Il dibattito degli economisti adotta questo termine per indicare il fatto che se da un lato l’impresa viene celebrata come espressione della libertà del mercato, che appare come un dogma prevalente , dall’altro, all’interno di essa,si mantiene, di fatto, un tipo di organizzazione di tipo gerarchico quanto a conoscenza e potere e quindi una negazione di libertà e di democrazia economica.
Se arriva la valanga, come dice Epifani, con una crisi che taglierà migliaia di posti di lavoro, quale potrà essere il ruolo del sindacato? Quello di limitare i danni?
Anche senza la crisi, è già difficile evidenziare il ruolo attivo e propositivo dei lavoratori ai quali invece si vuole addossare la contraddizione evidente di un sistema compresso tra una signoria imprenditoriale sempre più spinta e un movimentismo di associazioni che è rapsodico, non consequenziale e tale da rivelarsi superficiale e velleitario.
Eclatante il caso della Ericsson a Roma in cui la società decide di chiudere un centro di eccellenza e se ne frega di ogni altra soluzione di salvaguardare i posti di lavoro e le competenze, pur in presenza di piani alternativi proposto dai lavoratori con il sostegno della Regione.
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