Se la politica cede al potere della finanza e delle grandi imprese, una vera politica di pace deve incidere sulle banche e sulle politiche industriali. Materiali per una politica industriale di pace nel Lazio e non solo.
sabato 5 settembre 2009
Ansaldo Westinghouse e il nucleare che si sperimenta in Cina
Il rapporto tra Ansaldo Nucleare e l’azienda nippo americana ha un precedente consolidato. Nel 2008 : la società controllata da Ansaldo Energia ha definito con la Westinghouse. un importante contratto per la progettazione e la fornitura di componenti da installare nella prima unità della centrale di nuova generazione da realizzarsi in Cina nel sito di Sanmen a circa 400 Km a sud di Shanghai. Ansaldo Nucleare ha collaborato con Westinghouse allo sviluppo, alla verifica sperimentale e infine alla progettazione di dettaglio di questo reattore sin dal suo concepimento. Ma la parte più significativa è che questo contratto è stato , acquisito in joint venture con la Camozzi Energy Special Components che avrebbe così posto le premesse per partecipare anche alla realizzazione delle ulteriori centrali che la Cina intenderebbe portare avanti nei prossimi anni.
La società farebbe parte di quel gruppo che questa estate ha rivestito i panni benevoli del salvatore degli operai ex Innocenti aggrappati ad una gru di Lambrate per sfuggire dalla manovra speculativa in cui si erano trovati a dibattersi da più di un anno. L’esperienza dell’autogestione è andata avanti per un po’, ma ad un certo punto è stato necessario chiedere aiuto in tutti i modi.
Si è presentato un gruppo fondato da un ex operaio con intenti anche filantropici, ma con ritorni certi e necessariamente collegato con il flusso centrale degli affari strategici decisi ad un altro livello.
Senza una politica industriale lungimirante, dunque, pare non resti altro da fare che cedere alla speculazione del mattone o farsi salvare dalla filiera del nucleare.
Non c’è davvero alternativa?
venerdì 4 settembre 2009
Inevitabili morti da bombardamenti
Inevitabile il coinvolgimento dei civili secondo tutte le fonti degli studi di strategia militare moderna. Un rischio calcolalto.
La scelta trasversale degli F35 e le sue ragioni
Nel decennio successivo al crollo del blocco sovietico abbiamo avuto, a livello mondiale, un aumento del 45 % di spese militari, almeno da quanto risulta alla contabilità che riesce a monitorare l’indipendente e perciò prestigioso Istituto di ricerche internazionali sulla Pace di Stoccolma (Sipri).
L’ultimo dettagliatissimo rapporto annuale del centro studi svedese registra per il 2008 una spesa militare mondiale di 1.464 miliardi di dollari così distribuiti considerando i primi 10 paesi in classifica: Stati Uniti (607), Cina (84,9), Francia (65,7), Gran Bretagna (65,3 ), Russia (58,6), Germania (46,8), Giappone (46,3), Italia (40,6), l’Arabia Saudita (38,2), India (30).
Per avere un’idea di altri criteri di analisi dei dati, consideriamo che, presi nel loro insieme, i paesi dell’Europa Orientale, con 43,6 miliardi di dollari rappresentano, sempre nell’ultimo decennio, la zona con maggior incremento del budget militare (+ 174%) seguita in maniera significativa da quella dei paesi del Nord Africa ( + 94%).
In tale contesto generale si pone la questione della costruzione e dell’acquisto da parte dell’Italia dei caccia bombardieri Joint Strike Fighter denominati JSF35. Si tratta di un progetto internazionale a guida Usa che vede il nostro Paese coinvolto con un impegno di spesa pluriennale (fino al 2026) stimabile in 15 miliardi di euro.
Nonostante l’attuale grande divario, secondo alcuni la Cina è destinata a diventare la nuova potenza mondiale militare in diretta competizione con gli Stati Uniti, secondo gli esperti, entro il 2015. Per il Pentagono, comunque, la stima effettiva è già di 120 miliardi di dollari per quanto riguarda il riarmo cinese.
Ma tutte le nazioni cercano di far crescere il proprio potenziale di armamenti anche di tipo nucleare. Se si teme l’Iran che maschera la bomba atomica con la ricerca del nucleare civile, l’India e il Pakistan, in latente conflitto tra loro, ne sono già in possesso con il consenso esplicito di Washington. Basti pensare alla recente missione del segretario di stato Usa, Signora Clinton, che ha concluso un accordo strategico con il governo indiano, scalzando il tradizionale fornitore russo, per la fornitura di caccia bombardieri da parte di Boeing e di Lockheed Martin assieme ad una commessa per la costruzione di due centrali nucleari.
Ogni anno la vasta rete di associazioni raggruppate sotto il titolo di Sbilanciamoci provvede non solo a criticare le scelte dei governi di diverso colore, ma a formulare controproposte concrete a partire dalla gestione delle voci del bilancio dello Stato entrando nei dettagli dei numeri rendendoli così comprensibili. Non è un semplice esercizio inutile, destinato ad essere ignorato da chi controlla il potere economico reale, perché aiuta a formare una consapevolezza critica che magari, col tempo, riuscirà ad incidere su determinate scelte decisive. Destinare 15 miliardi a comprare 131 caccia bombardieri oppure investirli nella sanità, nella scuola, nelle politiche sociali o dell’ambiente appare un paragone fin troppo semplice da apparire banale. Così il cartello Sbilanciamoci ne ha fatto una campagna di pressione politica lanciando una sottoscrizione aperta a persone e associazioni che deve fare i conti, tuttavia, con una diversa determinazione strategica condivisa dagli schieramenti politici che si sono alternati al governo in Italia. Non è perciò strano verificare come questa istanza di cambiare le priorità di spesa pubblica non abbia trovato adeguati spazi e risonanza nella grande stampa e nei mezzi di informazione. Gira su internet, ma, certo, delegare la propria coscienza civile ad un click generico su appelli on line, senza un coinvolgimento e una esposizione personale, non si sa se sia più vano o dannoso. Una persona comune intuisce infatti che non può fare nulla se non esprimere un formale dissenso contro cose più grandi e complesse su cui non può avere competenza in una rassegnazione alla “banalità del male” confermata dal fatto che certo simili scrupoli non possono affacciarsi tra i nord coreani, i cinesi, i russi e così via. E non bisogna cedere al tentativo di disegnare i responsabili e gli operatori coinvolti nella produzione di armi come persone senza scrupoli. Sono i primi, normalmente, a dichiararsi amanti della pace, ma costretti dalla necessità di una richiesta del mercato a cui qualcun altro, comunque, provvederà a rispondere.
