sabato 5 settembre 2009

Ansaldo Westinghouse e il nucleare che si sperimenta in Cina

Mentre Renato Brunetta e Antonio Zichichi si fanno promotori del libro del Prof Battaglia dal titolo quanto mai esplicito “Energia nucleare? Sì, per favore…”, Arrivano notizie di competizioni di mercato tra Enel e Ansaldo Nucleare. Mentre la prima ha chiuso un accordo programmatico conclamato e pubblico con la francese EDF, a coronamento dell’accordo bilaterale tra i due governi sul ritorno all’energia nucleare, l’azienda di Finmeccanica ha concluso un simile accordo con Toshiba Westinghouse per la realizzazione di centrali di terza generazione in Italia.
Il rapporto tra Ansaldo Nucleare e l’azienda nippo americana ha un precedente consolidato. Nel 2008 : la società controllata da Ansaldo Energia ha definito con la Westinghouse. un importante contratto per la progettazione e la fornitura di componenti da installare nella prima unità della centrale di nuova generazione da realizzarsi in Cina nel sito di Sanmen a circa 400 Km a sud di Shanghai. Ansaldo Nucleare ha collaborato con Westinghouse allo sviluppo, alla verifica sperimentale e infine alla progettazione di dettaglio di questo reattore sin dal suo concepimento. Ma la parte più significativa è che questo contratto è stato , acquisito in joint venture con la Camozzi Energy Special Components che avrebbe così posto le premesse per partecipare anche alla realizzazione delle ulteriori centrali che la Cina intenderebbe portare avanti nei prossimi anni.
La società farebbe parte di quel gruppo che questa estate ha rivestito i panni benevoli del salvatore degli operai ex Innocenti aggrappati ad una gru di Lambrate per sfuggire dalla manovra speculativa in cui si erano trovati a dibattersi da più di un anno. L’esperienza dell’autogestione è andata avanti per un po’, ma ad un certo punto è stato necessario chiedere aiuto in tutti i modi.
Si è presentato un gruppo fondato da un ex operaio con intenti anche filantropici, ma con ritorni certi e necessariamente collegato con il flusso centrale degli affari strategici decisi ad un altro livello.
Senza una politica industriale lungimirante, dunque, pare non resti altro da fare che cedere alla speculazione del mattone o farsi salvare dalla filiera del nucleare.
Non c’è davvero alternativa?

venerdì 4 settembre 2009

Inevitabili morti da bombardamenti

Autorità locali e testimoni affermano la morte di molti civili nel bombardamento delle forze Isaf nel distretto di Kunduz in Afgnanistan. Anche se le forze Nato conferma l'uso del mezzo aereo per il bombardamento di camion cisterna, ma deve ancora accertare se nell'attacco sono rimasti uccisi anche soggetti non belligeranti.
Inevitabile il coinvolgimento dei civili secondo tutte le fonti degli studi di strategia militare moderna. Un rischio calcolalto.

La scelta trasversale degli F35 e le sue ragioni

Se gli alchimisti di ogni tempo hanno cercato la formula per trasformare il piombo in oro, i grandi gruppi industriali degli armamenti ci sono riusciti. La spesa per strumenti bellici cresce senza tregua.
Nel decennio successivo al crollo del blocco sovietico abbiamo avuto, a livello mondiale, un aumento del 45 % di spese militari, almeno da quanto risulta alla contabilità che riesce a monitorare l’indipendente e perciò prestigioso Istituto di ricerche internazionali sulla Pace di Stoccolma (Sipri).
L’ultimo dettagliatissimo rapporto annuale del centro studi svedese registra per il 2008 una spesa militare mondiale di 1.464 miliardi di dollari così distribuiti considerando i primi 10 paesi in classifica: Stati Uniti (607), Cina (84,9), Francia (65,7), Gran Bretagna (65,3 ), Russia (58,6), Germania (46,8), Giappone (46,3), Italia (40,6), l’Arabia Saudita (38,2), India (30).
Per avere un’idea di altri criteri di analisi dei dati, consideriamo che, presi nel loro insieme, i paesi dell’Europa Orientale, con 43,6 miliardi di dollari rappresentano, sempre nell’ultimo decennio, la zona con maggior incremento del budget militare (+ 174%) seguita in maniera significativa da quella dei paesi del Nord Africa ( + 94%).
In tale contesto generale si pone la questione della costruzione e dell’acquisto da parte dell’Italia dei caccia bombardieri Joint Strike Fighter denominati JSF35. Si tratta di un progetto internazionale a guida Usa che vede il nostro Paese coinvolto con un impegno di spesa pluriennale (fino al 2026) stimabile in 15 miliardi di euro.
Nonostante l’attuale grande divario, secondo alcuni la Cina è destinata a diventare la nuova potenza mondiale militare in diretta competizione con gli Stati Uniti, secondo gli esperti, entro il 2015. Per il Pentagono, comunque, la stima effettiva è già di 120 miliardi di dollari per quanto riguarda il riarmo cinese.
Ma tutte le nazioni cercano di far crescere il proprio potenziale di armamenti anche di tipo nucleare. Se si teme l’Iran che maschera la bomba atomica con la ricerca del nucleare civile, l’India e il Pakistan, in latente conflitto tra loro, ne sono già in possesso con il consenso esplicito di Washington. Basti pensare alla recente missione del segretario di stato Usa, Signora Clinton, che ha concluso un accordo strategico con il governo indiano, scalzando il tradizionale fornitore russo, per la fornitura di caccia bombardieri da parte di Boeing e di Lockheed Martin assieme ad una commessa per la costruzione di due centrali nucleari.
Ogni anno la vasta rete di associazioni raggruppate sotto il titolo di Sbilanciamoci provvede non solo a criticare le scelte dei governi di diverso colore, ma a formulare controproposte concrete a partire dalla gestione delle voci del bilancio dello Stato entrando nei dettagli dei numeri rendendoli così comprensibili. Non è un semplice esercizio inutile, destinato ad essere ignorato da chi controlla il potere economico reale, perché aiuta a formare una consapevolezza critica che magari, col tempo, riuscirà ad incidere su determinate scelte decisive. Destinare 15 miliardi a comprare 131 caccia bombardieri oppure investirli nella sanità, nella scuola, nelle politiche sociali o dell’ambiente appare un paragone fin troppo semplice da apparire banale. Così il cartello Sbilanciamoci ne ha fatto una campagna di pressione politica lanciando una sottoscrizione aperta a persone e associazioni che deve fare i conti, tuttavia, con una diversa determinazione strategica condivisa dagli schieramenti politici che si sono alternati al governo in Italia. Non è perciò strano verificare come questa istanza di cambiare le priorità di spesa pubblica non abbia trovato adeguati spazi e risonanza nella grande stampa e nei mezzi di informazione. Gira su internet, ma, certo, delegare la propria coscienza civile ad un click generico su appelli on line, senza un coinvolgimento e una esposizione personale, non si sa se sia più vano o dannoso. Una persona comune intuisce infatti che non può fare nulla se non esprimere un formale dissenso contro cose più grandi e complesse su cui non può avere competenza in una rassegnazione alla “banalità del male” confermata dal fatto che certo simili scrupoli non possono affacciarsi tra i nord coreani, i cinesi, i russi e così via. E non bisogna cedere al tentativo di disegnare i responsabili e gli operatori coinvolti nella produzione di armi come persone senza scrupoli. Sono i primi, normalmente, a dichiararsi amanti della pace, ma costretti dalla necessità di una richiesta del mercato a cui qualcun altro, comunque, provvederà a rispondere.
In Italia come analizza lucidamente e senza remore Gianni Alioti, dell’ufficio internazionale dei metalmeccanici della Cisl, la chiave di volta di questa scelta recente di puntare sul mercato degli armamenti si può rintracciare nel consiglio di amministrazione del 2000 di Fimneccanica, controllata al 31% dal ministero dell’economia, di riconvertire la produzione civile verso quella della difesa, o bellico come qualcuno ancora lo definisce.
Il tutto, grazie alle lobby dell’informazione, nella ignara consapevolezza dei più. Ma ciò che più incide a livello politico è la mancanza di quella che viene chiamata educazione remota: quella che pone le premesse profonde per acquisire consapevolezza , saper leggere gli avvenimenti e poi agire. Quanto tempo perso i questi anni ad addormentare la crescita di una coscienza civile che si vuole distrarre e rendere innocua e inutile.

martedì 21 luglio 2009

L'agente di Boeing in India

Mentre la banca d’affari Goldman Sachs sta cominciando di nuovo a riconoscere stipendi e bonus in maniera insensata per i propri manager, la signora Clinton va in India a perfezionare l’accordo avviato da Bush con cui le due maggiori democrazie del mondo prevedono la vendita di armi sofisticate da parte degli Stati Uniti che mirano a scalzare la Russia dalla posizione di maggior fornitore di tecnologia avanzata per la difesa. Come sempre, fanno la parte principale gli aerei da caccia. L’India ha infatti indetto un gara internazionale per l’acquisto dei 129 aerei da caccia: commessa che potrebbe far risalire le azioni di Lockheed Martin e Boeing contro la concorrenza dei Mig russi e del consorzio Eurofighter che vede la partecipazione di imprese britanniche, tedesche, italiane e spagnole.E il binomio non potrebbe essere perfetto senza l’accordo sul nucleare civile dato che due centrali nucleari americane hanno trovato la loro allocazione in India. L’India non ha mai firmato il trattato di non proliferazione nucleare, ma la questione non desta preoccupazioni per Washington che non smetterà di vendere armi e tecnologia nucleare anche al Pakistan, da sempre in contenzioso latente e palese con New Delhi.
Nessuna soluzione di continuità con l’amministrazione Bush e non poteva essere diversamente. Se la crisi è di sistema le prediche possono lenire e fuorviare, ma ciò che conta sono i finanziatori delle campagne elettorali.

