La famiglia Angelucci, proprietaria con il Gruppo Tosinvest dell’impero della sanità privata romana e non solo, pare non abbia letto con attenzione il bel testo di Giulio Marcon del 2005 intitolato “Come fare politica senza entrare in un partito”. O meglio ha compreso che forse si possono determinare le scelte strategiche del proprio Paese entrando in un partito (quello del centro destra) con nomina diretta a deputato ed elezione blindata come permette il sistema vigente e come è avvenuto per il capostipite Antonino, ma anche, come si dice in certi ambienti, investendo notevolmente nel sistema dei media con la proprietà di due quotidiani (Libero e Il Riformista) che coprono parte dei due schieramenti bipolari presenti sugli scranni parlamentari.
Marcon, portavoce e animatore dal 2000 della campagna per una finanziaria coerente e solidale, sapeva con certezza che non avrebbe potuto accreditare, alla conferenza stampa tenutasi il 14 ottobre, i giornalisti delle tue testate finanziate dal Gruppo dell’ex infermiere sindacalista del San Camillo. Eppure si tratta di proposte avanzate con ragionevolezza e adeguata documentazione da una rete autorevole di associazioni e Ong in un tempo dove tutto sembra dimostrare, con imbarazzante precisione scientifica, il fallimento del turboliberismo distruttore di ricchezza e produttore di miseria.
I dati sono allarmanti. Il giorno dopo, 15 ottobre, è stato presentato il rapporto sulla povertà dalla Caritas con notevoli elementi di analisi e soluzioni praticabili. I dati Ocse, diffusi da poco, mostrano l’Italia devasata dalla diseguaglianza che fa scomparire il ceto medio concentrando la ricchezza in mani di pochi. E tuttavia, anche quando al governo sedeva il centrosinistra, un ministro pur sensibile come la Bindi, invitata ad una manifestazione a Marghera organizzata sempre da Sbilanciamoci come controaltare alla liturgia elitaria dei convegni settembrini di Cernobbio, giungeva ad affermare che, “col cuore” avrebbe abbracciato e messo in pratica le ricette di Sbilanciamoci, ma che era frenata dal realismo della responsabilità di governo dedicato allora ai vincoli di bilancio.
Ma non è proprio di bilancio si è occupata in questi anni la campagna delle associazioni? Non ha indicato conti e numeri precisi individuando capitoli di spesa ben determinati e strategici su cui intervenire? Il tentativo ricorrente delle forze politiche rimane, di fatto, quello di percepire ogni proposta alternativa, alle alchimie dei governi in carica, solo una petizione di principio e quindi intrinsecamente velleitaria e ideologica. Parola magica, quest’ultima, utilizzata per togliere ogni dignità all’interlocutore omettendo di andarsia a confrontare sui dati reali.
Per esempio quest’anno la controfinanziaria elaborata da quasi 50 associazioni della troppo citata società civile, che vuol anche dire tutto e niente, ha ben 100 proposte per Tremonti che entrano nel dettaglio come quella di adottare una tassa sui carburanti aerei, misura adottata in Francia e in altri 33 Paesi, quale strumento di finanza per lo sviluppo oppure trattare i Suv per quello che sono e cioè dei veicoli pericolosi, inquinanti e ingombranti per il traffico urbano e quindi sottoporli ad un superbollo di 1.000€. A conti fatti si tratterebbe di recuperare 230 milioni di euro per la mobilità sostenibile.
Le questioni centrali rimangono, tuttavia, quelle di sistema come la tassazione delle rendite finanziarie. Portarla dall’attuale 12,5% alla soglia del 23%, in linea con i grandi Paesi europei, abbassando dal 27% quella prevista per i depositi bancari, comporterebbe l’aumento delle entrate di 3 miliardi di euro. Affermazioni che suonano come una bestemmia per gli interessi forti. Quando un sotto segretario dell’esecutivo Prodi, Alfiero Grandi, provò a formulare questa decisione come parte del programma di governo si stracciarono le vesti di molti e certo non solo della allora opposizione di destra.
