collaborazioni in attività di industrializzazione e produzione, oltre che di progetto", riguardanti fra l'altro tools di produzione del C27J.

Lo ha confermato l'Ad di Alenia aeronautica Giovanni Bertolone, a margine di un press tour organizzato nello stabilimento di Pomigliano in provincia di Napoli, nell'ambito dell'iniziativa promossa dai Cavalieri del lavoro gruppo del Mezzogiorno - presieduti da Antonio D'Amato - "La Napoli che produce".

Ieri il leader del gruppo indiano, Ratan Tata, a Torino in occasione della presentazione di un accordo con la Fiat aveva espicitamente detto di essere interessato a collaborazioni anche con Alenia.

"Abbiamo cominciato a verificare possibilità di collaborazioni sul territorio indiano [...]. Ci sono dei requisiti sul mercato indiano che riguardano il pattugliamento e altri per i velivoli da trasporto in cui una collaborazione con Tata diventa importante per una affermazione sul mercato".

L'Ad dell'azienda controllata da Finmeccanica ha anche precisato che in questo momento "sugli aspetti industriali c'è una possibile collaborazione nel campo del C27J, per i tools di produzione".

I contatti avviati hanno permesso di stilare un primo memorandum lo scorso anno.
© Thomson Reuters 2008 Tutti i diritti assegna a Reuters.


n.b. L'Alenia C-27J Spartan è la nuova versione ampiamente aggiornata dell'aereo da trasporto tattico G.222,

mercoledì 23 luglio 2008

Un segno

Occorre saper comprendere ed evidenziare come i segni di una cultura non speculativa possano trovare il modo di mostrare che esiste un altro modo di gestire capitali e risorse.
Un buon lavoro nella regione da tener presente
http://www.microcredito.lazio.it/index.asp?ID=1

martedì 22 luglio 2008

Private banking a Roma

Come abbiamo visto gli analisti della banca Finnat prevedono per Finmeccanica un Cagr(tasso composto medio annuo di crescita) 2007-2011 molto positivo e cioè pari al 14,97%. Ma cosa è la banca Finnat?
Come riferisce in maniera enfatica il Sole 24 ore Casa del 12 luglio, "l'azienda si è sviluppata sul ceppo creato dalla famiglia Nattino, fra i primi agenti di cambio a Roma, e si è ampiata progressivamente estendendosi dal private banking all'investment banking transitando per l'advisory & corporate finance e i fondi immobiliare. Quattro aree che poi si articolano in una pluralità di servizi: da quelli bancari al risk management consulting sino al family office sino e ai servizi assicurativi. - Leader nei fondi immobiliari. La banca romana è entrata nel business della gestione dei fondi immobiliari alla fine del 2002 e si è conquistata la seconda posizione in Italia con un patrimonio gestito nell'ordine dei quattro miliardi..... L'attività bancaria tradizionale. È cresciuta molto nel recente passato ma è destinata a rafforzarsi ulteriormente se solo si considera che nel 2008 gli interessi attivi dovrebbero infatti aumentare del 60% e raggiungere gli otto milioni di ricavi."A marzo Finnat si occupava della ristrutturazione della Compagnia Italpetroli di Franco Sensi. Rapporti significativi con il Vaticano: "Su invito del cardinale Sergio Sebastiani da sei-sette anni - ha dichiarato in proposito Nattino - sono consultore della prefettura degli affari economici della Santa Sede insieme ad altri, come Maurizio Prato".
Come ripotava Paragone sul quotidiano liberista per antonomasia(Libero) "Negli ambienti romani il nome di Nattino viene spesso legato proprio a società immobiliari interessate all'acquisto di immobili, anche ex di proprietà pubblica - molti di ex proprietà Assitalia poi passati alle Generali - dei quali la cronaca si è occupata recentemente per la forte protesta degli attuali inquilini, i quali rivendicano diritti di prelazione. Ne aveva parlato la trasmissione di Michele Santoro “Annozero” alcune settimane e si raccontava di come le cartolarizzazioni fossero state uno strumento di guadagno per alcuni privati importanti".
Infatti la pubblicazione specialistica del Sole 24 ore ha ricevuto dal direttore generale Arturo Nattino queste dichiarazioni rassicuranti: «nei primi mesi del prossimo anno dovrebbe scattare una nuova linea di fondi immobiliari a cui abbiamo lavorato nei mesi scorsi e di cui abbiamo già ottenuto l'autorizzazione della Banca d'Italia» per realizzare operazioni «specializzate nella gestione-valorizzazione di immobili publici degli enti territoriali». Una realtà destinata a registrare sviluppi significativi e dove noi, precisa Nattino, «possiamo giocare un ruolo guida proprio perché abbiamo acquisito una esperienza unica nella gestione dei fondi creati con immobili pubblici». Quante caserme,tra l'altro, ci sono nella capitale da valorizzare?