lunedì 20 luglio 2009

La linea del sindacato internazionale su armi nucleari e riconversione

Quanti nella FIM-CISL e nel sindacalismo confederale hanno da sempre cercato di far vivere i valori della nonviolenza con l’impegno a rendere meno dipendente l’occupazione industriale alle spese militari, al commercio e all’uso delle armi hanno, finalmente, un motivo di gioia. Il loro “velleitarismo” è diventato la “linea” (come si diceva una volta) della Confederazione Sindacale Internazionale,
le campagne portate avanti insieme alle tante associazioni laiche e/o di matrice cattolica riunite nel cartello della RID (la rete italiana disarmo) diventano “campagne sindacali”. Il segretario generale della ITUC/CSI, Guy Ryder nella conferenza stampa di presentazione della campagna lanciata dalla CSI “Non più Armi Nucleari”, in cooperazione con l’iniziativa mondiale “Municipi per la Pace” (più di 2 mila città in circa 130 paesi), si è spinto oltre.Chi non condivide le cose che ha dichiarato Guy Ryder (riportate di seguito) se la prenda con lui e abbia coraggio e argomenti (soprattutto) per sostenere il contrario.“La pace e il disarmo sono principi fondativi della CSI e nonostante i recenti segnali positivi di Russia e Stati Uniti, rispetto alla riduzione dei loro arsenali nucleari, al movimento sindacale internazionale preoccupa profondamente la prospettiva di una nuova proliferazione nucleare, particolarmente nel nord e sud dell’Asia e in Medio Oriente. L’unica forma per fare fronte a questa minaccia sono le negoziazioni multilaterali e, in questo senso, la revisione del trattato TNP risulta particolarmente importante, ha affermato il segretario generale della CSI, Guy Ryder.Esistono in questo momento circa 24.000 testate nucleari, con un potere distruttivo equivalente a 400 mila volte la bomba atomica lanciata sopra Hiroshima nel1945. L’armamento nucleare suppone una porzione rilevante delle spese militari mondiali, che hanno raggiunto nel 2008 il record storico di 1.400 miliardi didollari (45 per cento in più rispetto al 1998).La CSI chiede che si approfitti dell’impulso dato da altri accordi per frenare la proliferazione nucleare e la propagazione di altre armi di distruzione di massa e per introdurre un’effettiva regolamentazione del commercio mondiale di armi convenzionali, incluse le armi leggere, responsabili di almeno 500 mila morti ogni anno nel mondo.“Se si riesce ad applicare una riduzione rilevante nelle spese per armamenti, si libererebbero risorse che potrebbero essere destinate a coprire urgenti necessità economiche e sociali, contribuendo a sollevare l’economia mondiale dalla profonda recessione globale che sta costando decina di milioni di posti di lavoro. Rappresenterebbe un’importante contributo per aiutare la comunità internazionale a conseguire gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’ONU, che appaiono sempre più irraggiungibili. Affrontare le cause sociali ed economiche dei conflitti risulterebbe molto più fattibile se si disponesse dei fondi necessari all’aiuto allo sviluppo”, sottolinea Guy Ryder.La campagna della CSI mette l’accento anche sull’importanza vitale che riveste, nel processo di trasformazione delle spese militari in utilizzi con fini sociali in campo civile, la modalità con la quale si sostiene e protegge il reddito di chi lavora nell’industria militare, attraverso misure di “transizione giusta”, seguendo linee simili al riposizionamento strutturale necessario a far fronte al cambio climatico.Gianni Alioti

lunedì 13 luglio 2009

Nucleare: affari e militarizzazione dei cantieri

Sarà un affare”, afferma il ministro Scajola, aggiungendo che “il nucleare non deve essere visto in maniera ideologica o pregiudiziale, l’approccio deve essere di confronto e condivisione”(1).Le parole confronto e condivisione hanno un significato chiaro e preciso, che non trova spazio nel ddl Sviluppo.La delega per l’individuazione dei luoghi, contenuta nell’articolo 25 comma 1, prevede che entro 6 mesi verranno individuati tutti siti, non solo quelli per le nuove centrali, ma anche quelli per l’arricchimento e lo smaltimento. L’eventuale contrarietà degli enti regionali, potrà essere superata, come afferma il comma 2 lettera f, attraverso il potere sostitutivo del governo (richiamandosi all’art.120 della Costituzione). Questo passaggio, che può apparire in contraddizione con quanto affermato dal ministro, è rafforzato dalla possibilità, prevista dal comma 2 lettera a, di dichiarare i siti “aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione”, che nei fatti, permettono di secretare i progetti e di militarizzare i cantieri di costruzione, tenendo lontani gli eventuali movimenti contrari.Inoltre la contraddizione con la condivisione ed il confronto, è alimentato da quanto prevede il ddl:
sovvenzioni alle comunità locali con il “riconoscimento di benefici alle persone residenti, agli enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito” (comma 2 lettera c) a carico delle imprese costruttrici, che non possono rivalersi, per queste spese, sugli utenti finali. Quest’ultima parte, prevista per legge, è la più demagogica perché è naturale che saranno i profitti dell’impresa a coprire le spese e nessuna società chiederebbe direttamente le eventuali spese sostenute agli utenti. Inoltre molte imprese già prevedono elargizioni a favore delle comunità locali per cercare di migliorare la propria immagine all’esterno;
informazioni a senso unico “al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti” (comma 2 lettera o) oltre a programmare una “opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità” (comma 2 lettera q).
Si prepara, dopo la palestra campana, una più generale militarizzazione del territorio nazionale in risposta ai mille NO sorti in ogni luogo dove vengono violate tutte le norme alla base della condivisione e confronto in un’ottica di bene comune.Saranno necessarie per la costruzione “di 12 o 13 centrali nucleari”(1) molti miliardi di euro. Come afferma in un’intervista Stefano Monti, ingegnere nucleare dell’ENEA, sono necessarie per “una centrale da 1000 MWe di circa 2 miliardi di euro. Il costo dell’EPR da 1600 MWe (il reattore europeo di III Generazione fornito dalla franco-tedesca Areva) è di 3 miliardi di euro”.Di chi sarà l’affare? Chi anticiperà così tanti soldi sapendo che è un investimento economico e finanziario troppo rischioso? Chi provvederà a smaltire le scorie che saranno radiottive dai 300 al milione di anni? E chi pagherà per lo smaltimento? Basterà assicurare “lavoro sicuro per quattro anni ad almeno 2500 persone persone” e “500 tecnici a pieno servizio” per ogni impianto per garantire il consenso?Domande che avranno delle risposte a cui non si potrà replicare: gli spot pubblicitari in TV e sui giornali ed i militari a presidio degli impianti. Resta la rete, ma tutti i provvedimenti restrittivi presentati in parlamento sembrano andare nella direzione di silenziare questa fonte di informazione plurale, ancora libera e realmente aperta al confronto e condivisione.
(1) Il Sole 24 Ore del 10 luglio 2009, pag.12.

venerdì 10 luglio 2009

Miliardi di dollari verso la Svizzera mentre va in scena lo show del G8

Mentre la macchina pubblicitaria ha già ridotto le rovine d’Abruzzo al palcoscenico per la rappresentazione del potere d’acciao in forma glamour in cui si mostra il G8, un piccolo resto del movimento di resistenza alle logiche liberiste, o mercatiste come qualcuno si converte a dire, sta salendo a L’Aquila esponendosi ad ogni forma di incomprensione e aggressione mediatica. Il dogma del libero mercato che aggiusta tutto è stato il fondamento fallace della politica dei grandi Paesi e delle istituzioni internazionali che lo hanno applicato senza giudizio.Ma una notizia di agenzia particolare è stata prevalentemente omessa anche se riportata sul sito della Guardia di finanza:
si tratta del fatto accaduto sulla frontiera italo svizzera alla dogana di Chiasso il 4 giugno scorso dove due giapponesi di mezza età che viaggiavano in seconda classe recavano nel classico sottofondo della valigia un carico misterioso: “Duecentoquarantanove bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, piu’ 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno, occultati nel doppio fondo di una valigia, per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro”.
Importi che superano di gran lungo gli impegni contro la fame nel mondo. Solo l’agenzia Asia News ne ha continuato a parlare fino al 30 giugno citando la fonte della ”Turner Radio Network(TRN), una stazione radio indipendente diffusa via internet che ha rivelato come i due giapponesi fermati a Ponte Chiasso dalla Guardia di Finanza e poi rilasciati erano dipendenti del Ministero del tesoro giapponese”. Poco dopo il direttore della radio indipendente statunitense è stato arrestato. Secondo la legge vigente in Italia se i titoli risultassero autentici si dovrebbe applicare una sanzione amministrativa di ” 38 miliardi di euro, pari al 40% della somma eccedente la franchigia ammessa di 10mila euro”. A cosa servivano tali importi che viaggiavano in seconda classe ? Un silenzio “chiassoso”.

giovedì 9 luglio 2009

400 miliardi di euro ad un tasso minimo per le banche

Pochi giorni prima della firma della nuova enciclica sociale, che riceverà ogni più controversa e variabile interpretazione, la Banca Centrale Europeaha concesso alle banche private ben 442,24 miliardi di euro come fido ad un anno di scadenza ad un tasso di interesse dell’1%.
Basta fare un rapido confronto tra i tassi al limite dell’usura concessi a famiglie e piccole imprese per comprendere la denuncia del sindacato europeo
(Confederazione europea dei sindacati che rappresenta 82 organizzazioni di 36 paesi del continente), anche perché la BCE non ha vincolato l’uso del denaro a misure anticrisi, né ha predisposto controlli del genere e allora rimane sempre aperta la possibilità di un fisiologico uso speculativo della moneta così abbondantemente riversata nelle casse delle banche.
Abbiamo ancora sotto gli occhi l’immagine del segretario generale Fiom che cade dal palco a Torino perché strattonato dall’azione disperata di alcuni lavoratori di Pomigliano D’Arco, mentre stazionano fuori dalla Fiat la cui dirigenza parla con tutti, meno che con i propri dipendenti che sono costretti a scendere in piazza.
Quel corpo di Rinaldini che cade goffamente è tipico di chi non ha tempo di andare in palestra, come i sempre abbronzati presidenti della Ferrari, di chi si consuma in veglie di contrattazione per salvare in tutti i modi qualcuno dal baratro del licenziamento e della cosificazione.
Ma i rappresentanti dei lavoratori sono chiamati a fare questo passaggio importante che arriva a conoscere il flusso dei capitali per intercettarli e dirottarli secondo il metro della giustizia sociale. La logora storiella della ridistribuzione che viene solo dopo la produzione, prevedibilmente ripetuta in ogni occasione, non permette di arrivare comprendere come e per chi si produce, con quali soldi concessi in prestito e da chi.
“L’amore — « caritas» — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace”. Così inizia l’enciclica. Che non sia uno strumento per un vano esercizio retorico.

