domenica 16 novembre 2008

Sistema paese secondo Carlo Jean

Generale di Corpo d'Armata già Consigliere Militare del Presidente della Repubblica Cossiga. E ora professore di Studi Strategici alla LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma). Nonché Presidente del Centro Studi di Geopolitica Economica. Commentatore di politica internazionale per il Messaggero, conduce seminari di teoria della decisione alla Scuola di Management della LUISS e alla SDA Bocconi.

Quindi si tratta di uno dei formatori istituzionali e riconosciuti del ceto dirigente italiano.
Cosa afferma in un intervento pubblicato sulla rivista dell’Aspen Institute Italia nel numero che analizza il ritorno (nel novembre 2007) al nucleare ?
L’Aspen è una associazione a livello internazionale finanziata ampiamente da fondazioni come la Carnegie Corporation,( attiva ne isettori quali educazione, pace e la cooperazione internazionale) , la Rockefeller Brothers Fund e la Ford Foundation, attraverso quote di iscrizione a seminari e donazioni individuali. Ha come “missione quella di sostenere la leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese e la promozione del libero confronto tra culture diverse, allo scopo di identificare e valorizzare idee, valori, conoscenze ed interessi comuni. Attraverso il metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito "a porte chiuse", favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione.

Che ha nel suo comitato esecutivo
Luigi AbeteGiuliano AmatoLucia AnnunziataAlberto BombasseiFrancesco CaltagironeGiuseppe CattaneoFedele ConfalonieriFrancesco CossigaMaurizio CostaGianni De MichelisUmberto EcoJohn ElkannPietro FerreroJean-Paul FitoussiFranco Frattini
Cesare GeronziPiero GnudiGian Maria Gros-PietroEnrico LettaGianni LettaEmma MarcegagliaFrancesco MicheliPaolo MieliMario MontiTommaso Padoa SchioppaCorrado PasseraRiccardo PerissichAngelo Maria PetroniMario Pirani
Roberto PoliEnnio PresuttiRomano ProdiGianfelice RoccaCesare RomitiPaolo SavonaCarlo ScognamiglioDomenico SiniscalcoLucio StancaRobert K. SteelGiulio TremontiGiuliano UrbaniGiacomo Vaciago


Ovviamente tra i promotori del nucleare come risposta logica ai problemi ambientali ( l’unico in grado di far rispettare i parametri di Kyoto) e contrario alle energie rinnovabili per assoluta mancanza di competitività economica, Jean definisce l’applicazione sistematica del “principio di precauzione” come paralizzante e quindi un danno per la nazione.

Osservando e apprezzando la spregiudicatezza con cui il presidente Sarkozy ha concluso un accordo con la Libia per la fornitura di una centrale nucleare perseguendo l’obiettivo principale di garantire in tal modo nuovi sbocchi all’industria petrolifera e degli armamenti francese, il prof Jean vi vede un esempio di applicazione di quel “sistema paese” di cui era capace l’Italia nel periodo 1976/79 quando una missione bipartisan (Andreatta per la dc e Peggio per il pci ) accompagnò i rappresentanti delle maggiori industrie di stato (IRI,ENI,ENEL) e il Comitato nazionale per l’energia nucleare in Iraq con l’obiettivo raggiunto di fornire da parte italiana tecnologie e apparati nucleari per la radioprotezione, la partecipazione delle nostre industrie alla costruzione di una centrale nucleare ricevendo in cambio la fornitura dall’Iraq di 10 milioni di tonnellate di petrolio all’anno e a favorire l’acquisto di armamenti italiani. “Sistema paese” dunque (gioco di squadra direbbe qualcun altro). Cosa impedirebbe , si dice Jean, di procedere oggi in modo analogo?
Tanto più osserva il generale professore, poco prima, che esistono accordi russo algerini in campo nucleare e militare e gli Usa hanno concluso con l’India una “stratetigic partnership sul nucleare accompagnata da trasferimenti di armi e tecnologie strategiche che hanno dato un colpo mortale al trattato di non proliferazione nucleare ( l’India può accumulare scorte di combustibile radioattivo in maniera da tale da fregarsene di embarghi internazionali per nuovi esperimenti nucleari già rivendicati come proprio esercizio di sovranità).

Esiste dunque una diplomazia del nucleare di valore strategico fondamentale e connessa alla vendita di armi di cui realisticamente dovremmo tener conto.

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