In Italia come analizza lucidamente e senza remore Gianni Alioti, dell’ufficio internazionale dei metalmeccanici della Cisl, la chiave di volta di questa scelta recente di puntare sul mercato degli armamenti si può rintracciare nel consiglio di amministrazione del 2000 di Fimneccanica, controllata al 31% dal ministero dell’economia, di riconvertire la produzione civile verso quella della difesa, o bellico come qualcuno ancora lo definisce.
Il tutto, grazie alle lobby dell’informazione, nella ignara consapevolezza dei più. Ma ciò che più incide a livello politico è la mancanza di quella che viene chiamata educazione remota: quella che pone le premesse profonde per acquisire consapevolezza , saper leggere gli avvenimenti e poi agire. Quanto tempo perso i questi anni ad addormentare la crescita di una coscienza civile che si vuole distrarre e rendere innocua e inutile.
martedì 21 luglio 2009
L'agente di Boeing in India
Nessuna soluzione di continuità con l’amministrazione Bush e non poteva essere diversamente. Se la crisi è di sistema le prediche possono lenire e fuorviare, ma ciò che conta sono i finanziatori delle campagne elettorali.
lunedì 20 luglio 2009
La linea del sindacato internazionale su armi nucleari e riconversione
le campagne portate avanti insieme alle tante associazioni laiche e/o di matrice cattolica riunite nel cartello della RID (la rete italiana disarmo) diventano “campagne sindacali”. Il segretario generale della ITUC/CSI, Guy Ryder nella conferenza stampa di presentazione della campagna lanciata dalla CSI “Non più Armi Nucleari”, in cooperazione con l’iniziativa mondiale “Municipi per la Pace” (più di 2 mila città in circa 130 paesi), si è spinto oltre.Chi non condivide le cose che ha dichiarato Guy Ryder (riportate di seguito) se la prenda con lui e abbia coraggio e argomenti (soprattutto) per sostenere il contrario.“La pace e il disarmo sono principi fondativi della CSI e nonostante i recenti segnali positivi di Russia e Stati Uniti, rispetto alla riduzione dei loro arsenali nucleari, al movimento sindacale internazionale preoccupa profondamente la prospettiva di una nuova proliferazione nucleare, particolarmente nel nord e sud dell’Asia e in Medio Oriente. L’unica forma per fare fronte a questa minaccia sono le negoziazioni multilaterali e, in questo senso, la revisione del trattato TNP risulta particolarmente importante, ha affermato il segretario generale della CSI, Guy Ryder.Esistono in questo momento circa 24.000 testate nucleari, con un potere distruttivo equivalente a 400 mila volte la bomba atomica lanciata sopra Hiroshima nel1945. L’armamento nucleare suppone una porzione rilevante delle spese militari mondiali, che hanno raggiunto nel 2008 il record storico di 1.400 miliardi didollari (45 per cento in più rispetto al 1998).La CSI chiede che si approfitti dell’impulso dato da altri accordi per frenare la proliferazione nucleare e la propagazione di altre armi di distruzione di massa e per introdurre un’effettiva regolamentazione del commercio mondiale di armi convenzionali, incluse le armi leggere, responsabili di almeno 500 mila morti ogni anno nel mondo.“Se si riesce ad applicare una riduzione rilevante nelle spese per armamenti, si libererebbero risorse che potrebbero essere destinate a coprire urgenti necessità economiche e sociali, contribuendo a sollevare l’economia mondiale dalla profonda recessione globale che sta costando decina di milioni di posti di lavoro. Rappresenterebbe un’importante contributo per aiutare la comunità internazionale a conseguire gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’ONU, che appaiono sempre più irraggiungibili. Affrontare le cause sociali ed economiche dei conflitti risulterebbe molto più fattibile se si disponesse dei fondi necessari all’aiuto allo sviluppo”, sottolinea Guy Ryder.La campagna della CSI mette l’accento anche sull’importanza vitale che riveste, nel processo di trasformazione delle spese militari in utilizzi con fini sociali in campo civile, la modalità con la quale si sostiene e protegge il reddito di chi lavora nell’industria militare, attraverso misure di “transizione giusta”, seguendo linee simili al riposizionamento strutturale necessario a far fronte al cambio climatico.Gianni Alioti
lunedì 13 luglio 2009
Nucleare: affari e militarizzazione dei cantieri
sovvenzioni alle comunità locali con il “riconoscimento di benefici alle persone residenti, agli enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito” (comma 2 lettera c) a carico delle imprese costruttrici, che non possono rivalersi, per queste spese, sugli utenti finali. Quest’ultima parte, prevista per legge, è la più demagogica perché è naturale che saranno i profitti dell’impresa a coprire le spese e nessuna società chiederebbe direttamente le eventuali spese sostenute agli utenti. Inoltre molte imprese già prevedono elargizioni a favore delle comunità locali per cercare di migliorare la propria immagine all’esterno;
informazioni a senso unico “al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti” (comma 2 lettera o) oltre a programmare una “opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità” (comma 2 lettera q).
Si prepara, dopo la palestra campana, una più generale militarizzazione del territorio nazionale in risposta ai mille NO sorti in ogni luogo dove vengono violate tutte le norme alla base della condivisione e confronto in un’ottica di bene comune.Saranno necessarie per la costruzione “di 12 o 13 centrali nucleari”(1) molti miliardi di euro. Come afferma in un’intervista Stefano Monti, ingegnere nucleare dell’ENEA, sono necessarie per “una centrale da 1000 MWe di circa 2 miliardi di euro. Il costo dell’EPR da 1600 MWe (il reattore europeo di III Generazione fornito dalla franco-tedesca Areva) è di 3 miliardi di euro”.Di chi sarà l’affare? Chi anticiperà così tanti soldi sapendo che è un investimento economico e finanziario troppo rischioso? Chi provvederà a smaltire le scorie che saranno radiottive dai 300 al milione di anni? E chi pagherà per lo smaltimento? Basterà assicurare “lavoro sicuro per quattro anni ad almeno 2500 persone persone” e “500 tecnici a pieno servizio” per ogni impianto per garantire il consenso?Domande che avranno delle risposte a cui non si potrà replicare: gli spot pubblicitari in TV e sui giornali ed i militari a presidio degli impianti. Resta la rete, ma tutti i provvedimenti restrittivi presentati in parlamento sembrano andare nella direzione di silenziare questa fonte di informazione plurale, ancora libera e realmente aperta al confronto e condivisione.