Se un agenzia di stampa vale un euro

Per avere una idea del valore dell’informazione in Italia, di quanto possa essere asservita e uniformata potrebbe valere d’esempio quanto accaduto e perfezionato nel maggio 2009 con la cessione del 60% di Telecom Media News, controllante l’agenzia di stampa «APCom», da parte di Ti Media (Telecom) a Sviluppo programmi editoriali, società controllata dal gruppo Abete, già proprietaria dell’agenzia Asca.
Quello che interessa è il prezzo di tale operazione : una cifra simbolica, probabilmente un euro e cioè lo stesso importo con cui Telecom rilevò nel 2003 ApCom da E.Biscom .
Ma il vero costo è quello sostenuto da Telecom per ricapitalizzare la controllante di l’Apcom per 10,5 milioni di euro, dopo il rosso certificato di per 4,5 milioni di euro.
Evidentemente l’agenzia serve a qualcosa nelle strategie del potere romano, mentre per 470 addetti dei servizi dei centralini, dell’Elenco abbonati e del 1254 non esiste alcuna scappatoia o possibilità di tregua. Per il sindacato esistono possibilità di ricollazione interna, dato che alcuni settori hanno intensificato la turnazione, ma l’azienda non sente ragioni : si vede che i lavoratori valgono meno di un euro, il costo di un quotidiano. Peccato ci si potevano comprare un agenzia di stampa, almeno così qualcuno potrebbe rompere un silenzio informativo imbarazzante.

giovedì 2 luglio 2009

Dare ascolto

Gli inglesi parlano di "voice". quella che non ricevono i lavoratori. Dopo la tragedia di Viareggio riproduciamo l'interventio ragionevole di Dante De Angelis , il ferroviere che ha disobbedito ascoltando la propria coscienza, denunciando i problemi di sicurezza nelle ferrovie italiane ricevendone, come ricompensa, una lettera di licenziamento.

Tante vite umane orribilmente stroncate solo perché i tantissimi segnali premonitori sono stati ignorati o sottovalutati da chi aveva la responsabilità di agire: parlo in primo luogo dei gestori dei treni, ma anche delle autorità e le istituzioni preposte alla sicurezza. Il carattere di ripetitività e di prevedibilità della rottura degli assi per un carro merci lo rendono un incidente «tipico». Quando i ferrovieri parlano di sicurezza dei treni parlano della sicurezza di tutti i cittadini. Il nuovo organismo istituzionale preposto, l'Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf), ha emesso come suo primo atto la reintroduzione del famigerato «pedale a uomo morto» sui treni e gran parte della sua attività ha avuto finora l'unico scopo di soddisfare le esigenze delle imprese ferroviarie che bramano per la riduzione dell'equipaggio dei treni. Altro che sicurezza. Quando avremo finito di contare e piangere i morti della strage ferroviaria di Viareggio dovremo necessariamente fare i conti con quello che sta dietro e prima ogni incidente di questo tipo e col rapporto costi-benefici della cosiddetta razionalizzazione e risanamento dei bilanci. Troppo facile oggi dire che il carro cisterna è privato, austriaco, con licenza tedesca. Le regole per la libera circolazione dei rotabili ferroviari in Europa hanno consentito la semplificazione dei traffici, ma liberalizzazione e privatizzazione hanno prodotto un drastico calo della qualità di procedure e controlli. In Italia, inoltre, il servizio di trasporto merci è in via di smantellamento, centinaia ferrovieri prepensionati o trasferiti, decine di scali già chiusi con la prospettiva di lasciarne aperti solo alcuni. Come in qualsiasi struttura produttiva destinata alla chiusura si allentano i controlli, gli investimenti e l'attenzione. Una tragica analogia con la Thyssen.Mentre sul Frecciarossa fior di funzionari e ingegneri si concentrano sulla qualità del nodo alla cravatta dei macchinisti, nei treni merci si lasciano circolare rotabili in condizioni così precarie. I ferrovieri, in tema di sicurezza hanno sempre rappresentato una sorta di autocontrollo sui processi produttivi, rifiutando alcune lavorazioni o denunciandone la pericolosità nell'interesse generale. Ma con la nuova dirigenza - tra sanzioni, minacce e licenziamenti - i lavoratori sono stati indotti al silenzio, e i parametri di sicurezza sono scesi ulteriormente. Restituire ai ferrovieri il diritto di parola è uno dei tasselli fondamentali per la prevenzione e la sicurezza. Noi continuiamo a credere che come cittadini, impiegati in un servizio così delicato, abbiamo il dovere civico - oltre che il diritto - di occuparci della sicurezza di tutti e chiediamo che dopo questa strage di innocenti tutte le istituzioni, a cominciare dalla magistratura, si dedichino con maggiore attenzione a quanto sta accadendo sui nostri binari. Non è più il tempo di atteggiamenti reverenziali nei confronti del colosso FS, anche da parte delle redazioni dei giornali. Il treno è il mezzo di trasporto più sicuro, anche se dirlo oggi può sembrare grottesco; ma solo a condizione che le regole e le procedure evolute e consolidate in tanti anni di esperienza siano severe e rispettate con rigore. E che la vita umana non sia ridotta ad una semplice voce di bilancio.
Dante De Angelis

venerdì 26 giugno 2009

"Valori" comuni e Ben Ammar

Seguire le vicende di alcune figure chiave nel sistema di potere esistente, di fatto, aiuta ad avere una chiave di lettura più nitida della realtà ,dato che il flusso continuo delle informazioni, e il modo stesso di gestirle, può contribuire a stordire più che a formare una coscienza.
Così la figura di Gian Carlo Elia Valori rappresenta una esemplificazione delle partite in corso. Quel che rimane del Pdci si spacca sulle accuse fatte da Rizzo a Diliberto di una vicinanza sospetta con questo manager influente che scrive e presenta libri che pochi leggono attentamente. D’altra parte Valori è stato nominato presidente di Sviluppo Lazio, holding della regione Lazio, dalla giunta di centro sinistra.
Ma la rappresentazione più chiara del volto del potere economico politico e finanziario si può percepire dall’alleanza con Tarek Ben Ammar nel “La Centrale Finanziaria Generale” dove le foto dei due soggetti compaiono nella home page quasi come un logo o un certificato di garanzia.
Da fonti sindacali pressoché ignorate risulterebbe che Telecom stia trasferendo i call center in Tunisia mentre sta impunemente licenziando in Italia 470 lavoratori del 1254.
Sempre le medesime fonti affermano che i responsabili regionali del 191 ( cioè il servizio di assistenza clienti business di Telecom Italia) si stanno avvicendando in missioni di lavoro nella patria di Tarek Ben Ammar, dove la famiglia Tripi (che dà il nome al gruppo Alma Viva) gestisce da tempo attività di call center.
Una perfetta gestione pacifica e trasversale che il flusso delle notizie inghiotte come le persone e i lavoratori senza storia e volto.

domenica 24 maggio 2009

La trasversalità di Finmeccanica e i "senza potere" di Aprilia

Il gruppo Cir della Famiglia De Benedetti controlla Sorgenia, società assai autopubblicizzata nel campo dell'energia e al centro della questione Turbogas di Aprilia. Città satellite di Roma in provincia di Latina, dove pensava di trovare una realtà sociale disaggregata incapace di opporsi ad un progetto di un gassificatore insostenibile e ingiustificato. Convinzione messa in crisi dalla crescita di una rete molto attiva e combattiva.
Illustrando la prima trimestrale del Gruppo Finmeccanica, che riceverà qualche contraccolpo dalle commesse belliche statunitensi, il condirettore generale ha rivelato il successo della controllata Ansaldo Energia che ha conquistato una commessa da Sorgenia per la turbogas di Aprilia.
Gli affari vanno avanti come un rullo compressore.
LA stessa Ansaldo Energia, tra l'atro, si sta preparando al trattamento dei rifiuti radioattivi grazie ad un accordo con la Sogin e un'impresa svizzera specializzata nel settore.

lunedì 11 maggio 2009

Se i mezzi dell'Eni servono a catturare chi chiede asilo

Proprio mentre si riparla di Enrico Mattei, della sua spregiudicatezza e della libertà, pagata a acro prezzo, con cui ha cercato di creare spazi di mercato non dominati dalle compagnie occidentali, stanno prendendo contenuto gli accordi tra Italia e Libia che bloccano uno dei flussi di immigrazione irregolare anche di chi scappa perchè in pericolo di vita.
Le agenzie informano che "un altro barcone con 77 migranti, che era in difficoltà al largo delle coste libiche, è stato riportato nel porto di Tripoli.
La barca è stata rimorchiata da un mezzo in servizio presso una piattaforma dell'Eni.
A dare l'ordine
al rimorchiatore italiano di intervenire sono stati i militari libici in servizio sulla piattaforma. Alcuni migranti hanno ricevuto delle cure mediche. Tutti gli altri sono stati consegnati ai funzionari del Ministero dell'Interno."