lunedì 21 luglio 2008

Affari con i treni senza ccnl

Innocenzo Cipolleta sul corriere del 17 gennaio del 2008 doveva riconoscere che sarebbero in futuro aumentati i biglietti ferroviari anche se la qualità del servizio sui treni italiani gestiti dalle Ferrovie dello Stato non poteva migliorare . I rincari, come ammeteva lo stesso presidente della società «purtroppo non sono per il miglioramento dei servizi, ma per compensare il disavanzo sia per pagare gli interessi alle banche sia per sanare il buchi del passato».Sempre sul piano industriale Cipolletta ammetteva che le Ferrovie non potevano investire sui treni a lunga percorrenza perchè «Sono di vecchia concezione e i passeggeri si stanno riducendo. La nostra politica è quella di spingere i passeggeri a preferire l'alternativa di collegamenti aerei low cost».
In pompa magna su tutti i mezzi di comunicazione a metà luglio è stata annunciata invece la nascita della nuova compagine azionaria di NTV(Nuovo Trasporti Viaggiatori)che vede il 54,50% suddiviso in quote paritetiche tra Montezemolo, Della Valle e Punzo; il 21,40% a Intesa SanPaolo attraverso Imi Investimenti; il 16,10% a Generali Financial Holdings Fcp-Fis; il 5,40% ad Alberto Bombassei e il 2,60% a Giuseppe Sciarrone, ex amministratore Fs e ora a.d. della NTV.
Si annuncia l'assunzione di mille macchinisti per questa nuova società ferroviaria privata, mentre i treni saranno in parte costruiti nello stabilimento Alstom di Savigliano (Cn).
Due note significative di lettura:
A) lo stabilimento cuneese era un gioiello nel settore ferroviario dismesso dalla Fiat nel 2000 ai francesi per fare cassa e ora Alstom controlla il 70% dei treni ad alta e altissima velocità che potrebbero essere all'avanguardia di un NECESSARIO sistema di mobilità su ferro e non su gomma.
B)L'A.D. di NTV Sciarrone già controlla la "Rail Traction company" che trasporta merci sul Brennero e dove impiega personale composto da macchinisti Fs in pensione e da giovani assunti con un contratto individuale plurimo senza cioè applicare un contratto collettivo.

Si tratta infine di comprendere quanto NTV sarà chamata a pagare per poter usufruire di una infrastruttura costosissima come l'alta velocità su cui non ha investito e il cui carico è rimasto sulla collettività, mentre si annunciano tagli al trasporto dei pendolari.

venerdì 18 luglio 2008

Segnali fiorentini

Ormai la produzione degli elettrodomestici sta migrando verso l'Europa dell'est.
La Candy sta operando riconversione di fabbriche di armi in stabilimenti moderni per lavatrici.
Ora sembra,invece, che entro luglio si possa risolvere la questione della Electrolux di Scandicci: 450 lavoratori in mobilità che hanno fatto girare un manifesto con la foto dei figli che chiedono : "quale sarà il mio futuro?"
Sono tre i piani di re-industrializzazione che la società milanese Sofit, http://www.sofit.net/home.htm,sta vagliando per conto della multinazionale svedese dell' elettrodomestico, I tre gruppi in corsa per il sito di Scandicci, valore 15 milioni di euro, sono la fiorentina Dedalus, leader nel settore dell' informatica sanitaria con un piano di minivetture per la città; Energia Futura, una holding di 12 società della provincia di Terni che, con un fatturato di 400 milioni, offre servizi per la produzione di energia da fonti rinnovabili e che vorrebbe produrre pannelli fotovoltaici, e la Iar Siltar di Alessandria che fabbrica frigoriferi ed elettrodomestici.
Già in passato Dedalus ha salvato un' azienda in crisi, la Sago spa, prendendone in affitto i rami produttivi, salvaguardandone i posti di lavoro e risanandone le casse.
Da Corriere economia del 7 luglio 2008