(1) Il Sole 24 Ore del 10 luglio 2009, pag.12.
venerdì 10 luglio 2009
Miliardi di dollari verso la Svizzera mentre va in scena lo show del G8
si tratta del fatto accaduto sulla frontiera italo svizzera alla dogana di Chiasso il 4 giugno scorso dove due giapponesi di mezza età che viaggiavano in seconda classe recavano nel classico sottofondo della valigia un carico misterioso: “Duecentoquarantanove bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, piu’ 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno, occultati nel doppio fondo di una valigia, per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro”.
Importi che superano di gran lungo gli impegni contro la fame nel mondo. Solo l’agenzia Asia News ne ha continuato a parlare fino al 30 giugno citando la fonte della ”Turner Radio Network(TRN), una stazione radio indipendente diffusa via internet che ha rivelato come i due giapponesi fermati a Ponte Chiasso dalla Guardia di Finanza e poi rilasciati erano dipendenti del Ministero del tesoro giapponese”. Poco dopo il direttore della radio indipendente statunitense è stato arrestato. Secondo la legge vigente in Italia se i titoli risultassero autentici si dovrebbe applicare una sanzione amministrativa di ” 38 miliardi di euro, pari al 40% della somma eccedente la franchigia ammessa di 10mila euro”. A cosa servivano tali importi che viaggiavano in seconda classe ? Un silenzio “chiassoso”.
giovedì 9 luglio 2009
400 miliardi di euro ad un tasso minimo per le banche
Basta fare un rapido confronto tra i tassi al limite dell’usura concessi a famiglie e piccole imprese per comprendere la denuncia del sindacato europeo
(Confederazione europea dei sindacati che rappresenta 82 organizzazioni di 36 paesi del continente), anche perché la BCE non ha vincolato l’uso del denaro a misure anticrisi, né ha predisposto controlli del genere e allora rimane sempre aperta la possibilità di un fisiologico uso speculativo della moneta così abbondantemente riversata nelle casse delle banche.
Abbiamo ancora sotto gli occhi l’immagine del segretario generale Fiom che cade dal palco a Torino perché strattonato dall’azione disperata di alcuni lavoratori di Pomigliano D’Arco, mentre stazionano fuori dalla Fiat la cui dirigenza parla con tutti, meno che con i propri dipendenti che sono costretti a scendere in piazza.
Quel corpo di Rinaldini che cade goffamente è tipico di chi non ha tempo di andare in palestra, come i sempre abbronzati presidenti della Ferrari, di chi si consuma in veglie di contrattazione per salvare in tutti i modi qualcuno dal baratro del licenziamento e della cosificazione.
Ma i rappresentanti dei lavoratori sono chiamati a fare questo passaggio importante che arriva a conoscere il flusso dei capitali per intercettarli e dirottarli secondo il metro della giustizia sociale. La logora storiella della ridistribuzione che viene solo dopo la produzione, prevedibilmente ripetuta in ogni occasione, non permette di arrivare comprendere come e per chi si produce, con quali soldi concessi in prestito e da chi.
“L’amore — « caritas» — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace”. Così inizia l’enciclica. Che non sia uno strumento per un vano esercizio retorico.
Se un agenzia di stampa vale un euro
Quello che interessa è il prezzo di tale operazione : una cifra simbolica, probabilmente un euro e cioè lo stesso importo con cui Telecom rilevò nel 2003 ApCom da E.Biscom .
Ma il vero costo è quello sostenuto da Telecom per ricapitalizzare la controllante di l’Apcom per 10,5 milioni di euro, dopo il rosso certificato di per 4,5 milioni di euro.
Evidentemente l’agenzia serve a qualcosa nelle strategie del potere romano, mentre per 470 addetti dei servizi dei centralini, dell’Elenco abbonati e del 1254 non esiste alcuna scappatoia o possibilità di tregua. Per il sindacato esistono possibilità di ricollazione interna, dato che alcuni settori hanno intensificato la turnazione, ma l’azienda non sente ragioni : si vede che i lavoratori valgono meno di un euro, il costo di un quotidiano. Peccato ci si potevano comprare un agenzia di stampa, almeno così qualcuno potrebbe rompere un silenzio informativo imbarazzante.
giovedì 2 luglio 2009
Dare ascolto
Dante De Angelis
venerdì 26 giugno 2009
"Valori" comuni e Ben Ammar
Così la figura di Gian Carlo Elia Valori rappresenta una esemplificazione delle partite in corso. Quel che rimane del Pdci si spacca sulle accuse fatte da Rizzo a Diliberto di una vicinanza sospetta con questo manager influente che scrive e presenta libri che pochi leggono attentamente. D’altra parte Valori è stato nominato presidente di Sviluppo Lazio, holding della regione Lazio, dalla giunta di centro sinistra.
Ma la rappresentazione più chiara del volto del potere economico politico e finanziario si può percepire dall’alleanza con Tarek Ben Ammar nel “La Centrale Finanziaria Generale” dove le foto dei due soggetti compaiono nella home page quasi come un logo o un certificato di garanzia.
Da fonti sindacali pressoché ignorate risulterebbe che Telecom stia trasferendo i call center in Tunisia mentre sta impunemente licenziando in Italia 470 lavoratori del 1254.
Sempre le medesime fonti affermano che i responsabili regionali del 191 ( cioè il servizio di assistenza clienti business di Telecom Italia) si stanno avvicendando in missioni di lavoro nella patria di Tarek Ben Ammar, dove la famiglia Tripi (che dà il nome al gruppo Alma Viva) gestisce da tempo attività di call center.
Una perfetta gestione pacifica e trasversale che il flusso delle notizie inghiotte come le persone e i lavoratori senza storia e volto.
domenica 24 maggio 2009
La trasversalità di Finmeccanica e i "senza potere" di Aprilia
Illustrando la prima trimestrale del Gruppo Finmeccanica, che riceverà qualche contraccolpo dalle commesse belliche statunitensi, il condirettore generale ha rivelato il successo della controllata Ansaldo Energia che ha conquistato una commessa da Sorgenia per la turbogas di Aprilia.