martedì 5 maggio 2009

Una cogestione padronale

Se la dirigenza Fiat tratta con tutti , dagli Usa alla Germania, meno che con il sindacato italiano che invano chiede di essere ascoltato sulle nuove strategie mondiali e sulle sorti degli stabilimenti di Termini Imerese e di Pomigliano D’Arco, ci deve essere una ragione.
La prima di natura ideologica è quella ben espressa dal direttore de Il Mondo che analizza la questione della “voglia di cogestione”, indotta dall’esempio dei metalmeccanici statunitensi nel caso Chrysler, con l’ avvertenza di evitare “l’esproprio proletario delle funzioni di governance che devono restare degli azionisti” invitando a non affidare il timone della nave ad una ciurma di marinai che si litigano il comando.
Meglio uno solo.
La cogestione, se deve esistere, non può essere paritetica.
Infatti, mentre si allarga la cassa integrazione, il ricorso alla mobilità e i lavoratori americani rinunciano a molti loro diritti, le famiglie possidenti del Paese ancora si spartiscono cospicui dividendi. Per il 2008 : 296 milioni a quella Berlusconi, 381 a Benetton, 102 a quella Moratti, per fare qualche nome eclatante.
Evidentemente non si contempla gestione e neanche divisione degli utili in modo paritario.
Quale spazio al capitale vivo dei lavoratori?

giovedì 30 aprile 2009

Per un dizionario corretto di ecodistretto

La lunga sessione di lavoro per una riconversione ecologica della Valle del Sacco, tenutasi un pomeriggio piovoso del 28 aprile 2009 nella sala Konver di Colleferro , si è aperta con una gran ricorso alla citazione di distretti sostenibili, ecologici,etc
La formula piace ed è accattivante se la usa anche l'assessore regionale all'attività produttive riportato come esempio della ideologia che sembra prevalere nel governo dei beni pubblici.
Ecco la citazione ripresa dal sito ufficiale in forma di comunicato stampa:

«La delibera di localizzazione di un aeroporto regionale a Frosinone è un concreto passo in avanti che, senza gravare sulle casse regionali, incentiva la partecipazione privata ad un’opera strategica di interesse pubblico».
Francesco De Angelis, assessore alla piccola e media impresa della Regione Lazio, commenta così la deliberazione della Giunta regionale che prevede la localizzazione, a Frosinone, di un aeroporto di competenza regionale per il sud del Lazio.«L’aeroporto della provincia di Frosinone – spiega De Angelis – si inserisce in un ampio programma che prevede, tra le altre cose, l’opera di bonifica e di risanamento ambientale della Valle del Sacco, la riqualificazione e la riconversione ecologica del sistema produttivo locale (in particolare con lo sviluppo degli ecodistretti industriali, delle filiere agroenergetiche e delle energie rinnovabili) e il rilancio della vocazione turistica, culturale e ambientale del territorio. Il progetto della struttura aeroportuale sarà parte integrante di un sistema di riorganizzazione della mobilità integrata utile a migliorare l’efficienza del trasporto pubblico locale dell’intera provincia di Frosinone».«Grazie a questa delibera, le strutture regionali competenti potranno avviare le procedure necessarie.Un risultato importante per uno sviluppo sostenibile e compatibile con la tutela dell’ambiente e del territorio».

venerdì 24 aprile 2009

Conoscere il territorio e gli strumenti per operare

Per avere una idea della situazione nella valle del Sacco è istruttivo il video, confezionato sotto l'emergenza dello scandalo degli inceneritori, da Repubblica Tv, disponibile su Youtube e posto in evidenza a destra. L'impianto risulta tuttora nella banca dati del sito dei buoni esempi dell'innovazione sotto il titolo dell'energia dei rifiuti.

Mentre strumenti e fonti sugli ecodsitretti si possono consultare dal sito di Ecosistemi

Per avere una idea delle conseguenze della irresponsabilità delle politiche industriali sulla vita dell'ecosistema e quindi della popolazione intera, si può leggere il risultato di un workshop organizzato dall' Istituto Superiore di Sanità sul betaesaclorocicloesano. Il volumetto informativo, distribuito dall'Asl Rm G, è anch'esso molto istruttivo pur se confezionato con tutte le cautele del caso.

mercoledì 22 aprile 2009

Segnali contraddittori

Il 24 aprile, a Valmontone, verrà presentato l'Accordo di Programma fra la Regione Lazio ed i comuni di Valmontone, Colleferro, Artena e Labico, per rilanciare lo sviluppo della Valle del Sacco attraverso due grandi progetti: il Polo Turistico Integrato di Valmontone e il Sistema Logistico di Colleferro, con le Imprese che beneficeranno di agevolazioni fiscali (per informazioni cliccare qui).
A Ceccano il 26 aprile si svolgerà la FESTA REGIONALE DELL'ALTRA ECONOMIA, promossa dalla Regione con Sviluppo Lazio, per la promozione dell'agricoltura biologica, le energie pulite, il commercio equo e solidale, la finanza etica, il turismo responsabile, la pratica del riuso e riciclo, la comunicazione aperta, tra cui il software open source (per informazioni cliccare qui).
Da una parte si continua con lo sviluppo, aggiungendo la parola "sostenibile" per dare una colorazione verde, fatto di mega impianti turistici, aeroporti, grandi scali ferroviari, da unire all'attuale politica dei rifiuti basata su discariche e inceneritori, dall'altra si anima la speranza di un'economia altra, partecipata, fatta di scelte per la riduzione dei consumi, l'abbattimento dell'inquinamento, un turismo che si adatta al territorio, la raccolta differenziata porta a porta, il piccolo e medio commercio e il software libero e gratuito. Il tutto promosso ed organizzato dalla Regione Lazio.

25 Aprile, ultimi soviet e veri soldi

Un fastidio assilla la pubblicistica economica dei gradi gruppi editoriali sullo spazio che ancora riescono ad occupare i dipendenti in alcune banche come la BPM Banca popolare di Milano. Tanto da parlare indebitamente di Soviet. La prossima assemblea del 25 aprile, data significativa quanto mai, deciderà il presidente. Alla fine stranamente i sindacati sembrano puntare su un personaggio, Massim Ponzellini presidente di quellaImpregilo che pare sempre più la madre di ogni affare in Italia ( dal Termovalorizzatore di Acerra, al ponte sullo stretto fino all'ospedale distrutto de L'Aquila). Ponzellini ha guadagnato nel 2008 963.759 euro lordi, anche se come riporta il Sole 24 ore non "sono noti i compensi di Ponzellini per le cariche in altre società non quotate, consigliere di amministrazione della Bnl e vicepresidente della compagnia di assicurazioni Ina-Assitalia, controllata dalle Generali".
Comunque una graduatoria dei supercompensi dei manager italiani fino al n 221 sono in chiaro sullo stesso sito del giornale economico di Confindustria.
Una trasparenza che mostra anche il venir meno del pudore per una diseguaglianza che non crea scandalo, ma assuefazione e accettazione di un sistema.

domenica 19 aprile 2009

Se tutto sembra deciso a Colleferro.......una proposta il 28 aprile

Ecco una iniziativa che prova ad offrire una nuova prospettiva

Per un ecodistretto nella Valle del Sacco
Una proposta concreta per il lavoro e l’ambiente.
28 aprile, martedì, alle ore 17.30
presso la Sala Konver di Colleferro, Via degli Esplosivi
Sulla Valle del Sacco assistiamo ogni giorno all’annuncio di proclami e progetti che pretendono di offrire una soluzione alla grave situazione ambientale in cui versa.

Una soluzione possibile e credibile consiste nell’avvio di un reale eco distretto, capace di valorizzare il territorio e far crescere i posti di lavoro.

Nutriamo seri dubbi su molte delle iniziative e progetti che si rivolgono alla Valle del Sacco:
· ricollocazione delle attività produttive così come proposta dal sub commissario alla bonifica ambientale.
· progetto di infrastrutture viarie ( nodi stradali, ferroviari e relative infrastrutture previsti nei Piani Urbanistici – PUCG - dei Comuni) in base al quale quattro amministrazioni comunali hanno richiesto fondi pubblici al Governo.
· progetto dell’ aeroporto di Frosinone, destinato ad aggravare la situazione ambientale di una zona tra le più compromesse della Regione Lazio.

Ci sfugge, infine, il collegamento di tali operazioni con la centrale a biomasse, con relativo polo tecnologico di eccellenza per la ricerca scientifica, propagandata su Artena.

Siamo incapaci di vedere un piano di interventi concordato ed efficace per tutelare davvero il bene ambientale e la crescita dell’occupazione.

Per avviare un ecodistretto occorre un piano unitario e coerente, tale da attirare cospicui fondi europei in un processo dove impegnare le migliori sinergie col mondo della ricerca e dell’innovazione. A cominciare dalla tecnologia delle fonti rinnovabili, senza affidarsi alla pretesa salvaguardia dei posti di lavoro e ricaduta positiva sulla crescita del territorio che darebbero le commesse degli armamenti.

La crisi attuale si può affrontare solo cambiando prospettiva, superando dannose logiche di semplice sfruttamento del territorio che hanno prodotto fin troppi danni e distruzione.

Così è accaduto in altre zone d’Italia, dove processi di riconversione hanno visto il concorso deciso e responsabile delle parti sociali e degli enti locali.

Può accadere anche a Colleferro e nella Valle del Sacco.

Non si può abbandonare una città ad un’ideologia che vuole barattare la salute pubblica con il benessere economico di pochi.

Ogni scelta strategica e decisiva sul destino di un luogo non può calare dall’alto, ma deve nascere da una partecipazione attiva delle persone che vi abitano e ne hanno cura.

Esistono risorse economiche e opportunità strategiche che possono essere liberate solo da una forte partecipazione popolare.

