Nel 2000 la francese Alstom ha rilevato i due maggiori siti produttivi italiani di Fiat Ferroviaria, uno a Savigliano (Cuneo) e l’altro a Colleferro.
La società d’oltralpe ha acquisto anche la proprietà della tecnologia del Pendolino che ha ottimizzato in maniera adeguata per nuove e importanti commesse nel mondo. Si tratta di uno dei casi classici indicati da Luciano Gallino nell’analisi “Scomparsa dell’Italia industriale”. Siamo di fronte ad una tipologia di produzione che rientra nella filiera della cura del ferro indicata da molti come strategia per liberare le strade dal traffico e dall’inquinamento. Ma le urgenze della Fiat evidentemente erano altre e le commesse pubbliche per l’acquisto e manutenzione dei treni rimangono in una fase di stallo, mentre si continuano a richiedere aiuti pubblici per il settore auto con annunci terroristici di decine di migliaia di licenziamenti.
Le fonti sindacali riferiscono nel 2008 una serie considerevole di commesse acquisite da Alstom. A partire dalla concorrente di Trenitalia , la Ntv di Montezemolo e soci, per continuare con l’ Angel Trains che ha stipulato contratti decennali per la fornitura e la manutenzione dei treni Pendolino (Sic!) ad una cifra complessiva di 1,8miliardi di euro impegnati dalla società inglese , mentre la tedesca Veolia Verkeher ha ordinato 36 nuovi treni regionali. Proprio quei treni che sono drammaticamente carenti sulla rete italiana. Commesse e ordini che passano, tuttavia, lontano dalla linea di produzione di Colleferro, per cui si prevede lo stato di crisi.
Nel frattempo si agitano le acque in Francia per la fusione sempre annunciata tra Alstom ( controllata da un imprenditore amico del presidente Sarkozy)e il colosso Areva, la multinazionale del nucleare che possiede miniere di uranio nel Niger. Ovviamente per il gioco dei poteri finanziari non ha valore la presenza di duecento lavoratori a Colleferro, a meno l’orientamento nuclearista del governo italiano non si riveli il terreno adatto per un ottimizzazione delle risorse nella “mission” di Areva. E’ solo una ipotesi, ma uno dei possibili scenari che una politica industriale attenta al territorio potrebbe sventare.
Se la politica cede al potere della finanza e delle grandi imprese, una vera politica di pace deve incidere sulle banche e sulle politiche industriali. Materiali per una politica industriale di pace nel Lazio e non solo.
martedì 27 gennaio 2009
martedì 20 gennaio 2009
Una legge da porre a verifica
A fine 2008 è stata approvata dalla Regione Lazio una legge quadro su pace e disarmo
Una legge che può incidere nelle scelte della Regione, ma che se rimane senza risorse rimane solo una buona intenzione. Può essere uno strumento per incrinare l'ideologia dell'economia di guerra che genera ingiustizia sociale, danni all'ambiente e aggressione alla sicurezza del territorio dato alla promozione della cultura di pace e il sostegno concreto di attività che mirano alla pacifica convivenza tra i popoli, si accompagnano, dunque, la previsione di interventi economici tali da incidere sul tessuto produttivo della regione.
La provocazione culturale che ci attende è quella di mostrare nei fatti come le scelte di pace coerenti siano capaci di incidere a difesa dei beni comuni e nella vita concreta delle persone di questa regione. Allo stesso modo di come abitualmente avviene, senza aver bisogno di alcuna legge, ad opera di prevalenti e trasversali gruppi di potere che disegnano il volto produttivo, ambientale e sociale del nostro territorio.
Una legge che può incidere nelle scelte della Regione, ma che se rimane senza risorse rimane solo una buona intenzione. Può essere uno strumento per incrinare l'ideologia dell'economia di guerra che genera ingiustizia sociale, danni all'ambiente e aggressione alla sicurezza del territorio dato alla promozione della cultura di pace e il sostegno concreto di attività che mirano alla pacifica convivenza tra i popoli, si accompagnano, dunque, la previsione di interventi economici tali da incidere sul tessuto produttivo della regione.
