domenica 24 maggio 2009

La trasversalità di Finmeccanica e i "senza potere" di Aprilia

Il gruppo Cir della Famiglia De Benedetti controlla Sorgenia, società assai autopubblicizzata nel campo dell'energia e al centro della questione Turbogas di Aprilia. Città satellite di Roma in provincia di Latina, dove pensava di trovare una realtà sociale disaggregata incapace di opporsi ad un progetto di un gassificatore insostenibile e ingiustificato. Convinzione messa in crisi dalla crescita di una rete molto attiva e combattiva.
Illustrando la prima trimestrale del Gruppo Finmeccanica, che riceverà qualche contraccolpo dalle commesse belliche statunitensi, il condirettore generale ha rivelato il successo della controllata Ansaldo Energia che ha conquistato una commessa da Sorgenia per la turbogas di Aprilia.
Gli affari vanno avanti come un rullo compressore.
LA stessa Ansaldo Energia, tra l'atro, si sta preparando al trattamento dei rifiuti radioattivi grazie ad un accordo con la Sogin e un'impresa svizzera specializzata nel settore.

lunedì 11 maggio 2009

Se i mezzi dell'Eni servono a catturare chi chiede asilo

Proprio mentre si riparla di Enrico Mattei, della sua spregiudicatezza e della libertà, pagata a acro prezzo, con cui ha cercato di creare spazi di mercato non dominati dalle compagnie occidentali, stanno prendendo contenuto gli accordi tra Italia e Libia che bloccano uno dei flussi di immigrazione irregolare anche di chi scappa perchè in pericolo di vita.
Le agenzie informano che "un altro barcone con 77 migranti, che era in difficoltà al largo delle coste libiche, è stato riportato nel porto di Tripoli.
La barca è stata rimorchiata da un mezzo in servizio presso una piattaforma dell'Eni.
A dare l'ordine
al rimorchiatore italiano di intervenire sono stati i militari libici in servizio sulla piattaforma. Alcuni migranti hanno ricevuto delle cure mediche. Tutti gli altri sono stati consegnati ai funzionari del Ministero dell'Interno."

martedì 5 maggio 2009

Una cogestione padronale

Se la dirigenza Fiat tratta con tutti , dagli Usa alla Germania, meno che con il sindacato italiano che invano chiede di essere ascoltato sulle nuove strategie mondiali e sulle sorti degli stabilimenti di Termini Imerese e di Pomigliano D’Arco, ci deve essere una ragione.
La prima di natura ideologica è quella ben espressa dal direttore de Il Mondo che analizza la questione della “voglia di cogestione”, indotta dall’esempio dei metalmeccanici statunitensi nel caso Chrysler, con l’ avvertenza di evitare “l’esproprio proletario delle funzioni di governance che devono restare degli azionisti” invitando a non affidare il timone della nave ad una ciurma di marinai che si litigano il comando.
Meglio uno solo.
La cogestione, se deve esistere, non può essere paritetica.
Infatti, mentre si allarga la cassa integrazione, il ricorso alla mobilità e i lavoratori americani rinunciano a molti loro diritti, le famiglie possidenti del Paese ancora si spartiscono cospicui dividendi. Per il 2008 : 296 milioni a quella Berlusconi, 381 a Benetton, 102 a quella Moratti, per fare qualche nome eclatante.
Evidentemente non si contempla gestione e neanche divisione degli utili in modo paritario.
Quale spazio al capitale vivo dei lavoratori?