Per tali motivi vi invitiamo ad un confronto pubblico il prossimo dove affronteremo i nodi attuali della gestione del territorio e delle possibili alternative, reali e praticabili.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco-Archivio Disarmo- Rete Lilliput- Legambiente Lazio

giovedì 9 aprile 2009

Numeri

Aiutano a leggere la realtà. Ne sono un criterio rivelatore.
400 milioni di euro dai fondi europei per il terremoto de L’Aquila.
400 milioni di sterline inglesi (447 milioni di euro) di obbligazioni emesse da Finmeccanica per recuperare parte dei prestiti accesi per acquistare l’americana Drs Thecnolgies, fornitore del Pentagono . Si annunciano tagli sul bilancio della Difesa americano, ma rassicura Guargaglini che siccome l’iter della contabilità pubblica statunitense è ancora lungo “noi non staremo fermi”.
9 mila esuberi alla Royal Bank of Scotland che figura tra le banche coordinatrici del collocamento obbligazionario di Finmeccanica.
17 milioni di sterline la pensione dell’ex amministratore della stessa banca, sir Fred Goodwin.
14 miliardi di euro previsti in 15 anni per l’acquisto dei cacciabombardieri JSF 35 dal bilancio della Difesa italiana:ogni caccia bombardiere equivale al costo di 400 asili nido.

mercoledì 8 aprile 2009

Capitali e persone

Continua la via Crucis dei lavoratori Atesia che hanno lottato per dare dignità ai lavoratori dei call center pagati poche centinaia di euro al mese. Il 23 aprile del 2009 si aprirà forse, come deve dire il comunicato del collettivo, l’ultima udienza del Processo contro la società controllata da Alberto Tripi promosso dai primi quattro licenziati del collettivo Precariatesia, per un licenziamento avvenuto il 22 luglio del 2005, per aver convocato una assemblea interna contro l’interruzione di contratto per 800 addetti/e alle telefonate in out-bound.
Nel mentre i fiumi di denaro fanno il loro corso. Il Fondo Sator, di cui abbiamo già parlato, è intervenuto per arrivare al controllo della Banca Profilo che si definisce consulente specializzato nel private banking e nei servizi finanziari per i clienti istituzionali verso cui esprime l’offerta di valori come addirittura Entusiasmo( incontenibile spinta ad operare verso obiettivi comuni), Grinta(determinazione a mantenere sempre l’iniziativa nei confronti del mercato) e ovviamene Flessibilità(capacità di rispondere con efficacia e tempestività alle diverse esigenze).
Anche il giovanissimo rampollo Berlusconi,Luigi, ha deciso di investire nel fondo di private equity di Matteo Arpe, a cui nessuno in questo tempo di crisi nera chiede conto della liquidazione mostruosa percepita, solo qualche anno addietro,da Geronzi per andar via da Capitalia.
Il modo finanziario sembra stupito da tale apertura di credito del figlio del presidente del consiglio, tramite la “Holding Quattordicesima”in mano ai tre figli minori di Berlusconi, nei confronti di un “nemico” della galassia Mediaset, strettamente legata alla cordata di Geronzi ormai al potere su Mediobanca determinante per le strategie del capitalismo italiano. Ma ,come notano alcuni, quasi a mascherare il legame finanziario trasversale che non conosce confine, si tratta solo di 5 milioni di euro che sono molti di meno dei 37 milioni investiti dai tre fratelli minori della famiglia di Arcore, tramite la stessa Holding, per comprare un edificio a due passi dal Duomo di Milano. Interamente affittato.
Il fondo promosso da Sator invece ha una durata di 12 anni dedicato ad investire in piccole e medie imprese del settore finanziario.
Finanza e mattoni, mentre lavoratori e precari non sanno come comprare le medicine e il cibo. Sembra retorica invece è la realtà.

venerdì 27 marzo 2009

Venerdì 3 aprile con la Fiom davanti la sede di Finmeccanica

Finmeccanica: dove finisce il nostro lavoro? Vogliamo chiarezza!
Una domanda che manifesta il senso autentico di responsabilità dei lavoratori.
dal comunicato FIOM-Cgil del 25 marzo 2009
"Il Gruppo Finmeccanica è in parte proprietà del Governo italiano e, in particolare per quanto riguarda le attività militari, opera su commesse pubbliche. Gode quindi di finanziamenti pubblici, che vengono dalle casse dello Stato, ovvero dai contribuenti. Nel novembre 2008 la stampa israeliana ha dato notizia dell’intenzione di Finmeccanica di stipulare accordi di collaborazione con le principali aziende militari israeliane (Elbit, Iai, Rafael). Risulta che diverse aziende del Gruppo hanno già direttamente e/o indirettamente rapporti di collaborazione con almeno una di queste aziende. E' noto che esistono rapporti commerciali tra Finmeccanica e Israele per le forniture di sistemi d'arma, così nell'ambito delle forniture di aziende israeliane verso l'esercito italiano. Le lavoratrici ed i lavoratori delle aziende del Gruppo hanno il diritto di sapere che uso viene fatto del risultato del loro lavoro e che ciò avvenga nel più rigoroso rispetto della legge 185 e della legalità internazionale. Nulla può giustificare che tali regole e principi vengano violati o aggirati.
Chiediamo chiarezza e trasparenza sui rapporti commerciali e industriali tra il Gruppo Finmeccanica, il governo israeliano e le industrie militari locali, sia per quanto riguarda le aziende del Gruppo che si trovano sul territorio italiano, che la nuova controllata statunitense DRS.
E' inaccettabile che una realtà industriale - a maggior ragione perché parzialmente pubblica e finanziata da denaro pubblico - possa essere complice di violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Chiediamo su questo informazioni esaurienti e garanzie a Finmeccanica.
Per sostenere queste richieste 3 aprile 2009 dalle ore 11.00 alle ore 13.00 presidio davanti alla sede di Finmeccanica in Piazza Montegrappa a Roma. "

giovedì 26 marzo 2009

Come girano e si annuciano soldi nel Lazio

Il 2008 è stato per il Lazio l'anno della crescita vertiginosa degli investimenti in private equity e venture capital : il 927 % (da 127 milioni a 1,33 miliardi di euro originati per lo più dalla operazione Wind)
Come spiega un partner del fondo Apax i settori su cui puntare nella Capitale sono le tlc, i media e la difesa con un interesse alle "eventuali dismissioni di società del gruppo Finmeccanica".

Nel frattempo un azienda di questo gruppo, la Selex communications, riceve dal ministero dello sviluppo economico 28 milioni di fondi per progetti sulla banda larga delle reti e sistemi wireless. In tal modo rientrerebbero in servizio 150 lavoratori in cassa integrazione nello stabilimento di Cisterna di Latina.

Entro tre anni un centrale solare da 20- 30 megawatt a Latina in base ad un progetto Confindustria - Enea. Saranno necessari 140 milioni da recuperare tra soggetti pubblici e privati.

lunedì 23 marzo 2009

Premesse per un progetto coerente per la valle del Sacco

L’obiettivo è quello di proporre una soluzione alla problematica ambientale della Valle del Sacco puntando sulla riconversione ecologica dell’intero territorio con la dichiarata intenzione di mantenere e far crescere l’occupazione in generale e dirottare, in tal modo, la produzione verso attività diverse dal settore degli armamenti.

La finalità espressa potrebbe apparire del tutto utopica e irrealizzabile e allora il percorso è già terminato, non provando neanche a togliere le redini del potere a chi lo ha sempre avuto e gestito con i risultati che conosciamo.

Se invece la proposta, oltre che evidentemente ragionevole e auspicabile, ha la forza per entrare nel merito, occorre verificare su quali risorse può fare affidamento.Procediamo con alcune domande:

A) Il progetto di bonifica e ricollocazione industriale espresso dal sub commissario avv. Di Palma esprime l’orientamento prevalente della giunta regionale? Se così è, per evidenti equilibri interni, rimarrebbe solo la trattativa sulla modalità di gestione di tale piano che sembra comunque già a buon punto con gli strumenti urbanistici già avviati.


B) L’altro progetto che insiste sulla Valle è quello fortemente pubblicizzato dall’assessorato regionale all’agricoltura che fa perno su Artena e vanta l’assistenza di un polo universitario. A che punto di realizzabilità è giunto? E in che rapporto si pone con il progetto Di Palma, visto che la delocalizzazione dell’area produttiva prevista dal sub commissario riguarda proprio il territorio tra Artena e Colleferro?

C) La trattativa durissima con la società indiana proprietaria di Videcon ad Anagni è giunta ad esaminare la possibile e ovvia riconversione al fotovoltaico. Già la Marazzi, sempre ad Anagni, ha avviato la riconversione verso la produzione di tegole fotovoltaiche. Con quali analisi di strategie di filiera sul territorio? Ci sono esempi recentissimi come la gestione della crisi dell’Electrolux di Scandicci (FI) dove il progetto di riconversione e salvaguardia ha formato oggetto di una strategia concordata di sistema comprensivo dell’indotto. La Regione Toscana ha contribuito investendo 10 milioni di euro, lo stesso importo concesso nel Lazio all’indotto Fiat nel 2008, ora in grave crisi……..