Le macchine elettriche e i pannelli fotovoltaici per salvare posti di lavoro. Decisiva sarà l'azione della Regione Toscana.

giovedì 17 luglio 2008

Terrorismo quotidiano come esito di politiche industriali

La crisi Fiat non è mai finita per l'indotto della multinazionale e ogni scricchiolio del sistema diventa devastante per le aziende minori che pagano per prime gli errori di politica industriale che nel caso del gruppo controllato dalla famiglia Agnelli riguarda la mancata innovazione del prodotto, una volta che si è concentrata sulla novità del processo che finisce inebitabilmente per scaricarsi sui lavoratori.
La cronaca de La Stampa del 15 luglio 2008 è impietosa nel riportare la notizia della chiusura annunciata a bruciapelo della Magnetto Wheels.
"La notizia è arrivata come un fulmine a metà mattina, inaspettata e drammatica: chiude la Magnetto Wheels di Cascine Vica, azienda con circa 430 dipendenti che produce cerchioni d’acciaio per auto......... lavoratori sono preoccupati e furibondi perché non si aspettavano questa soluzione. Claudio De Rosa della Fiom dice: «Non è possibile che fino a tre mesi fa si parlasse di 7 milioni di pezzi prodotti all’anno e adesso si parli di chiusura». E aggiunge: «Non si può entrare in una riunione e dire di voler chiudere lasciando aperta la discussione solo sui tempi e i modi. E come dire: potete scegliere in che modo volete morire»".http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200807articoli/7624girata.asp
L’assessore Filippo Provenzano sostiene che l’ipotesi di chiusura è «incomprensibili data la significativa importanza che lo stabilimento rivolese riveste per il Gruppo Magnetto e in considerazione del fatto che attraverso il Patto Territoriale Zona Ovest ha ricevuto contributi ministeriali per oltre un milione di euro ed altri 3 ne dovrà ricevere allo scopo di ammodernare il proprio sistema produttivo».

Paradossale in tal senso la posizione di Forza Italia che in Piemonte è ancora minoranza:
La situazione del settore auto – dice la consigliere regionale Ferrero – avrebbe richiesto un approccio integrato, attento a tutte le realtà produttive che rappresentano una ricchezza imprenditoriale e professionale per Torino e il Piemonte. Nulla di tutto ciò è avvenuto e i casi come quelli della Magnetto sono all’ordine del giorno. La Giunta si è limitata ad acquisire da Fiat le aree ex-Mirafiori e Campo Volo senza peraltro riuscire ancora a sviluppare nuovi insediamenti. Tutte le altre aziende sono state lasciate al loro destino, e i risultati purtroppo si vedono”.
Ferrero sollecita dunque un’iniziativa immediata degli assessori al Lavoro e all’Industria, “sperando che non sia troppo tardi per evitare un ulteriore impoverimento del territorio torinese”.
http://www.gruppoforzaitalia.piemonte.it/?link=comunicati&action=show&id=2011

mercoledì 16 luglio 2008

Se anche la borsa .......crede nel fotovoltaico

da http://www.borsaitaliana.it del 15 luglio 2008

TerniEnergia non si quota perche' ne ha bisogno, ma per scelta. Il presupposto della quotazione e' lo straordinario momento di mercato che sta vivendo il settore del fotovoltaico".
Lo ha affermato Stefano Neri, fondatore, presidente e a.d. di TerniEnergia. La societa' attualmente ha in atto joint venture con operatori quali Edf Italia, Cogne, Enel ed EniPower. Paolo Ricci, consigliere delegato della societa', ha ricordato come al momento solo il 18% della produzione mondiale di energia derivi da fonti rinnovabili (dato al 2006); il solare ed eolico rappresenta solo lo 0,4% del totale. L'Unione Europea ha fissato degli obiettivi in base ai quali entro il 2010 l'energia rinnovabile dovra' coprire almeno il 12% del fabbisogno energetico dell'Ue (20% al 2020), motivo per cui sono stati introdotti sistemi di incentivazione per il fotovoltaico.

