Non va bene la Regione come socio della nuova Alitalia ma l'ex padrone della Simmel Difesa, Maccagnani, può seguire Colaninno nella nuova impresa.
Vedasi l'articolo sul Corsera dell'8 settembre
http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/08/Maccagnani_giu_armi_per_seguire_ce_0_080908053.shtml
"La Difesa è un affare sottotraccia e Davide Maccagnani è riuscito a non lasciare segni. Non si ricordano di lui nemmeno i sindacati che seguirono la trattativa quando, nel ' 98, la Fiat Avio si disfò di Simmel Difesa, l' ex Borletti, il cui ramo scottante, quello delle spolette per proiettili da cannone, fu rilevato poi proprio da Maccagnani, che lo ha rivenduto l' anno scorso agli inglesi di Chemring con buon incasso, 80 milioni.
Dei 16 soci che con Intesa Sanpaolo hanno investito in Cai, la nuova Alitalia - diventati 18 dopo l' arrivo, in questi giorni, di Francesco Micheli e del Gruppo Fontana, meccaniche industriali - è forse il più misterioso. «Ho sempre vissuto nell' anonimato - dice -. Questa scena che si sta aprendo mi preoccupa». Che ci fa Maccagnani, che si occupa di armi e immobili, in Alitalia? Si è detto che abbia interesse agli appalti milanesi, ma lui smentisce: «Nessun contatto né per l' Expo né per altro, nessun desiderio attuale e futuro di lavorare con gli enti pubblici». Di certo è che ha un legame stretto nonché un debito di riconoscenza con Banca Intesa. Fu l' allora Sanpaolo Imi a finanziarlo per 7 milioni e mezzo di euro quando, nel 2000, uscì da Fiat Avio per mettersi in proprio, rilevando la Simmel. E ora che la Simmel l' ha venduta, dagli affari della Difesa Maccagnani non è affatto uscito, anzi: sulla sua vecchia poltrona di presidente di Simmel siede adesso il figlio Stefano, 38 anni, cui sono state confermate le deleghe dai nuovi proprietari, il gruppo Chemring. Che è quotato a Londra, leader nelle contromisure militari e ha per socio socio anche Davide Maccagnani: «All' 1,5%», dichiara lui. La Difesa, fra l' altro, è lo stesso settore in cui investe il fondo Equinox di Salvatore Mancuso, altro dei 16 soci vicino a Intesa. Lo schivo Maccagnani, 65 anni è uno specialista dell' aeronautica, descritto da chi lo conosce prima di tutto come «un uomo d' azienda»: e s' intende la Fiat, divisione armi. Nato a Bologna, padre manager della Montedison, studi al Politecnico di Torino, diventa prima responsabile tecnico dei motori in Fiat Avio, poi amministratore delegato della Snia Bpd (quella accusata di produrre le bombe a grappolo), quindi presidente della Simmel: il bersaglio delle associazioni pacifiste da cui Fiat si vuole smarcare. Rileva la Simmel Difesa con altri due dirigenti, con «management buy out». Ha la quota maggiore, il 68,5%; poi acquisterà anche le parti dei soci. «Uscii da Avio perché Fiat voleva vendere e avevo voglia di nuove esperienze», dice, rivendicando di avere «mantenuto lavoratori e continuità». Maccagnani rivende la Simmel dopo sette anni (e sette mesi prima dell' esplosione che causa a Colleferro la morte di un operaio). Incassa gli 80 milioni. È con quei soldi che oggi può investire («Ma meno di 30 milioni», dice) nella partita Alitalia. «Avevo una certa disponibilità economica - spiega -. Mi sono fatto avanti da solo. Anche con Intesa Sanpaolo»: la sua banca di riferimento. «Il mondo dell' aviazione mi ha sempre appassionato - sostiene - considero Alitalia una buona opportunità. È ancora un grosso marchio, se la si gestisce bene può dare risultato. Deve fare un' alleanza con un vettore internazionale, sia Air France, Lufthansa o British Airways: ma solo dopo che abbia dimostrato di riuscire a gestire il patrimonio di persone, mezzi ed esperienza. Inoltre è importante il consolidamento di un vettore italiano come Air One». Certo l' operazione Maccagnani-Alitalia ha stupito. Anche perché le dimensioni di questo imprenditore sono minuscole: zero dipendenti e ricavi per poche decine di migliaia di euro. Il braccio operativo, il gruppo Macca di Torino, dopo la cessione di Simmel è diventato smilzo. La capogruppo Macca srl, partecipata anche dai figli Stefano e Alessandra, segna 7.204 euro di ricavi 2007; la controllata Idat Immobiliare non arriva a 60 mila. La Eos di Bernate Ticino, officine di precisione, tocca i 3,5 milioni, ma non è nel gruppo Macca bensì del figlio Stefano. In compenso, con il gruzzolo di Simmel il patrimonio sfiora gli 85 milioni: «Vorrei fare altri investimenti industriali - dice l' imprenditore -. Anche con mio figlio».
articolo di Puato Alessandra Pagina 5 dell'8 settembre 2008 - Corriere Economia
l'unico appunto chesi può fare è che la produzione di armamenti non è poi così sotto traccia: è tutto accessibile: c'è solo chi non vuole vedere.
"hanno occhi ma non vedono, hanno orecchie ma non sentono, bocche e non parlano"
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