venerdì 29 febbraio 2008

Lobby contro democrazia economica

Occorre avere come interlocutore diretto l’agenzia regionale dedicata all’applicazione dei programmi di sviluppo industriale del territorio, essendo sicuri che una precisa volontà politica può dare l’avvio alla formazione di distretti ecoindustriali che indurrebbero una crescita occupazionale stabile, legata a quella tecnologia avanzata richiesta dalle pressanti esigenze di fonti rinnovabili.
Si tratta, perciò, di compiere scelte coraggiose in contrasto con lobby di potere consolidato. Decisioni che possono guadagnare un vasto consenso se espresse in modo esplicito coinvolgendo in primo luogo i lavoratori, per ottenere quella democrazia economica, senza la quale, rimane in piedi il simulacro di una sovranità popolare ridotta a pura forma.

Caso Selex

Appare quindi evidente come mettere qualche drappo arcobaleno o anche contribuire a sostenere opere solidali, non fa venir meno la sudditanza nei confronti di politiche industriali determinate dai consigli di amministrazione di aziende sempre minacciose sui precari livelli occupazionali raggiunti. Si consideri, infatti, il soccorso che è stato chiesto ai fondi regionali e alla cassa integrazione per la messa in mobilità e ricollocazione del personale della Selex Communications che appartiene a quella stessa Finmeccanica che, come sappiamo, macina utili dai valori stellari.

Elementi di analisi

Come afferma Walter Veltroni, Roma è ormai una città industriale con una capacità di crescita superiore alla media nazionale. Fiore all’occhiello di questo tipo di sviluppo è il comparto della difesa e dell’aerospazio, dominato dalle aziende del gruppo Finmeccanica che ha operato, da tempo, la scelta strategica di puntare sulla fornitura di armi tecnologicamente avanzate agli eserciti di mezzo mondo. Il Magazine del Corriere della Sera, di recente, ad esempio, ha mostrato che il futuro della “Tiburtina Valley” si basa sul riarmo della Russia di Putin. Così anche il Sole 24 ore, nel suo inserto dedicato alla Capitale, ha descritto come un pezzo di Roma vola nei cieli russi grazie ai componenti che una storica società sulla Tiburtina fornirà ai cacciabombardieri della Mig che li venderà,tra gli altri, ai committenti indiani, libici, siriani e sudanesi ( do you know Darfur?). Senza ovviamente ignorare la grande attenzione che Finmeccanica rivolge al mercato statunitense ancora dominante in materia di spese in armamenti; anche se l’Italia , con i suoi rappresentanti ufficiali, non disdegna la crescente domanda cinese avendo più volte chiesto l’abolizione dell’embargo, imposto finora dalla Unione Europea, al commercio di armi verso il gigantesco paese asiatico.