Se non si risponde a tali domande, la realtà rimane confusa e praticamente in una fase di stallo, mentre altri soggetti si muovono pubblicamente senza alcuna remora.

venerdì 20 marzo 2009

Come si decide un piano industriale e con quali fondi

Come appare evidente, anche se il presidente della regione Lazio ha parlato di pericolose penetrazioni malavitose per il caso dell’inceneritore di Colleferro, il piano industriale rimane quello definito e presentato dall’Anida Confindustria nel luglio 2008 che prevede un piano di 50 termovalorizzatori di rifiuti urbani con un investimento di 10 miliardi in dodici anni
In questo senso la legge 210 del 30 dicembre 2008 ha finito per reintrodurre i contributi CIP6 per diversi inceneritori.
Secondo il presidente dell’Antitrust nel 2007 il contributo di 5 miliardi di euro prelevato dalle bollette per finanziare le energie rinnovabili è andato per 3,6 miliardi agli inceneritori e il resto per le produzioni verdi.
Esistono azioni in corso, poco conosciute, per richiedere il maltolto, ma non si può dire che non esista una logica in questo tipo di politica industriale.

lunedì 9 marzo 2009

Colleferro: lo sviluppo ha "bruciato" il futuro

E' di oggi la notizia che 2 linee dell'inceneritore di Colleferro sono stati poste sotto sequestro e sono stati arrestate 13 persone. Come riporta l'articolo del sito de "La Repubblica.it" (vedi qui) "Gli inquirenti hanno accertato che a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando tutte le norme previste. Parte del materiale arrivava di nascosto dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi che dopo essere stati trattati venivano commercializzati come CDR".
Questo ennesimo caso, dopo tutto quello che è successo nella Valle del Sacco, dimostra come bisogna cambiare registro nel rapporto con l'ambiente e soprattutto con lo sviluppo. Gli inceneritori devono divenire il passato ed il futuro deve essere rappresentato dalla riduzione, riciclo e raccolta differenziata dei rifiuti. Invece la Regione Lazio, in linea con il governo nazionale, ha deciso di puntare sull'incenerimento del futuro della nostra regione puntando per questa città e per tutta la regione su un nuovo sviluppo, ma sostenibile, fatto di una nuova ondata di cemento, industria dell'energia, compresi gli inceneritori. La reazione della classe politica a tutti i livelli, di fronte alle proposte realizzabili fatte dai cittadini organizzati in comitati, si può riassume in una sola parola: NINBY, una vera e propria sindrome, secondo i soliti esperti, che prende a chiunque si domanda il perché delle cose e trova risposte diverse rispetto a quelle che interessano pochi, selezionati, intimi.

mercoledì 25 febbraio 2009

Diversificare. Auto, nucleare e solare

Secondo il presidente di Confindustria Lazio, Stirpe, intervistato il 18 febbraio 2009, per le pagine romane del giornale della stessa Confindustria ormai “Dobbiamo puntare su due direttrici: energia e ambiente sono il futuro”
“ Per quanto ci riguarda, sul fronte energia porteremo nelle varie territoriali una metodologia di risparmio energetico che poi in pratica potrà tradursi in progetti pilota per tutti. Concretamente stiamo ragionando con Enea per farci promotori, con l’aiuto di Sviluppo Lazio e di imprese interessate alla costruzione, di una centrale con tecnologia solare termodinamico. Parliamo cioè di un impianto da 20 MW che potrebbe sorgere vicino a Latina. Realizzato con fondi privati, con il nostro patrocinio, quello di Enea e con risorse che magari anche Sviluppo Lazio potrebbe destinare all’iniziativa”.
La grande crisi economica quindi orienta verso il solare anche i rappresentanti di quei settori come il presidente Stirpe che rappresenta quell’indotto Fiat del frusinate che ha ricevuto grandi finanziamenti dalla Regione e dallo Stato in questi anni e adesso si trovano con un picco di cassa integrazione e una crisi di commese che fa paura. Evidentemente si tratta di una politica industriale orientata in maniera errata dato che, come affermano economisti come Andrea Ricci “la politica industriale non è uno strumento tecnico socialmente neutro, ma è parte integrante di una strategia complessiva mirante a disegnare un modello sociale” ( “Dopo il liberismo” 2004: Un testo che proponeva “scandalosamente”, pochi anni addietro, la nazionalizzazione della Fiat).

martedì 24 febbraio 2009

Il patto atomico fra Italia e Francia

La disponibilità della Siemens a vendere le proprie azioni (il 34%) in "Areva NP" (vedi il post "Colleferro e i giochi della Alstom") ha lasciato all'Italia la possibilità di formalizzare il “patto atomico” con la Francia per acquisire il know-how necessario per costruire nel nostro paese nuovi impianti nucleari. La stessa ENEL partecipa, con il 12,5%, alla costruzione della nuova centrale nucleare EPR in Francia, a Flamanville.
Il prossimo passo dovrebbero quindi essere l'ingresso in "Areva NP", come sottolinea nel suo articolo “Il Sole 24 Ore”, di Finmeccanica, attraverso la sua partecipata Ansaldo Energia, e della francese Alstom.
Sia Finmeccanica, proprietaria del 15% di Avio, sia Alstom, sono presenti nel distretto industriale di Colleferro che, scosso fortemente dalla crisi, potrebbe divenire "il terreno adatto per un'ottimizzazione delle risorse nella mission di Areva", trascurando, per lo sviluppo, qualsiasi considerazione di carattere precauzionale ed economica (per una prima considerazione critica sulle scorie delle centrali EPR si veda questo articolo).

lunedì 16 febbraio 2009

Fiumi sotterranei a Roma

Se nella piazzetta del Pantheon a Roma si scopre la residenza dei referenti della banda dei casalesi, una presenza non tanto sconosciuta ai più, il vulcanologo Franco Barberi, ex sottosegretrario alla Protezione civile, ha annunciato di aver trovato un grande fiume sotterraneo sotto il Tevere ad una temperatura media di 20 gradi, idoneo dunque a produrre energia geotermica pulita come avviene in alcuni paesi del nord Europa. Secondo Barberi, Roma potrebbe raggiungere la totale indipendenza energetica dagli idrocarburi. Ci servono solo partner industriali credibili.
Di partner e soldi se ne intende l’ex a.d. di Capitalia, Matteo Arpe, rimosso dal suo incarico nel 2007 con uno scivolo di 50 milioni di euro. Il giovane manager ha fondato Sator, una finanziaria “indipendente” che ha raccolto nel primo anno asset pari a 700 milioni di euro. Nel capitale troviamo la fondazione Mps, Angelici Partecipazioni Finanziarie, Api Holding, d’Amico Società di Navigazione, il gruppo Santarelli, Massimo Moratti e tre gruppi esteri non appieno conosciuti. Ultima ad entrare anche la Fondazione Roma, azionista di Unicredit. Il nome della società finanziaria, Sator, ricorda la struttura, nota agli archeologi, di una scrittura romana definita a quadrato magico e dal significato misterioso. Più semplicemente, nel nostro caso, occorrerà seguire le mosse di questa ricca “creatura”, in un mondo dove cresce la diseguaglianza e la povertà. Dove investirà e cosa andrà a sostenere per ricevere il consenso dei propri azionisti.

domenica 15 febbraio 2009

Visite di cortesia

Viaggio del presidente francese in Iraq per complimentarsi delle elezioni provinciali del 31 gennaio svoltesi senza tumulti. Con l'occasione Sarkozy ha offerto la disponibilità della Francia allo sviluppo economico del Paese garantendo l'equipaggiamento delle forze armate irachene.
Missione del ministro degli esteri italiano in Nigeria. Frattini ha confermato che il governo della nazione africana, coinvolta dalle ribellioni per il controllo petrolifero sul delta del Niger, è interessato "alla tecnologia militare italiana" e quindi con buon auspicio per Finmeccanica e Alenia.
Intanto raddoppia il numero dei militari italiani "combattenti" in Afghanistan con elicotteri d'attacco Mangusta e bombardieri Tornado pronti per le operazioni di primavera.

lunedì 9 febbraio 2009

Se decidono solo i banchieri ci rimane il golf

Il tessuto produttivo romano vede la telefonia e l’informatica come il settore che interessa 55 mila addetti e cioè, da fonte sindacale, il 60% delle aziende metalmeccaniche di Roma e provincia. La crisi economica si sta abbattendo violentemente per motivi preesistenti come i mancati investimenti sulla rete fissa e una contrazione della spesa della pubblica amministrazione sulle cui commesse i grandi gruppi e le aziende terziste svolgono da tempo una lunga lotta accompagnata da contenziosi pesanti
Se il caso più eclatante ha riguardato la chiusura del centro di Ricerca e Sviluppo Marconi, ex Ericsson Lab Italy, la deflagrazione si attende da Telecom che prevede, con la benedizione di Geronzi di Mediobanca, il taglio di 4mila posti di lavoro che seguono i 5mila esuberi del settembre2008 e la riduzione di due miliardi di investimenti.
Ma nel mondo del capitale si profilano nuove strategie. L’ex consigliere economico di Prodi, Angelo Rovati, ora “consulente “ di Rothschild ( questa sì che è mobilità!) ripropone il suo piano di scorporo di Telecom, arrivando stavolta ad una fusione con Mediaset , che avverrebbe con un gran giro di cessioni di controllate.
Ci sono livelli perciò di gestione dell’economia che sfuggono ad ogni minima partecipazione consapevole finendo per dare ragione alla tesi prevalente per cui l’impresa appartiene sostanzialmente agli investitori e non certo alle persone che ci lavorano e al territorio dove operano.
Nel mentre la Federgolf ha intravisto un mercato in crescita su Roma dove ha intenzione di investire 5-6 milioni di euro per attrezzare nuovi campi da Golf sui 90 ettari del Parco del Litorale cui togliere il vincolo ambientale e che potrebbero attrarre quei 4 milioni di turisti golfisti presenti in Europa secondo le stime della Federazione Italiana Golf.
Anche per Colleferro, interdetta la produzione agricola e in dismissione il comparto industriale, l’alternativa proposta da diverse fonti rimane il golf per la capacità di attrarre ceti abbienti. L’ex parco privato della selva di Paliano sembra il luogo più adatto, intanto la bonifica del sito industriale richiederà ben più di 18 buche del campo regolamentare da golf.

sabato 7 febbraio 2009

La fase preindustriale di Tor Vergata

La grande corsa alle rinnovabili vede sul territorio un alleanza strategica tra università Tor Vergata, altri due istituti universitari italiani per il polo solare organico che sarebbe il fotovoltaico di quarta generazione, una rivoluzione nel settore in materia di costi e di materie prime.
Un progetto arrivato alla fase preindustriale con produzione e commercializzazione già opzionata da una società del gruppo dei petrolieri Garrone di Genova ERGRenew assieme ad una consociata di un gruppo australiano. Investimento previsto di 10 milioni e il resto dalle agevolazioni di "industria 2015". Interessante vedere il piano industriale e le aree di sviluppo, nonchè il grado di visione delle parti sindacali

Una sessione operativa per la valle del Sacco

Una riconversione possibile e necessaria. Proposta e appello

Il caso dell’inquinamento diffuso e pervasivo nella Valle del Sacco, che attraversa territori situati nelle due Province di Roma e Frosinone, è la manifestazione eclatante di un uso irresponsabile dei beni comuni consegnati ad una pretesa libertà imprenditoriale oggetto di valutazione penale, senza per questo tralasciare quelle responsabilità storiche, non più sanzionabili, di gruppi dominanti del potere economico che rimangono prevalenti nel “sistema Paese”.