Gli affari vanno avanti come un rullo compressore.
LA stessa Ansaldo Energia, tra l'atro, si sta preparando al trattamento dei rifiuti radioattivi grazie ad un accordo con la Sogin e un'impresa svizzera specializzata nel settore.
lunedì 11 maggio 2009
Se i mezzi dell'Eni servono a catturare chi chiede asilo
A dare l'ordine al rimorchiatore italiano di intervenire sono stati i militari libici in servizio sulla piattaforma. Alcuni migranti hanno ricevuto delle cure mediche. Tutti gli altri sono stati consegnati ai funzionari del Ministero dell'Interno."
martedì 5 maggio 2009
Una cogestione padronale
La prima di natura ideologica è quella ben espressa dal direttore de Il Mondo che analizza la questione della “voglia di cogestione”, indotta dall’esempio dei metalmeccanici statunitensi nel caso Chrysler, con l’ avvertenza di evitare “l’esproprio proletario delle funzioni di governance che devono restare degli azionisti” invitando a non affidare il timone della nave ad una ciurma di marinai che si litigano il comando.
Infatti, mentre si allarga la cassa integrazione, il ricorso alla mobilità e i lavoratori americani rinunciano a molti loro diritti, le famiglie possidenti del Paese ancora si spartiscono cospicui dividendi. Per il 2008 : 296 milioni a quella Berlusconi, 381 a Benetton, 102 a quella Moratti, per fare qualche nome eclatante.
Quale spazio al capitale vivo dei lavoratori?
giovedì 30 aprile 2009
Per un dizionario corretto di ecodistretto
La formula piace ed è accattivante se la usa anche l'assessore regionale all'attività produttive riportato come esempio della ideologia che sembra prevalere nel governo dei beni pubblici.
Ecco la citazione ripresa dal sito ufficiale in forma di comunicato stampa:
«La delibera di localizzazione di un aeroporto regionale a Frosinone è un concreto passo in avanti che, senza gravare sulle casse regionali, incentiva la partecipazione privata ad un’opera strategica di interesse pubblico».
Francesco De Angelis, assessore alla piccola e media impresa della Regione Lazio, commenta così la deliberazione della Giunta regionale che prevede la localizzazione, a Frosinone, di un aeroporto di competenza regionale per il sud del Lazio.«L’aeroporto della provincia di Frosinone – spiega De Angelis – si inserisce in un ampio programma che prevede, tra le altre cose, l’opera di bonifica e di risanamento ambientale della Valle del Sacco, la riqualificazione e la riconversione ecologica del sistema produttivo locale (in particolare con lo sviluppo degli ecodistretti industriali, delle filiere agroenergetiche e delle energie rinnovabili) e il rilancio della vocazione turistica, culturale e ambientale del territorio. Il progetto della struttura aeroportuale sarà parte integrante di un sistema di riorganizzazione della mobilità integrata utile a migliorare l’efficienza del trasporto pubblico locale dell’intera provincia di Frosinone».«Grazie a questa delibera, le strutture regionali competenti potranno avviare le procedure necessarie.Un risultato importante per uno sviluppo sostenibile e compatibile con la tutela dell’ambiente e del territorio».
venerdì 24 aprile 2009
Conoscere il territorio e gli strumenti per operare
Mentre strumenti e fonti sugli ecodsitretti si possono consultare dal sito di Ecosistemi
Per avere una idea delle conseguenze della irresponsabilità delle politiche industriali sulla vita dell'ecosistema e quindi della popolazione intera, si può leggere il risultato di un workshop organizzato dall' Istituto Superiore di Sanità sul betaesaclorocicloesano. Il volumetto informativo, distribuito dall'Asl Rm G, è anch'esso molto istruttivo pur se confezionato con tutte le cautele del caso.
mercoledì 22 aprile 2009
Segnali contraddittori
A Ceccano il 26 aprile si svolgerà la FESTA REGIONALE DELL'ALTRA ECONOMIA, promossa dalla Regione con Sviluppo Lazio, per la promozione dell'agricoltura biologica, le energie pulite, il commercio equo e solidale, la finanza etica, il turismo responsabile, la pratica del riuso e riciclo, la comunicazione aperta, tra cui il software open source (per informazioni cliccare qui).
Da una parte si continua con lo sviluppo, aggiungendo la parola "sostenibile" per dare una colorazione verde, fatto di mega impianti turistici, aeroporti, grandi scali ferroviari, da unire all'attuale politica dei rifiuti basata su discariche e inceneritori, dall'altra si anima la speranza di un'economia altra, partecipata, fatta di scelte per la riduzione dei consumi, l'abbattimento dell'inquinamento, un turismo che si adatta al territorio, la raccolta differenziata porta a porta, il piccolo e medio commercio e il software libero e gratuito. Il tutto promosso ed organizzato dalla Regione Lazio.
25 Aprile, ultimi soviet e veri soldi
Comunque una graduatoria dei supercompensi dei manager italiani fino al n 221 sono in chiaro sullo stesso sito del giornale economico di Confindustria.
Una trasparenza che mostra anche il venir meno del pudore per una diseguaglianza che non crea scandalo, ma assuefazione e accettazione di un sistema.
domenica 19 aprile 2009
Se tutto sembra deciso a Colleferro.......una proposta il 28 aprile
Una proposta concreta per il lavoro e l’ambiente.
presso la Sala Konver di Colleferro, Via degli Esplosivi
Una soluzione possibile e credibile consiste nell’avvio di un reale eco distretto, capace di valorizzare il territorio e far crescere i posti di lavoro.
Nutriamo seri dubbi su molte delle iniziative e progetti che si rivolgono alla Valle del Sacco:
· ricollocazione delle attività produttive così come proposta dal sub commissario alla bonifica ambientale.
· progetto di infrastrutture viarie ( nodi stradali, ferroviari e relative infrastrutture previsti nei Piani Urbanistici – PUCG - dei Comuni) in base al quale quattro amministrazioni comunali hanno richiesto fondi pubblici al Governo.
· progetto dell’ aeroporto di Frosinone, destinato ad aggravare la situazione ambientale di una zona tra le più compromesse della Regione Lazio.
Ci sfugge, infine, il collegamento di tali operazioni con la centrale a biomasse, con relativo polo tecnologico di eccellenza per la ricerca scientifica, propagandata su Artena.