L'obiettivo fissato dall'Ue per l'Italia e' posto al 22% (14,6% il dato al 2006). Al primo maggio 2008 nel nostro Paese erano entrati in esercizio 10.389 impianti fotovoltaici, per una capacita' cumulativa di 109 Mw. La prima regione in Italia per capacita' istallata e' la Lombardia (13,7 Mw), seguita dalla Puglia (11,7 Mw) e dal Trentino Alto Adige (10,6 Mw).

Secondo le stime dell'Epia (European Photovoltaic Industry Association) in Italia il settore registrera' un Cagr (tasso composto medio annuo di crescita) 2007-2012 compreso tra il 58,6% (nel caso peggiore) e l'81% (nel caso migliore). Quanto all'eolico, TerniEnergia ha individuato in Umbria 3 siti idonei per la costruzione di parchi eolici, gia' preliminarmente condivisi con le istituzioni e le comunita' locali. La societa' prevede di ottenere l'Autorizzazione Unica e di iniziare la fase di costruzione per il parco Colle Ventatoio entro la fine del 2008.
Dow Jones Newswires

Dalla quotazione la società stima di raccogliere tra gli 8 e i 10 milioni di euro.
Per avere un termine di paragone, gli analisti della banca Finnat prevedono per Finmeccanica un Cagr 2007-2011 molto positivo e cioè pari al 14,97%.

martedì 15 luglio 2008

Mentre cresce l'export militare russo

Come riporta il Sole 24 ore del 15 luglio 208 (Sergio A.Rossi), il fatturato del comparto militare è tornato a superare quello civile nella Russia di Putin dove il super caccia supersonico SU-35 supera in tecnologia i modelli della Nato, tranne il caccia Usa F 22 Raptor che costa 300 milioni di dollari, mentre il SU-35 ne costa 40.
Il produttore Sukhoj del caccia Su-35 è un partner di Alenia Finmeccanica per il civile.
Crescita delle commesse militari in Russia in miliardi di dollari:
2005 5,5
2007 12
2008 17/18.

Quando le banche diventano generose

5,2 miliardi di dollari l'impegno di Finmeccanica per acquistare il controllo di DRS Technologies, azienda militare di punta statunitense che farebbe entrare Finmeccanica nella filiera della fornitura diretta del Pentagono.
Servono duuque 3,4 milardi di euro in prestito.
Goldman Sachs, Intesa San Paolo, Mediobanca e Unicredit hanno già assicurato di poter assistere l'operazione con 7 miliardi di euro, quasi il doppio.
Ma Pier Francesco Guarguaglini durante la visita al Salone aerospaziale di Farnborough, ha già detto che il Gruppo lancerà l’attacco ad alcune aree strategiche come India, Turchia, Golfo, Mediterraneo e Giappone.
Necessita come sappiamo anche un aumento di capitale e per mantenere la partecipazione statale ( quote detenute dal Tesoro) in Finmeccanica sopra il 30% occorrono 420 milioni di euro già stabiliti nella manovra finanziaria del nuovo governo.

mercoledì 9 luglio 2008

Fuori dalla porta con 54 milioni di euro inutili

Ieri 8 luglio la delegazione dei 1500 lavoratori della Videcon, dei sindaci del frusinate e alcuni assessori regionali non sono stati ricevuti dalla Ambasciata indiana: in piazza Barberini smarriti e increduli di fronte a quella porta che si chiude, impotenti i sindaci con le fasce tricolori.
La Videocon, hanno spiegato i sindacalisti, è decisa a tagliare mille dipendenti e mantenere solo l'attività di assemblaggio di televisori con l'impiego dei 450 operai. «Hanno prima svuotato la fabbrica e poi sostituito i macchinari con materiale vecchio, inutilizzabile. È inammissibile, chiediamo la riconversione dello stabilimento, per passare dalla fabbricazione di prodotti catodici, ormai obsoleti, all'utilizzo di materiale per apparecchi al plasma».
All'assessore regionale alle Pmi Francesco De Angelis, non è rimasto che esprimere indignazione per l'atteggiamento dell'ambasciata indiana, che non ha voluto ricevere una delegazione di lavoratori: eppure Governo e Regione hanno stanziato 54 mlioni di euro per riconvertire il sito produttivo(36 milioni dal Governo e 18 dalla Regione). Dove sta il potere reale?