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La questione rimane quella del progetto di società che si ha in mente di sostenere e promuovere. Gli unici due senatori del PD, Della Seta e Digiovanpaolo, che si sono affacciati alla presentazione della contro finanziaria, sono consapevoli che ormai possono fare quasi nulla di fronte ad una maggioranza debordante che è pronta, ad esempio, come afferma documentatissimo il WWF, a tagliare nel triennio 2009-2011 il 52% delle risorse destinate al ministero dell’ambiente a fronte di un consumo di suolo che in Italia , ogni anno, aggredisce il doppio della superficie del Parco nazionale d’Abruzzo. Un governo fortemente determinato nella sua scelta nuclearista che sottrarrà inevitabilmente risorse alla diffusione delle fonti rinnovabili e all’innovazione tecnologica.
Ma la domanda che rimane sospesa è sapere quanti dei 100 punti consultabili e scaricabili dal sito www.sbilanciamoci.org potrebbero essere accolti, non dico dall’attuale compagine governativa, ma dalla opposizione che si radunerà nella manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo. Molti, probabilmente dal sentire comune di una base che non sia irretita dalla ovvia retorica antiberlusconiana. Molto pochi, da un vertice che non prevede solo Calearo e Colaninno, ma quel gruppo dirigente che ha aumentato in maniera notevole, nei pochi anni del centro sinistra, le spese per gli investimenti sugli armamenti. Come è stato affermato il 6 ottobre a Palazzo Rondinini nelle stanze dell' Istituto Affari Internazionali, la scelta di investire sui cacciabombardieri JSF35 è stato “frutto di un accordo politico bipartisan che si è consolidato nell’ultimo decennio, grazie al sostegno di governi e maggioranze parlamentari differenti, di centro destra e di centro sinistra”. Si parla giustamente di decenni. Sono quelli del dominio della leva finanziaria, della presenza delle banche d’affari internazionali che prestano i loro dirigenti ai governi di mezzo mondo. Forse un sottosegretario molto attivo da interpellare e poco appariscente del governo Prodi era proprio quel Massimo Tononi che ha chiuso il cerchio passando da GoldmanSachs agli incarichi istituzionali per poi rientrare nella grande banca americana che dagli anni '80 svolge attività di consulenza per molti governi nei processi di privatizzazione, oltre a gestire i maggiori processi di ristrutturazioni, fusioni ed acquisizioni aziendali, nonché investimenti su materie prime, derivati e azioni a rischio, amministrazioni di fondi d'investimento e previdenziali.
Ad esempio, adesso che Lehman Brothers è fallita, per Finmeccanica, che aveva scelto quest’altro “affidabile” colosso finanziario per l’operazione di acquisizione del controllo della statunitense Drs , non c’è stato alcun problema dato che GolmanSachs è subentrata con Mediobanca come “global coordinator” per l’approvvigionamento dei miliardi di euro necessari all’operazione di politica industriale collegata alle scelte del governi Bush che hanno portato la spesa militare statunitense ad impegnare oltre un quarto del bilancio federale mentre l’ indebitamento pubblico raggiunge quote inimmaginabili. Si tratta della stessa nazione dove, come riportano i dati del National Center for Children in Poverty del 2007, la povertà infantile è aumentata nel periodo 2000/2006 dell’11% e cioè di un altro milione e duecentomila minori costretti alla emarginazione e alla provvisorietà.
Sbilanciamoci chiede di tagliare le spese militari per aumentare gli asili nido in un Paese come il nostro dove risulta povero il 30% delle famiglie con 3 più figli e, per prima, la stessa Caritas rifiuta la gestione elemosiniera dei simbolici trasferimenti monetari a favore dell’aumento dei servizi. Il paradosso è quindi questo: se questa proposta appare ragionevole e condivisibile, come mai alla fine chi va al governo chiama gli uomini della GoldmanSachs? Che poi copre tutto , anche l’opposizione. Un anno fa, ad esempio, la banca americana cooptava come advisor Gianni Letta e, nel 2006, il governatore di Bankitalia, Draghi, riconosciuto artefice delle privatizzazioni in Italia, ha assunto con consenso trasversale questo ruolo provenendo direttamente dalla vicepresidenza per l'Europa di GoldmanSachs.
Ma se le associazioni non vogliono e non possono seguire queste chiare indicazioni strategiche che provengono dal grande capitale, perché non riescono a propagandare a livello popolare i numeri di una diversa finanziaria, che sono noti solo a pochi? Solo perché non ci sono Angelucci, Debenedetti, Agnelli.etc a sostenere un giornale? Forse,ma la questione è ancora più seria.
Esiste come una frattura morale diffusa per cui anche la consapevolezza di ogni ingiustizia sembra non muovere comunemente all’indignazione e all’impegno diretto. E’ una bella sfida da cogliere.
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