Siamo incapaci di vedere un piano di interventi concordato ed efficace per tutelare davvero il bene ambientale e la crescita dell’occupazione.
Per avviare un ecodistretto occorre un piano unitario e coerente, tale da attirare cospicui fondi europei in un processo dove impegnare le migliori sinergie col mondo della ricerca e dell’innovazione. A cominciare dalla tecnologia delle fonti rinnovabili, senza affidarsi alla pretesa salvaguardia dei posti di lavoro e ricaduta positiva sulla crescita del territorio che darebbero le commesse degli armamenti.
La crisi attuale si può affrontare solo cambiando prospettiva, superando dannose logiche di semplice sfruttamento del territorio che hanno prodotto fin troppi danni e distruzione.
Così è accaduto in altre zone d’Italia, dove processi di riconversione hanno visto il concorso deciso e responsabile delle parti sociali e degli enti locali.
Può accadere anche a Colleferro e nella Valle del Sacco.
Non si può abbandonare una città ad un’ideologia che vuole barattare la salute pubblica con il benessere economico di pochi.
Ogni scelta strategica e decisiva sul destino di un luogo non può calare dall’alto, ma deve nascere da una partecipazione attiva delle persone che vi abitano e ne hanno cura.
Esistono risorse economiche e opportunità strategiche che possono essere liberate solo da una forte partecipazione popolare.
Per tali motivi vi invitiamo ad un confronto pubblico il prossimo dove affronteremo i nodi attuali della gestione del territorio e delle possibili alternative, reali e praticabili.
Rete per la Tutela della Valle del Sacco-Archivio Disarmo- Rete Lilliput- Legambiente Lazio
giovedì 9 aprile 2009
Numeri
400 milioni di euro dai fondi europei per il terremoto de L’Aquila.
400 milioni di sterline inglesi (447 milioni di euro) di obbligazioni emesse da Finmeccanica per recuperare parte dei prestiti accesi per acquistare l’americana Drs Thecnolgies, fornitore del Pentagono . Si annunciano tagli sul bilancio della Difesa americano, ma rassicura Guargaglini che siccome l’iter della contabilità pubblica statunitense è ancora lungo “noi non staremo fermi”.
9 mila esuberi alla Royal Bank of Scotland che figura tra le banche coordinatrici del collocamento obbligazionario di Finmeccanica.
17 milioni di sterline la pensione dell’ex amministratore della stessa banca, sir Fred Goodwin.
14 miliardi di euro previsti in 15 anni per l’acquisto dei cacciabombardieri JSF 35 dal bilancio della Difesa italiana:ogni caccia bombardiere equivale al costo di 400 asili nido.
mercoledì 8 aprile 2009
Capitali e persone
Nel mentre i fiumi di denaro fanno il loro corso. Il Fondo Sator, di cui abbiamo già parlato, è intervenuto per arrivare al controllo della Banca Profilo che si definisce consulente specializzato nel private banking e nei servizi finanziari per i clienti istituzionali verso cui esprime l’offerta di valori come addirittura Entusiasmo( incontenibile spinta ad operare verso obiettivi comuni), Grinta(determinazione a mantenere sempre l’iniziativa nei confronti del mercato) e ovviamene Flessibilità(capacità di rispondere con efficacia e tempestività alle diverse esigenze).
Anche il giovanissimo rampollo Berlusconi,Luigi, ha deciso di investire nel fondo di private equity di Matteo Arpe, a cui nessuno in questo tempo di crisi nera chiede conto della liquidazione mostruosa percepita, solo qualche anno addietro,da Geronzi per andar via da Capitalia.
Il modo finanziario sembra stupito da tale apertura di credito del figlio del presidente del consiglio, tramite la “Holding Quattordicesima”in mano ai tre figli minori di Berlusconi, nei confronti di un “nemico” della galassia Mediaset, strettamente legata alla cordata di Geronzi ormai al potere su Mediobanca determinante per le strategie del capitalismo italiano. Ma ,come notano alcuni, quasi a mascherare il legame finanziario trasversale che non conosce confine, si tratta solo di 5 milioni di euro che sono molti di meno dei 37 milioni investiti dai tre fratelli minori della famiglia di Arcore, tramite la stessa Holding, per comprare un edificio a due passi dal Duomo di Milano. Interamente affittato.
venerdì 27 marzo 2009
Venerdì 3 aprile con la Fiom davanti la sede di Finmeccanica
Una domanda che manifesta il senso autentico di responsabilità dei lavoratori.
dal comunicato FIOM-Cgil del 25 marzo 2009
"Il Gruppo Finmeccanica è in parte proprietà del Governo italiano e, in particolare per quanto riguarda le attività militari, opera su commesse pubbliche. Gode quindi di finanziamenti pubblici, che vengono dalle casse dello Stato, ovvero dai contribuenti. Nel novembre 2008 la stampa israeliana ha dato notizia dell’intenzione di Finmeccanica di stipulare accordi di collaborazione con le principali aziende militari israeliane (Elbit, Iai, Rafael). Risulta che diverse aziende del Gruppo hanno già direttamente e/o indirettamente rapporti di collaborazione con almeno una di queste aziende. E' noto che esistono rapporti commerciali tra Finmeccanica e Israele per le forniture di sistemi d'arma, così nell'ambito delle forniture di aziende israeliane verso l'esercito italiano. Le lavoratrici ed i lavoratori delle aziende del Gruppo hanno il diritto di sapere che uso viene fatto del risultato del loro lavoro e che ciò avvenga nel più rigoroso rispetto della legge 185 e della legalità internazionale. Nulla può giustificare che tali regole e principi vengano violati o aggirati.
Chiediamo chiarezza e trasparenza sui rapporti commerciali e industriali tra il Gruppo Finmeccanica, il governo israeliano e le industrie militari locali, sia per quanto riguarda le aziende del Gruppo che si trovano sul territorio italiano, che la nuova controllata statunitense DRS.
E' inaccettabile che una realtà industriale - a maggior ragione perché parzialmente pubblica e finanziata da denaro pubblico - possa essere complice di violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Chiediamo su questo informazioni esaurienti e garanzie a Finmeccanica.
Per sostenere queste richieste 3 aprile 2009 dalle ore 11.00 alle ore 13.00 presidio davanti alla sede di Finmeccanica in Piazza Montegrappa a Roma. "
giovedì 26 marzo 2009
Come girano e si annuciano soldi nel Lazio
Come spiega un partner del fondo Apax i settori su cui puntare nella Capitale sono le tlc, i media e la difesa con un interesse alle "eventuali dismissioni di società del gruppo Finmeccanica".