martedì 8 luglio 2008

Una presenza imbarazzante e pericolosa

Dal 2006 Sandro Trento, professore a Trento, ex Direttore del Centro Studi Confindustria. È autore di numerosi articoli e saggi su temi di economia industriale, regolazione, antitrust, corporate governance di cui è quindi esperto: ha pubblicato ha pubblicato nel 2005 un testo significativo su "Proprietà e controllo delle imprese in Italia. Alle radici delle difficoltà competitive della nostra industria".
Appare però significativo quanto ha espresso nell'intervento emblematico già dal titolo (Operai e azionisti? No, grazie) del Corriere Economia del 30 giugno 2008.
Da un lato accerta con favore la significativa crescita del peso degli investitori istituzionali esteri nelle società non finanziarie italiane(passati dall' 1,1 nel 2003 per cento al 5,3 nel 2007) perchè "Gli investitori istituzionali (fondi pensione, fondi d' investimento, hedge funds etc.), hanno la duplice caratteristica di avere in generale orizzonti temporali d' investimento medio-lunghi e soprattutto di essere azionisti «attivi» che controllano la gestione delle imprese nelle quali investono e fanno sentire la loro voce, con benefici per tutti gli azionisti".
Dall'altro lato commenta che "se l' azionariato dei dipendenti fosse davvero uno strumento efficace per accrescere l' efficienza dell' impresa non si capisce perché le imprese non l' abbiano già introdotto spontaneamente. E infatti nei paesi nei quali è presente, come la Germania, esso è imposto per legge e le imprese tedesche hanno protestato ripetutamente, negli ultimi 25 anni, contro tali leggi. Non è un caso che quando le imprese tedesche acquisiscono società straniere si guardano bene dall' estendere la co-determinazione alle società acquisite. La Daimler, ad esempio, non ha mai introdotto la co-determinazione nella Chrysler, segno che quando possono fare a meno della codeterminazione le società tedesche ne sono felici".
E poi in Italia secondo il professore esiste "una lunga storia di collusione tra dipendenti, sindacato e imprese nelle situazioni di crisi aziendale ai danni del bilancio pubblico. L' introduzione dell' azionariato dei dipendenti rischia di essere una ragione in più per chiedere allo Stato aiuti, sussidi, protezioni esattamente ciò che con grande fatica si è cercato di smantellare negli ultimi anni".

Quindi la codeterminazione dei lavoratori sarebbe di natura paramafiosa, mentre è ben accetta la presenza degli "hedge fund". Questa la democrazia economica che si insegna in Confindustria. I fondi speculativi che "fanno sentire la loro voce, con benefici per tutti gli azionisti"e quindi coerentemente non per i lavoratori che azionisti non sono.

Un miliardo in Puglia (quando si vuole)

