Crescono le disuguaglianze e la povertà delle famiglie. Non tutte.
La Unicredit, la più interessata tra le banche italiane alla crisi finanziaria e risollevatasi con la recente entrata nel capitale sociale di un fondo sovrano libico, annuncia che raddoppia ( da 10 a 20 sedi) in regione la presenza di UniCredit Private Banking.
Si tratta, come dice la propaganda aziendale, della “più grande banca in Italia dedicata alla clientela con importanti patrimoni..si propone come banca di fiducia delle famiglie, degli imprenditori e dei professionisti che creano valore per il tessuto economico italiano. Adotta un approccio integrato nella tutela e nella crescita del patrimonio dei clienti, con l'obiettivo di massimizzare il capitale in tutte le sue componenti: dalla gestione finanziaria, all'assistenza legale, fiscale, successoria e immobiliare e attraverso l'ottimizzazione delle soluzioni. La Banca che opera su tutto il territorio nazionale è ovviamente presente in Svizzera, Lussemburgo e San Marino.
UniCredit Private Banking e le sue controllate, fra cui la fiduciaria Cordusio, gestiscono patrimoni per circa 94 miliardi di euro".
Per ottenere questo tipo di assistenza privilegiata occorre avere un patrimonio minimo di mezzo milione di euro. In un solo anno, nel 2009, la dirigenza è sicura di poter raddoppiare la raccolta e passare da 500 milioni di euro attuali ad un miliardo di euro.
Movimenti interessanti, come un sismografo della società e di una ricchezza che si concentra in poche mani.
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