Nel frattempo un azienda di questo gruppo, la Selex communications, riceve dal ministero dello sviluppo economico 28 milioni di fondi per progetti sulla banda larga delle reti e sistemi wireless. In tal modo rientrerebbero in servizio 150 lavoratori in cassa integrazione nello stabilimento di Cisterna di Latina.
Entro tre anni un centrale solare da 20- 30 megawatt a Latina in base ad un progetto Confindustria - Enea. Saranno necessari 140 milioni da recuperare tra soggetti pubblici e privati.
lunedì 23 marzo 2009
Premesse per un progetto coerente per la valle del Sacco
L’obiettivo è quello di proporre una soluzione alla problematica ambientale della Valle del Sacco puntando sulla riconversione ecologica dell’intero territorio con la dichiarata intenzione di mantenere e far crescere l’occupazione in generale e dirottare, in tal modo, la produzione verso attività diverse dal settore degli armamenti.
La finalità espressa potrebbe apparire del tutto utopica e irrealizzabile e allora il percorso è già terminato, non provando neanche a togliere le redini del potere a chi lo ha sempre avuto e gestito con i risultati che conosciamo.
Se invece la proposta, oltre che evidentemente ragionevole e auspicabile, ha la forza per entrare nel merito, occorre verificare su quali risorse può fare affidamento.Procediamo con alcune domande:
A) Il progetto di bonifica e ricollocazione industriale espresso dal sub commissario avv. Di Palma esprime l’orientamento prevalente della giunta regionale? Se così è, per evidenti equilibri interni, rimarrebbe solo la trattativa sulla modalità di gestione di tale piano che sembra comunque già a buon punto con gli strumenti urbanistici già avviati.
B) L’altro progetto che insiste sulla Valle è quello fortemente pubblicizzato dall’assessorato regionale all’agricoltura che fa perno su Artena e vanta l’assistenza di un polo universitario. A che punto di realizzabilità è giunto? E in che rapporto si pone con il progetto Di Palma, visto che la delocalizzazione dell’area produttiva prevista dal sub commissario riguarda proprio il territorio tra Artena e Colleferro?
C) La trattativa durissima con la società indiana proprietaria di Videcon ad Anagni è giunta ad esaminare la possibile e ovvia riconversione al fotovoltaico. Già la Marazzi, sempre ad Anagni, ha avviato la riconversione verso la produzione di tegole fotovoltaiche. Con quali analisi di strategie di filiera sul territorio? Ci sono esempi recentissimi come la gestione della crisi dell’Electrolux di Scandicci (FI) dove il progetto di riconversione e salvaguardia ha formato oggetto di una strategia concordata di sistema comprensivo dell’indotto. La Regione Toscana ha contribuito investendo 10 milioni di euro, lo stesso importo concesso nel Lazio all’indotto Fiat nel 2008, ora in grave crisi……..
Se non si risponde a tali domande, la realtà rimane confusa e praticamente in una fase di stallo, mentre altri soggetti si muovono pubblicamente senza alcuna remora.
venerdì 20 marzo 2009
Come si decide un piano industriale e con quali fondi
In questo senso la legge 210 del 30 dicembre 2008 ha finito per reintrodurre i contributi CIP6 per diversi inceneritori.
Secondo il presidente dell’Antitrust nel 2007 il contributo di 5 miliardi di euro prelevato dalle bollette per finanziare le energie rinnovabili è andato per 3,6 miliardi agli inceneritori e il resto per le produzioni verdi.
Esistono azioni in corso, poco conosciute, per richiedere il maltolto, ma non si può dire che non esista una logica in questo tipo di politica industriale.
lunedì 9 marzo 2009
Colleferro: lo sviluppo ha "bruciato" il futuro
mercoledì 25 febbraio 2009
Diversificare. Auto, nucleare e solare
“ Per quanto ci riguarda, sul fronte energia porteremo nelle varie territoriali una metodologia di risparmio energetico che poi in pratica potrà tradursi in progetti pilota per tutti. Concretamente stiamo ragionando con Enea per farci promotori, con l’aiuto di Sviluppo Lazio e di imprese interessate alla costruzione, di una centrale con tecnologia solare termodinamico. Parliamo cioè di un impianto da 20 MW che potrebbe sorgere vicino a Latina. Realizzato con fondi privati, con il nostro patrocinio, quello di Enea e con risorse che magari anche Sviluppo Lazio potrebbe destinare all’iniziativa”.
La grande crisi economica quindi orienta verso il solare anche i rappresentanti di quei settori come il presidente Stirpe che rappresenta quell’indotto Fiat del frusinate che ha ricevuto grandi finanziamenti dalla Regione e dallo Stato in questi anni e adesso si trovano con un picco di cassa integrazione e una crisi di commese che fa paura. Evidentemente si tratta di una politica industriale orientata in maniera errata dato che, come affermano economisti come Andrea Ricci “la politica industriale non è uno strumento tecnico socialmente neutro, ma è parte integrante di una strategia complessiva mirante a disegnare un modello sociale” ( “Dopo il liberismo” 2004: Un testo che proponeva “scandalosamente”, pochi anni addietro, la nazionalizzazione della Fiat).
martedì 24 febbraio 2009
Il patto atomico fra Italia e Francia
lunedì 16 febbraio 2009
Fiumi sotterranei a Roma
Di partner e soldi se ne intende l’ex a.d. di Capitalia, Matteo Arpe, rimosso dal suo incarico nel 2007 con uno scivolo di 50 milioni di euro. Il giovane manager ha fondato Sator, una finanziaria “indipendente” che ha raccolto nel primo anno asset pari a 700 milioni di euro. Nel capitale troviamo la fondazione Mps, Angelici Partecipazioni Finanziarie, Api Holding, d’Amico Società di Navigazione, il gruppo Santarelli, Massimo Moratti e tre gruppi esteri non appieno conosciuti. Ultima ad entrare anche la Fondazione Roma, azionista di Unicredit. Il nome della società finanziaria, Sator, ricorda la struttura, nota agli archeologi, di una scrittura romana definita a quadrato magico e dal significato misterioso. Più semplicemente, nel nostro caso, occorrerà seguire le mosse di questa ricca “creatura”, in un mondo dove cresce la diseguaglianza e la povertà. Dove investirà e cosa andrà a sostenere per ricevere il consenso dei propri azionisti.