Un caso di riconversione produttiva verso le fonti rinnovabili proviene dalla Puglia: «È il modo migliore per riconvertire impianti industriali obsoleti e produzioni agricole superate», spiega Paride De Masi, amministratore delegato di Italgest, la holding salentina che sta realizzando sette centrali elettriche da fonti rinnovabili. La più importante, a Brindisi, punterà su campi fotovoltaici. «Sarà fra le più imponenti d' Europa e riuscirà a soddisfare il fabbisogno di 7mila famiglie», dice De Masi, che è anche coordinatore nazionale per le energie rinnovabili di Confindustria. (Repubblica — 07 luglio 2008 pagina 54 sezione: AFFARI FINANZA).
«Il motivo guida è la riconversione. Dalla chimica alle energie rinnovabili. La centrale nascerà nella landa desolata del Petrolchimico di Brindisi, un' area un tempo sequestrata dalla magistratura e da bonificare. La presenza del sole e la superficie del terreno, circa 30 ettari, consentono un intenso sfruttamento dell' energia solare, mediante l' installazione di pannelli fotovoltaici. Questa operazione si inquadra nel Polo integrato per le energie rinnovabili in Puglia, del quale fanno parte anche due centrali energetiche da biomasse e quattro impianti eolici».Anche officine meccaniche con personale in mobilità potranno trovare nuovi sbocchi di mercato nella realizzazione di torri eoliche. Sempre nel Salento, a Brindisi e a Casarano, alcuni ex stabilimenti, come quello della Filanto, saranno utilizzati per assemblare i pannelli fotovoltaici che installeremo nei nostri impianti. «. A quanto ammonta l' investimento? «Investiremo un miliardo di euro, con la formula del project financing. La centrale di Brindisi deve essere realizzata in tre anni: andremo a regime nel 2011. La Puglia può diventare una regione all' avanguardia per le energie rinnovabili. L' Italia ha la necessità di allinearsi al Protocollo di Kyoto, pena l' apertura di una procedura di infrazione comunitaria».
Cosa è il project financing?
La finanza di progetto (o project financing in inglese) è una operazione di finanziamento a lungo termine, che consiste nell'utilizzo di una società neocostituita (cosiddetta SPC, Special Purpose Company) la quale serve a mantenere separati gli assets del progetto da quelli dei soggetti proponenti l'iniziativa d'investimento (i cosiddetti "promotori").
La SPC viene finanziata sia da capitale equity (azioni), fornito generalmente dai promotori e non deve superare l'ammontare del 15-20%, il rimanente 80-85% da capitale di debito (obbligazioni) normalmente ottenuto da un pool di banche. In questo modo, attraverso l'imputazione di attività e passività alla SPC è possibile mantenere un controllo più stretto sull'andamento del progetto. È, inoltre, un modo per proteggere gli interessi dei soci promotori, i quali sono così "schermati" dall'eventuale fallimento del progetto stesso. Lo schema del Project Financing ha riscosso i maggiori successi per quei progetti per loro natura più complessi, quali la realizzazione di centrali elettriche o di nuove attività estrattive, dove alti sono i rischi ambientali, tecnici, politici ed economici. Anche i progetti di ricerca possono beneficiare di questo sistema di finanziamento, dato che i finanziatori in equity potranno garantirsi sulla proprietà della SPC, la quale detiene la titolarità su ogni risultato (brevetti o altro) del progetto di ricerca.

Costi aziendali

L'economista Tito Boeri stimava in circa 600 milioni di euro i contributi statali per la cigs e la mobilità Fiat del 2003. Nel 2007 il governo Prodi prevdeva altri interventi per 2000 prepensionamenti Fiat che erano le premesse per il lancio della nuova 500 celebrata nel luglio 2007.
E' venuto così il miracolo Marchionne e gli utili degli azionisti in forte crescita.
Ora per settembre 2008 si prevede la messa in cassa integrazione guadagni per decine di migliaia di lavoratori
La Fiom ha richiesto un confronto con la Direzione Fiat sul piano industriale del Gruppo per i prossimi anni. "Un piano che accompagni il programma di uscita dei nuovi modelli annunciati con un’accentuata innovazione nel campo motoristico, volta a realizzare una consistente riduzione dei consumi, aprendo la strada alla produzione di auto ibride ed elettriche”.
Da quando tempo si parla di queste nuove produzioni? e perchè si finanzia con denaro pubblico una produzione così antiquata e fragile di fronte al mercato?
Riconsegneranno gli utili gli azionisti? E non siamo noi, più che le banche, tramite lo Stato erogatore di cassa integrazione e mobilità i veri azionisti della Fiat?

Politica industriale su Roma

La situazione di Telecom Italia è "complessa", "ora è il tempo di mettere mano ai problemi e nessuno meglio di Bernabè può farlo". Così affermava a giugno il presidente del Consiglio di sorveglianza di Mediobanca Cesare Geronzi, intervenuto a Firenze al'incontro organizzato dall'Osservatorio permanente giovani-editori di Andrea Ceccherini.
Cosa diranno ai giovani gli editori ? quale verità? Quella del banchiere? secondo cui "si tratta forse di piccole cose, ma immaginare l'uscita di 5 mila persone da una struttura come quella della Telecom in un paese come il nostro, sia pure con un risparmio a regime entro il 2010, è già un fatto molto importante"Da fonti sindacali si apprende che il piano prevede quasi 2 mila dei 5 mila esuberi che saranno concentrati nelle sedi Telecom di Roma (1.345) e Milano (563). Duemila licenziamenti riguardano la rete, tra network e divisione Open access, e 950 l'area clienti. Il gruppo ha preannunciato 5 mila esuberi entro il 2010, anche se i sindacati temono ulteriori riduzioni - fino a 12 mila posti - dopo che sarà diventata pienamente operativa la nuova organizzazione voluta da Bernabè.