Uno degli effetti paradossali che potrebbe prodursi, allo stato attuale degli interventi programmati di bonifica ambientale, rimanda alla pratica di scaricare sulla collettività gli ingenti costi di risanamento per consegnare il territorio ai medesimi criteri gestionali che hanno posto in un conflitto insano il reddito da lavoro con la tutela dell’ambiente e la promozione della pace. Uno dei tratti caratteristici del sito di Colleferro, che è al centro della questione Valle del Sacco, risiede anche nella presenza consolidata di fabbriche di armamenti dagli esiti finali non meno distruttivi e che, ad ogni modo, rendono obbligatoria l’applicazione della legge Seveso prevista per lo stato di pericolo rilevante cui è esposta inevitabilmente la popolazione residente.

Dal 2008 la Regione Lazio, definendo i criteri di utilizzo dei milionari fondi strutturali dell’Unione Europea, previsti per il settore ricerca e sviluppo, e adottando una legge quadro sulla pace che non si ferma alle notazioni di principio, ma pretende di incidere nella definizione delle strutture produttive esistenti, ha posto le premesse per una politica industriale responsabile. Si tratta di strumenti da mettere alla prova e utilizzabili, in maniera efficace, per definire un piano di investimenti in linea con l’indirizzo, ormai avvertito anche dai settori più refrattari, di una inevitabile riconversione ecologica della produzione. E’ ragionevole, infatti, prevedere che una gestione ottimale delle fonti energetiche rinnovabili sia in grado di facilitare la creazione di occupazione di qualità non comprimibile da quelle strategie speculative che, in questi anni, hanno imperversato operando o minacciando delocalizzazioni al fine di comprimere il diritto alla salute e al lavoro.
Presumere di poter affrontare la questione “Valle del Sacco” come una vicenda localistica e “provinciale”, pone le premesse per vedere, ancora una volta, sconfitte le ragionevoli istanze di tutela del bene comune a favore di prevalenti poteri economici e finanziari che possono utilizzare agevolmente le leve della informazione e della cultura.
Per questo motivo chiediamo il concorso di passione civile e di competenze che possono provenire dai movimenti,dalle associazioni e dal modo accademico, ad ogni livello, riconoscendo il valore paradigmatico ed esemplare di un luogo, Colleferro e Valle del Sacco, da non consegnare per sempre al degrado e avviare un percorso concreto fatto di adeguati investimenti e politiche industriali efficaci.
Vi invitiamo, pertanto, ad intervenire alla prima sessione operativa del gruppo di lavoro che si terrà:

Martedì 10 febbraio 2009 ore 18
Sala rappresentanza Regione Lazio Via Poli, 29 (angolo Via del Tritone) Roma

Rete Tutela Valle del Sacco - Rete Lilliput - Archivio Disarmo

I "generosi" investimenti nelle fonti rinnovabili

Mentre Cgil e Legambiente riescono a trovare l'intesa operativa per un piano "verde"da 15 miliardi di euro che verrà illustrato il prossimo 10 marzo, si assestano le strategie dei grandi capitali che comprendono come l'investimento nelle fonti rinnovabili risulti fortemente remunerativo.
Secondo report della Jp Morgan i ritorni del capitale investito nel settore potranno portare a valori del 15-20%. E' chiaro che si tratta di previsioni per periodi non troppo brevi, ma tali da orientare l'Enel a cercare Fondi sovrani interessati a rilevare il 30-40% di Enel Green Power, la società del Gruppo dedicata alle attività delle energie rinnovabili. Un operazione che secondo la stampa finanziaria porterebbe all'incasso di 3 miliardi di euro che potrebbero arrivare dai fondi dei Paesi del Golfo vista la partecipazione di Enel al al “World future energy summit” (Wfes) di Abu Dhabi, appuntamento decisivo dedicato alle industrie e ai governi interessati alle nuove tecnologie in campo energetico.
Si tratta perciò di capitali provenienti da posizioni di privilegio dei fornitori di petrolio attirati da ritorni cospicui nel settore delle rinnovabili dove pare che Enel, superando un ritardo notevole, abbia deciso di misurarsi anche nella produzione di pannelli solari grazie ad un accordo con Sharp e StMicroeletronics.
Ma tali operazioni sono solo una diversificazione del rischio relativo di Enel, interessata, come sappiamo, ad investire in maniera significativa nel nucleare sperimentandolo finora nella grande prateria del liberismo che sono diventati i paesi dell'est, ma pronta ad applicazioni operative sul territorio italiano col favore trasversale che si è costituito a livello politico e delle classi dirigenti.

mercoledì 4 febbraio 2009

Contabilità pubblica

72 milioni di euro stanziati per la bonifica della valle del Sacco. Questa la decisione della Regione Lazio di fronte all'incalzare di una protesta montante dei territori coinvolti che raggiungono tutto il corso del fiume.
3000 ettari da sottoporre a bonifica di cui 700 interdetti ad ogni attività agroalimentare
6000 capi di bestiame abbattuti nel 2005
Il 55% della popolazione sottoposta ad analisi epidemiologia con tracce ineliminabili di una sostanza chimica nociva

Il costo sulla collettività è dunque calcolato per difetto in misura sostanziale.
Tutto questo per porre le premesse della rinascita, mentre i profitti privati si sono consolidati in altre sedi.
Necessita un piccolo investimento per una analisi storica del capitalismo italiano concentrato su Colleferro.

martedì 3 febbraio 2009

Il potere prevalente

La Vitrociset è un’azienda controllata al 98% dalla vedova e dalle figlie dell’ex presidente Finmeccanica, Camillo Crociani, che riuscì a sfuggire all’arresto per lo scandalo Lockeed, un veleno presente nel Dna della repubblica italiana, grazie all’elicottero che lo trasportò via dalla villa del Circeo.
L’azienda familiare si sostiene per oltre metà del fatturato con appalti militari, tanto da avere come presidente un ex comandante dello Stato Maggiore della Difesa, Mario Arpino, anche se le strategie sono state affidate ad un manager come Tommaso Pompei che ha un lungo percorso nei luoghi del potere tra cui la vicenda della tangente Wind-Orascom per cui risulta ancora tra gli indagati. Entro febbraio saranno dettate le linee direttive, anche se lo stesso Pompei ha personalmente una partecipazione significativa del 10% nella Phen Solar, una Srl dedicata al settore fotovoltaico presente nel tecnopolo tiburtino, ma sotto il controllo di una società con sede in Lussemburgo di cui sarebbe interessante comprendere la natura della proprietà dominante.
Un settore dunque, quello delle fonti rinnovabili, con grandi prospettive di sviluppo e di occupazione che risentirà delle decisioni di qualche lontano Cda.

Nel mentre la multinazionale statunitense Kraft ha deciso di togliere autonomia alla filiale italiana della terza società mondiale nel settore degli alimenti. Una presa di posizione che mette in allarme i lavoratori della Simmenthal di Aprilia (LT) per una vendita dello stabilimento.
Insomma sia che si tratti di solare come di armi o di carne in scatola e Philadelfia ( storico marchio Kraft che significa “amore fraterno”), decide qualcuno che non si conosce, oppure si conosce troppo bene come gli eredi Crociani che decidono tutto e chi concorre con il lavoro alla produzione non può che giocare di rimessa, sperando nel buon padrone.
Non è forse qui, nel potere prevalente, la crisi del sistema ?

martedì 27 gennaio 2009

Colleferro e i giochi della Alstom

Nel 2000 la francese Alstom ha rilevato i due maggiori siti produttivi italiani di Fiat Ferroviaria, uno a Savigliano (Cuneo) e l’altro a Colleferro.
La società d’oltralpe ha acquisto anche la proprietà della tecnologia del Pendolino che ha ottimizzato in maniera adeguata per nuove e importanti commesse nel mondo. Si tratta di uno dei casi classici indicati da Luciano Gallino nell’analisi “Scomparsa dell’Italia industriale”. Siamo di fronte ad una tipologia di produzione che rientra nella filiera della cura del ferro indicata da molti come strategia per liberare le strade dal traffico e dall’inquinamento. Ma le urgenze della Fiat evidentemente erano altre e le commesse pubbliche per l’acquisto e manutenzione dei treni rimangono in una fase di stallo, mentre si continuano a richiedere aiuti pubblici per il settore auto con annunci terroristici di decine di migliaia di licenziamenti.
Le fonti sindacali riferiscono nel 2008 una serie considerevole di commesse acquisite da Alstom. A partire dalla concorrente di Trenitalia , la Ntv di Montezemolo e soci, per continuare con l’ Angel Trains che ha stipulato contratti decennali per la fornitura e la manutenzione dei treni Pendolino (Sic!) ad una cifra complessiva di 1,8miliardi di euro impegnati dalla società inglese , mentre la tedesca Veolia Verkeher ha ordinato 36 nuovi treni regionali. Proprio quei treni che sono drammaticamente carenti sulla rete italiana. Commesse e ordini che passano, tuttavia, lontano dalla linea di produzione di Colleferro, per cui si prevede lo stato di crisi.
Nel frattempo si agitano le acque in Francia per la fusione sempre annunciata tra Alstom ( controllata da un imprenditore amico del presidente Sarkozy)e il colosso Areva, la multinazionale del nucleare che possiede miniere di uranio nel Niger. Ovviamente per il gioco dei poteri finanziari non ha valore la presenza di duecento lavoratori a Colleferro, a meno l’orientamento nuclearista del governo italiano non si riveli il terreno adatto per un ottimizzazione delle risorse nella “mission” di Areva. E’ solo una ipotesi, ma uno dei possibili scenari che una politica industriale attenta al territorio potrebbe sventare.