domenica 15 febbraio 2009
Visite di cortesia
Missione del ministro degli esteri italiano in Nigeria. Frattini ha confermato che il governo della nazione africana, coinvolta dalle ribellioni per il controllo petrolifero sul delta del Niger, è interessato "alla tecnologia militare italiana" e quindi con buon auspicio per Finmeccanica e Alenia.
lunedì 9 febbraio 2009
Se decidono solo i banchieri ci rimane il golf
Se il caso più eclatante ha riguardato la chiusura del centro di Ricerca e Sviluppo Marconi, ex Ericsson Lab Italy, la deflagrazione si attende da Telecom che prevede, con la benedizione di Geronzi di Mediobanca, il taglio di 4mila posti di lavoro che seguono i 5mila esuberi del settembre2008 e la riduzione di due miliardi di investimenti.
Ma nel mondo del capitale si profilano nuove strategie. L’ex consigliere economico di Prodi, Angelo Rovati, ora “consulente “ di Rothschild ( questa sì che è mobilità!) ripropone il suo piano di scorporo di Telecom, arrivando stavolta ad una fusione con Mediaset , che avverrebbe con un gran giro di cessioni di controllate.
Ci sono livelli perciò di gestione dell’economia che sfuggono ad ogni minima partecipazione consapevole finendo per dare ragione alla tesi prevalente per cui l’impresa appartiene sostanzialmente agli investitori e non certo alle persone che ci lavorano e al territorio dove operano.
Nel mentre la Federgolf ha intravisto un mercato in crescita su Roma dove ha intenzione di investire 5-6 milioni di euro per attrezzare nuovi campi da Golf sui 90 ettari del Parco del Litorale cui togliere il vincolo ambientale e che potrebbero attrarre quei 4 milioni di turisti golfisti presenti in Europa secondo le stime della Federazione Italiana Golf.
Anche per Colleferro, interdetta la produzione agricola e in dismissione il comparto industriale, l’alternativa proposta da diverse fonti rimane il golf per la capacità di attrarre ceti abbienti. L’ex parco privato della selva di Paliano sembra il luogo più adatto, intanto la bonifica del sito industriale richiederà ben più di 18 buche del campo regolamentare da golf.
sabato 7 febbraio 2009
La fase preindustriale di Tor Vergata
Una sessione operativa per la valle del Sacco
Il caso dell’inquinamento diffuso e pervasivo nella Valle del Sacco, che attraversa territori situati nelle due Province di Roma e Frosinone, è la manifestazione eclatante di un uso irresponsabile dei beni comuni consegnati ad una pretesa libertà imprenditoriale oggetto di valutazione penale, senza per questo tralasciare quelle responsabilità storiche, non più sanzionabili, di gruppi dominanti del potere economico che rimangono prevalenti nel “sistema Paese”.
Uno degli effetti paradossali che potrebbe prodursi, allo stato attuale degli interventi programmati di bonifica ambientale, rimanda alla pratica di scaricare sulla collettività gli ingenti costi di risanamento per consegnare il territorio ai medesimi criteri gestionali che hanno posto in un conflitto insano il reddito da lavoro con la tutela dell’ambiente e la promozione della pace. Uno dei tratti caratteristici del sito di Colleferro, che è al centro della questione Valle del Sacco, risiede anche nella presenza consolidata di fabbriche di armamenti dagli esiti finali non meno distruttivi e che, ad ogni modo, rendono obbligatoria l’applicazione della legge Seveso prevista per lo stato di pericolo rilevante cui è esposta inevitabilmente la popolazione residente.
Dal 2008 la Regione Lazio, definendo i criteri di utilizzo dei milionari fondi strutturali dell’Unione Europea, previsti per il settore ricerca e sviluppo, e adottando una legge quadro sulla pace che non si ferma alle notazioni di principio, ma pretende di incidere nella definizione delle strutture produttive esistenti, ha posto le premesse per una politica industriale responsabile. Si tratta di strumenti da mettere alla prova e utilizzabili, in maniera efficace, per definire un piano di investimenti in linea con l’indirizzo, ormai avvertito anche dai settori più refrattari, di una inevitabile riconversione ecologica della produzione. E’ ragionevole, infatti, prevedere che una gestione ottimale delle fonti energetiche rinnovabili sia in grado di facilitare la creazione di occupazione di qualità non comprimibile da quelle strategie speculative che, in questi anni, hanno imperversato operando o minacciando delocalizzazioni al fine di comprimere il diritto alla salute e al lavoro.
Presumere di poter affrontare la questione “Valle del Sacco” come una vicenda localistica e “provinciale”, pone le premesse per vedere, ancora una volta, sconfitte le ragionevoli istanze di tutela del bene comune a favore di prevalenti poteri economici e finanziari che possono utilizzare agevolmente le leve della informazione e della cultura.
Per questo motivo chiediamo il concorso di passione civile e di competenze che possono provenire dai movimenti,dalle associazioni e dal modo accademico, ad ogni livello, riconoscendo il valore paradigmatico ed esemplare di un luogo, Colleferro e Valle del Sacco, da non consegnare per sempre al degrado e avviare un percorso concreto fatto di adeguati investimenti e politiche industriali efficaci.
Vi invitiamo, pertanto, ad intervenire alla prima sessione operativa del gruppo di lavoro che si terrà:
Martedì 10 febbraio 2009 ore 18
Sala rappresentanza Regione Lazio Via Poli, 29 (angolo Via del Tritone) Roma
Rete Tutela Valle del Sacco - Rete Lilliput - Archivio Disarmo
I "generosi" investimenti nelle fonti rinnovabili
mercoledì 4 febbraio 2009
Contabilità pubblica
3000 ettari da sottoporre a bonifica di cui 700 interdetti ad ogni attività agroalimentare
6000 capi di bestiame abbattuti nel 2005
Il 55% della popolazione sottoposta ad analisi epidemiologia con tracce ineliminabili di una sostanza chimica nociva
Il costo sulla collettività è dunque calcolato per difetto in misura sostanziale.
Tutto questo per porre le premesse della rinascita, mentre i profitti privati si sono consolidati in altre sedi.