L'analisi di Geronzi, che ha detto di stimare Tronchetti Provera, era stata molto chiara
"Se si pensa alla crescita della Telecom per adesso il problema non è quello degli investimenti, perché la struttura finanziaria non lo consente. Questo è il momento del riordino organizzativo e anche dei costi. Di questo credo che il management sia consapevole e su questo è impegnato fortissimamente".

lunedì 7 luglio 2008

Analisi

Una recente analisi dettagliata della industria militare in Italia è scaricabile dal sito
http://www.archiviodisarmo.it/template.php?pag=55515

E gli indiani ad Anagni tagliano mille posti di lavoro

Nonostante 47 milioni di euro stanziati dal ministero dello sviluppo economico, la
Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil di Frosinone hanno dovuto organizzare per domani (martedì 8 luglio) a Roma una grande manifestazione dei lavoratori della “Videocon” di Anagni, la multinazionale indiana che si occupa di televisori e display, che intende abbandonare il territorio e disimpegnarsi dagli investimenti recentemente concordati, mettendo a rischio oltre 1.000 posti di lavoro. Il corteo - previsti almeno 1500 lavoratori, presenti molti sindaci, parlamentari, rappresentanti della provincia, presidente in testa – si concentrerà a piazza della Repubblica intorno alle ore 11 per confluire in piazza Barberini alle 11,30 circa. Da lì partirà una delegazione che sarà ricevuta all'Ambasciata indiana, in via XX Settembre, 5.

n.b. L’indiana Videocon ha presentato nello scorso mese di maggio alla società Usa Motorola una manifestazione di interesse. Motorola,infatti, ha comunicato di aver deciso la separazione delle attività nella telefonia cellulare dando vita a partire dal 2009 a due società, una delle quali si occuperà appunto del «mobile» a cui è interesata Videocon.

Il socio indiano della Fiat

15.000 contadini cacciati dalle loro terre a causa della costruzione di un impianto industriale "TATA MOTORS"

Così il gruppo FIAN - Südtirol chiama ad una Azione Urgente che svela la configurazione dei gruppi industriali che dettano legge a livello planetario, in questo caso con l'appoggio del governo di sinistra del Singur

"Avete probabilmente sentito e letto la notizia nei media che la TATA Motors, la più importante casa automobilistica indiana, che da da circa due anni collabora con l'italiana FIAT nell'ambito di una "joint venture", ha sviluppato e presentato la vettura low-cost "Nano". Per la vetturetta destinata prevalentemente ai mercati dei Paesi in fase di sviluppo ed emergenti, si prevede un futuro di successo. Fin qui, tutto bene. Chiamare la scelta della sede per l'impianto di produzione infelice, è usare un eufemismo: non dei terreni incolti, ma fertilissima terra agricola (almeno tre raccolti l'anno – fonte di sostentamento per circa 15.000 persone) a Singur vicino a Kolkata - Calcutta, nel Bengala occidentale. Il Governo locale ha espropriato le terre senza pagare delle compensazioni neppure approssimativamente adeguate. La popolazione è vittima di atti di repressione e di brutali attacchi da parte le forze di polizia. Vige un divieto di riunione. Alcuni agricoltori mossi dalla disperazione non hanno visto altra soluzione che la via del suicidio.
In allegato troverete una descrizione dettagliata dell'azione urgente e un modello di lettera da inviare al Governo del Bengala orientale, e link al sito di FIAN.org, dove potete trovare ulteriori informazioni sul caso, sulle azioni urgenti, su FIAN e le sue attività.
Potete firmare la lettera originale in inglese e spedirla al il Capo del governo del Bengala orientale, spedite delle copie "per conoscenza" agli altri indirizzi. (Fine dell'azione urgente: 20 luglio 2008)
Ti chiediamo di diffondere questa e-mail inoltrandola ai tuoi amici e / o per raccogliendo firme.Questo è un contributo concreto per la promozione del rispetto dei diritti umani! Grazie di esserne parte!
FIAN - Südtirol Stenizerweg 2 39020 Lagundo, Italia
E-mail: * fian.suedtirol @ gmail.com
FIAN, FoodFirst Information & Action Network, è stata fondata nel 1986 ed è un'organizzazione internazionale per i diritti umani che si impegna al fine che tutti gli uomini possano vivere senza dover soffrire la fame ed alimentarsi autonomamente".