martedì 20 gennaio 2009

Una legge da porre a verifica

A fine 2008 è stata approvata dalla Regione Lazio una legge quadro su pace e disarmo
Una legge che può incidere nelle scelte della Regione, ma che se rimane senza risorse rimane solo una buona intenzione. Può essere uno strumento per incrinare l'ideologia dell'economia di guerra che genera ingiustizia sociale, danni all'ambiente e aggressione alla sicurezza del territorio dato alla promozione della cultura di pace e il sostegno concreto di attività che mirano alla pacifica convivenza tra i popoli, si accompagnano, dunque, la previsione di interventi economici tali da incidere sul tessuto produttivo della regione.
La provocazione culturale che ci attende è quella di mostrare nei fatti come le scelte di pace coerenti siano capaci di incidere a difesa dei beni comuni e nella vita concreta delle persone di questa regione. Allo stesso modo di come abitualmente avviene, senza aver bisogno di alcuna legge, ad opera di prevalenti e trasversali gruppi di potere che disegnano il volto produttivo, ambientale e sociale del nostro territorio.

domenica 18 gennaio 2009

Assisi, città per la pace, "ma anche" per i fondi sovrani

Francesco partì da Assisi per proporre la pace nel 1219, al sultano d'Egitto al-Malik al-Kamil, successore del Saladino, mentre i crociati erano impegnati nell’inutile e rovinosa campagna militare attorno alla città di Damietta. Ancora sabato 17 gennaio 2009 la cittadina umbra è stata sede di una incessante domanda di ragionevole pace di fronte all’ orrore di Gaza. Ma l’appuntamento che forse si rivelerà più idoneo ad incidere nei rapporti con il Medio Oriente sembra quello in preparazione dal 17 al 27 settembre di quest’anno quando si terrà, l’”Assisi endurance lifestyle” con la partecipazione di alcune famiglie reali degli Emirati Arabi. Si tratta del campionato europeo Open della Federazione Equestre Internazionale con 88 cavalieri di 20 nazioni, 18 mila spettatori e 25 televisioni al seguito. Un luogo e l’occasione per fare affari in convivialità e trovare occasioni per collocare in maniera ottimale gli enormi flussi dei fondi sovrani che trovano un sistema bancario italiano che,per esempio, presta scarsa attenzione alle imprese nella fascia tra i 5 e i 50 milioni di fatturato, esponendole ad ogni possibile speculazione che arriva ad acquistare il controllo di aziende industrialmente sane, ma indebitate. Come dicono gli organizzatori dell’Endurance Lifestyle, Assisi è città ideale perché “punto di incontro internazionale fra culture diverse”.

sabato 17 gennaio 2009

Colleferro come area sacrificale

Se esiste una rappresentazione emblematica nel Lazio di un potere industriale capace di distruggere una bellissima valle con quella del fiume Sacco e ridurla in una terra desolata, un luogo sacrificale dove celebrare il rito di ogni nefandezza, questa è purtroppo Colleferro.
"Secondo le nostre proiezioni, il 55% dei casi trattati dovrebbe risultare contaminato e in maniera praticamente irreversibile, dal momento che il beta esaclorocicloesano ha vita lunga, è solubile nei grassi, sembra ormai entrato nel ciclo alimentare e non viene metabolizzato dal corpo umano. Paradossalmente, può essere espulso, nelle donne, solo mediante allattamento, ma mettendo di conseguenza a rischio la salute del bambino”.
Così si esprime in una audizione alla commissione Sanità in Regione , il responsabile del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl RM/E, Carlo Perucci, a margine di una prima analisi a campione sulla popolazione per accertare lo stato di contaminazione causato dai rifiuti tossici degli insediamenti industriali insistenti nella Valle del Sacco a partire dagli anni ’50.
cfr sito Consiglio regionale

giovedì 15 gennaio 2009

Anche per lo zucchero si arriva tardi

Anche per Eridania viene il tempo della crisi. L'ipotesi di salvezza può consistere nella riconversione produttiva verso le fonti rinnovabili, ma siamo già davanti alla cassa integrazione che riguarda 10.000 lavoratori e si corre contro il tempo.
Come dichiara il segretario nazionale della Flai Cgil Antonio Mattioli "In questo paese tutti si riempiono la bocca sulle soluzioni energetiche alternative, sull’ energia pulita e sull’innovazione, ma quando ci si trova di fronte alla prova dei fatti, a progetti economicamente e socialmente sostenibili, entrano in gioco meri interessi politici e di bottega. È così che il controverso rapporto tra politica e lavoro finisce ancora una volta per essere scaricato sui lavoratori ed impedisce uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile per il nostro paese". cfr su Rassegna sindacale

Filiera delle armi su Gaza/2

Riprendendo la definizione del legame oggettivo della produzione di armamenti nella mattanza di Gaza ecco una conferma analitica del prof Zucchetti sul sito di peacereporter .

martedì 13 gennaio 2009

Un guerra ormai dichiarata e palese

La lucidità e il consenso trasversale alla manifestazione della comunità romana ebraica, nel pieno dei bombardamenti su Gaza, cfr blog di Arrigoni, palesa una situazione di guerra ormai dichiarata anche nel cuore di Roma. Una sofferenza per la mancanza di pace che si alimenta di altre sofferenze in un circolo senza fine che ha bisogno di armi. Eppure la guerra non risolve....e si abbatte sui poveri cristi che stanno in mezzo, come sempre.

martedì 6 gennaio 2009

La filiera che raggiunge Gaza e le responsabilità dei tecnici

Da terra e dall'aria incessanti bombardamenti sulla striscia di Gaza dal 27 dicembre 2008. Fonti di stampa internazionali rivelano l'uso di uranio impoverito.Ma la parte del leone, come dimostrazione della potenza della deterrenza messa in mostra, la fanno i caccia F16 e gli elicotteri Apache. Sono la dimostrazione della necessità di dotarsi di armi tecnologicamente avanzate per difendersi dai nemici e mostrano il nesso tra la produzione Usa e l'utilizzo efficiente delle forze armate israeliane. Come se l'eccidio in corso potesse condurre alla pace, invece che rinforzare,come accadrà, l'odio distruttivo che utilizzerà altre armi e strategie. Il fondo del Corriere della Sera del 5 gennaio 2009 a firma di Piero Ostellino conduce ad una similitudine tra Hamas e il regime nazista con la conseguenza di mostrare la responsabilità politica di tali governi assieme alla pietà per le vittime di bombardamenti comunque necessitati dalla guerra dichiarata come quelli di Dresda che bruciarono migliaia di civili tedeschi verso la fine del secondo conflitto mondiale. Un giudizio che vuole essere obiettivo e svela una concezione antropologica della convivenza per lo meno inquietante.
Alla grande fiera delle produzione degli strumenti di morte concorre l'industria italiana e la filiera che conduce fino al fuoco su Gaza parte anche dalle nostre terre dove la notizia dei lutti nei giorni natalizi è avvertita come un dettaglio fisiologico, come gli incidenti stradali che non destano interesse e vengono rimossi fino a quando non si conoscono volti e storie. Di questo popolo alla fame e recluso a cielo aperto, diviso da fazioni interne autodistruttive, non sappiamo quasi nulla, non ha storia, non è prossimo.
La mancanza di prossimità, di riconoscibiltà, spiega in parte la prevalente assenza di dubbi nella gran quantità di scienziati e tecnici coinvolti nella produzione degli ordigni bellici.
Si parla infatti sovente di Fermi e di altri che concorsero alla costruzione della bomba atomica e quasi mai si cita un fisico polacco come Joseph Rotblat che si trovava nell'università di Liverpool quando il proprio Paese dovette subire la devastante invasione nazisovietica e conosceva la possibilità di usare l'energia nucleare per la costruzione di un'arma finale. Quando si rese evidente che tale progetto poteva essere portato a perfezione da scienziati al soldo di Hitler, decise di entrare a far parte del progetto in corso a Los Alamos per la costruzione dell'atomica, ma decise di abbandonare l'impresa quando si rese conto dalle dirette fonti militari con cui lavorava che ormai la Germania aveva abbandonato ogni progetto e si trattava, come apertamente affermava il generale Leslie Groves, responsabile miltare dell'impresa, di utilizzare gli ordigni atomici al fine di trattare la pace su un piano di superiorità con l'Urss. Rotblat, assieme a Niels Bohr, intuirono la corsa agli armamenti che ne sarebbe derivata e decise di sospendere la propria collaborazione ricevendo l'accusa di spionaggio, ma certo non nutriva trasporto verso l'Unione Sovieica che aveva occupato la Polonia.
Nessun altro fisico a Los Alamos fece questa obiezione di coscienza. Forse perchè vi avevano speso tante di quelle energie e aspettative da non saper rinuciare al proseguimento.
Purtroppo, quando la notizia della distruzione di Hiroshima raggiunse la cittadella laboratorio di Los Alamos, molti fisici prenotarono, per i festeggiamenti dell'obiettivo raggiunto, un tavolo all'Hotel La Fonda di Santa Fe. Come ricorda Otto Frisch nelle sue memorie "era crudele festeggiare la morte improvvisa di migliaia di persone, anche se erano nemici".