Necessita un piccolo investimento per una analisi storica del capitalismo italiano concentrato su Colleferro.
martedì 3 febbraio 2009
Il potere prevalente
L’azienda familiare si sostiene per oltre metà del fatturato con appalti militari, tanto da avere come presidente un ex comandante dello Stato Maggiore della Difesa, Mario Arpino, anche se le strategie sono state affidate ad un manager come Tommaso Pompei che ha un lungo percorso nei luoghi del potere tra cui la vicenda della tangente Wind-Orascom per cui risulta ancora tra gli indagati. Entro febbraio saranno dettate le linee direttive, anche se lo stesso Pompei ha personalmente una partecipazione significativa del 10% nella Phen Solar, una Srl dedicata al settore fotovoltaico presente nel tecnopolo tiburtino, ma sotto il controllo di una società con sede in Lussemburgo di cui sarebbe interessante comprendere la natura della proprietà dominante.
Un settore dunque, quello delle fonti rinnovabili, con grandi prospettive di sviluppo e di occupazione che risentirà delle decisioni di qualche lontano Cda.
Nel mentre la multinazionale statunitense Kraft ha deciso di togliere autonomia alla filiale italiana della terza società mondiale nel settore degli alimenti. Una presa di posizione che mette in allarme i lavoratori della Simmenthal di Aprilia (LT) per una vendita dello stabilimento.
Insomma sia che si tratti di solare come di armi o di carne in scatola e Philadelfia ( storico marchio Kraft che significa “amore fraterno”), decide qualcuno che non si conosce, oppure si conosce troppo bene come gli eredi Crociani che decidono tutto e chi concorre con il lavoro alla produzione non può che giocare di rimessa, sperando nel buon padrone.
Non è forse qui, nel potere prevalente, la crisi del sistema ?
martedì 27 gennaio 2009
Colleferro e i giochi della Alstom
La società d’oltralpe ha acquisto anche la proprietà della tecnologia del Pendolino che ha ottimizzato in maniera adeguata per nuove e importanti commesse nel mondo. Si tratta di uno dei casi classici indicati da Luciano Gallino nell’analisi “Scomparsa dell’Italia industriale”. Siamo di fronte ad una tipologia di produzione che rientra nella filiera della cura del ferro indicata da molti come strategia per liberare le strade dal traffico e dall’inquinamento. Ma le urgenze della Fiat evidentemente erano altre e le commesse pubbliche per l’acquisto e manutenzione dei treni rimangono in una fase di stallo, mentre si continuano a richiedere aiuti pubblici per il settore auto con annunci terroristici di decine di migliaia di licenziamenti.
Le fonti sindacali riferiscono nel 2008 una serie considerevole di commesse acquisite da Alstom. A partire dalla concorrente di Trenitalia , la Ntv di Montezemolo e soci, per continuare con l’ Angel Trains che ha stipulato contratti decennali per la fornitura e la manutenzione dei treni Pendolino (Sic!) ad una cifra complessiva di 1,8miliardi di euro impegnati dalla società inglese , mentre la tedesca Veolia Verkeher ha ordinato 36 nuovi treni regionali. Proprio quei treni che sono drammaticamente carenti sulla rete italiana. Commesse e ordini che passano, tuttavia, lontano dalla linea di produzione di Colleferro, per cui si prevede lo stato di crisi.
Nel frattempo si agitano le acque in Francia per la fusione sempre annunciata tra Alstom ( controllata da un imprenditore amico del presidente Sarkozy)e il colosso Areva, la multinazionale del nucleare che possiede miniere di uranio nel Niger. Ovviamente per il gioco dei poteri finanziari non ha valore la presenza di duecento lavoratori a Colleferro, a meno l’orientamento nuclearista del governo italiano non si riveli il terreno adatto per un ottimizzazione delle risorse nella “mission” di Areva. E’ solo una ipotesi, ma uno dei possibili scenari che una politica industriale attenta al territorio potrebbe sventare.
martedì 20 gennaio 2009
Una legge da porre a verifica
Una legge che può incidere nelle scelte della Regione, ma che se rimane senza risorse rimane solo una buona intenzione. Può essere uno strumento per incrinare l'ideologia dell'economia di guerra che genera ingiustizia sociale, danni all'ambiente e aggressione alla sicurezza del territorio dato alla promozione della cultura di pace e il sostegno concreto di attività che mirano alla pacifica convivenza tra i popoli, si accompagnano, dunque, la previsione di interventi economici tali da incidere sul tessuto produttivo della regione.
La provocazione culturale che ci attende è quella di mostrare nei fatti come le scelte di pace coerenti siano capaci di incidere a difesa dei beni comuni e nella vita concreta delle persone di questa regione. Allo stesso modo di come abitualmente avviene, senza aver bisogno di alcuna legge, ad opera di prevalenti e trasversali gruppi di potere che disegnano il volto produttivo, ambientale e sociale del nostro territorio.
domenica 18 gennaio 2009
Assisi, città per la pace, "ma anche" per i fondi sovrani
sabato 17 gennaio 2009
Colleferro come area sacrificale
"Secondo le nostre proiezioni, il 55% dei casi trattati dovrebbe risultare contaminato e in maniera praticamente irreversibile, dal momento che il beta esaclorocicloesano ha vita lunga, è solubile nei grassi, sembra ormai entrato nel ciclo alimentare e non viene metabolizzato dal corpo umano. Paradossalmente, può essere espulso, nelle donne, solo mediante allattamento, ma mettendo di conseguenza a rischio la salute del bambino”.
Così si esprime in una audizione alla commissione Sanità in Regione , il responsabile del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl RM/E, Carlo Perucci, a margine di una prima analisi a campione sulla popolazione per accertare lo stato di contaminazione causato dai rifiuti tossici degli insediamenti industriali insistenti nella Valle del Sacco a partire dagli anni ’50.
cfr sito Consiglio regionale
giovedì 15 gennaio 2009
Anche per lo zucchero si arriva tardi
Come dichiara il segretario nazionale della Flai Cgil Antonio Mattioli "In questo paese tutti si riempiono la bocca sulle soluzioni energetiche alternative, sull’ energia pulita e sull’innovazione, ma quando ci si trova di fronte alla prova dei fatti, a progetti economicamente e socialmente sostenibili, entrano in gioco meri interessi politici e di bottega. È così che il controverso rapporto tra politica e lavoro finisce ancora una volta per essere scaricato sui lavoratori ed impedisce uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile per il nostro paese". cfr su Rassegna sindacale