Un caso di riconversione produttiva verso le fonti rinnovabili proviene dalla Puglia: «È il modo migliore per riconvertire impianti industriali obsoleti e produzioni agricole superate», spiega Paride De Masi, amministratore delegato di Italgest, la holding salentina che sta realizzando sette centrali elettriche da fonti rinnovabili. La più importante, a Brindisi, punterà su campi fotovoltaici. «Sarà fra le più imponenti d' Europa e riuscirà a soddisfare il fabbisogno di 7mila famiglie», dice De Masi, che è anche coordinatore nazionale per le energie rinnovabili di Confindustria. (Repubblica — 07 luglio 2008 pagina 54 sezione: AFFARI FINANZA).
«Il motivo guida è la riconversione. Dalla chimica alle energie rinnovabili. La centrale nascerà nella landa desolata del Petrolchimico di Brindisi, un' area un tempo sequestrata dalla magistratura e da bonificare. La presenza del sole e la superficie del terreno, circa 30 ettari, consentono un intenso sfruttamento dell' energia solare, mediante l' installazione di pannelli fotovoltaici. Questa operazione si inquadra nel Polo integrato per le energie rinnovabili in Puglia, del quale fanno parte anche due centrali energetiche da biomasse e quattro impianti eolici».Anche officine meccaniche con personale in mobilità potranno trovare nuovi sbocchi di mercato nella realizzazione di torri eoliche. Sempre nel Salento, a Brindisi e a Casarano, alcuni ex stabilimenti, come quello della Filanto, saranno utilizzati per assemblare i pannelli fotovoltaici che installeremo nei nostri impianti. «. A quanto ammonta l' investimento? «Investiremo un miliardo di euro, con la formula del project financing. La centrale di Brindisi deve essere realizzata in tre anni: andremo a regime nel 2011. La Puglia può diventare una regione all' avanguardia per le energie rinnovabili. L' Italia ha la necessità di allinearsi al Protocollo di Kyoto, pena l' apertura di una procedura di infrazione comunitaria».
Cosa è il project financing?
La finanza di progetto (o project financing in inglese) è una operazione di finanziamento a lungo termine, che consiste nell'utilizzo di una società neocostituita (cosiddetta SPC, Special Purpose Company) la quale serve a mantenere separati gli assets del progetto da quelli dei soggetti proponenti l'iniziativa d'investimento (i cosiddetti "promotori").
La SPC viene finanziata sia da capitale equity (azioni), fornito generalmente dai promotori e non deve superare l'ammontare del 15-20%, il rimanente 80-85% da capitale di debito (obbligazioni) normalmente ottenuto da un pool di banche. In questo modo, attraverso l'imputazione di attività e passività alla SPC è possibile mantenere un controllo più stretto sull'andamento del progetto. È, inoltre, un modo per proteggere gli interessi dei soci promotori, i quali sono così "schermati" dall'eventuale fallimento del progetto stesso. Lo schema del Project Financing ha riscosso i maggiori successi per quei progetti per loro natura più complessi, quali la realizzazione di centrali elettriche o di nuove attività estrattive, dove alti sono i rischi ambientali, tecnici, politici ed economici. Anche i progetti di ricerca possono beneficiare di questo sistema di finanziamento, dato che i finanziatori in equity potranno garantirsi sulla proprietà della SPC, la quale detiene la titolarità su ogni risultato (brevetti o altro) del progetto di ricerca.
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