La provocazione culturale che ci attende è quella di mostrare nei fatti come le scelte di pace coerenti siano capaci di incidere a difesa dei beni comuni e nella vita concreta delle persone di questa regione. Allo stesso modo di come abitualmente avviene, senza aver bisogno di alcuna legge, ad opera di prevalenti e trasversali gruppi di potere che disegnano il volto produttivo, ambientale e sociale del nostro territorio.
domenica 18 gennaio 2009
Assisi, città per la pace, "ma anche" per i fondi sovrani
Francesco partì da Assisi per proporre la pace nel 1219, al sultano d'Egitto al-Malik al-Kamil, successore del Saladino, mentre i crociati erano impegnati nell’inutile e rovinosa campagna militare attorno alla città di Damietta. Ancora sabato 17 gennaio 2009 la cittadina umbra è stata sede di una incessante domanda di ragionevole pace di fronte all’ orrore di Gaza. Ma l’appuntamento che forse si rivelerà più idoneo ad incidere nei rapporti con il Medio Oriente sembra quello in preparazione dal 17 al 27 settembre di quest’anno quando si terrà, l’”Assisi endurance lifestyle” con la partecipazione di alcune famiglie reali degli Emirati Arabi. Si tratta del campionato europeo Open della Federazione Equestre Internazionale con 88 cavalieri di 20 nazioni, 18 mila spettatori e 25 televisioni al seguito. Un luogo e l’occasione per fare affari in convivialità e trovare occasioni per collocare in maniera ottimale gli enormi flussi dei fondi sovrani che trovano un sistema bancario italiano che,per esempio, presta scarsa attenzione alle imprese nella fascia tra i 5 e i 50 milioni di fatturato, esponendole ad ogni possibile speculazione che arriva ad acquistare il controllo di aziende industrialmente sane, ma indebitate. Come dicono gli organizzatori dell’Endurance Lifestyle, Assisi è città ideale perché “punto di incontro internazionale fra culture diverse”.
sabato 17 gennaio 2009
Colleferro come area sacrificale
Se esiste una rappresentazione emblematica nel Lazio di un potere industriale capace di distruggere una bellissima valle con quella del fiume Sacco e ridurla in una terra desolata, un luogo sacrificale dove celebrare il rito di ogni nefandezza, questa è purtroppo Colleferro.
"Secondo le nostre proiezioni, il 55% dei casi trattati dovrebbe risultare contaminato e in maniera praticamente irreversibile, dal momento che il beta esaclorocicloesano ha vita lunga, è solubile nei grassi, sembra ormai entrato nel ciclo alimentare e non viene metabolizzato dal corpo umano. Paradossalmente, può essere espulso, nelle donne, solo mediante allattamento, ma mettendo di conseguenza a rischio la salute del bambino”.
Così si esprime in una audizione alla commissione Sanità in Regione , il responsabile del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl RM/E, Carlo Perucci, a margine di una prima analisi a campione sulla popolazione per accertare lo stato di contaminazione causato dai rifiuti tossici degli insediamenti industriali insistenti nella Valle del Sacco a partire dagli anni ’50.
cfr sito Consiglio regionale
"Secondo le nostre proiezioni, il 55% dei casi trattati dovrebbe risultare contaminato e in maniera praticamente irreversibile, dal momento che il beta esaclorocicloesano ha vita lunga, è solubile nei grassi, sembra ormai entrato nel ciclo alimentare e non viene metabolizzato dal corpo umano. Paradossalmente, può essere espulso, nelle donne, solo mediante allattamento, ma mettendo di conseguenza a rischio la salute del bambino”.
Così si esprime in una audizione alla commissione Sanità in Regione , il responsabile del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl RM/E, Carlo Perucci, a margine di una prima analisi a campione sulla popolazione per accertare lo stato di contaminazione causato dai rifiuti tossici degli insediamenti industriali insistenti nella Valle del Sacco a partire dagli anni ’50.
cfr sito Consiglio regionale
giovedì 15 gennaio 2009
Anche per lo zucchero si arriva tardi
Anche per Eridania viene il tempo della crisi. L'ipotesi di salvezza può consistere nella riconversione produttiva verso le fonti rinnovabili, ma siamo già davanti alla cassa integrazione che riguarda 10.000 lavoratori e si corre contro il tempo.
Come dichiara il segretario nazionale della Flai Cgil Antonio Mattioli "In questo paese tutti si riempiono la bocca sulle soluzioni energetiche alternative, sull’ energia pulita e sull’innovazione, ma quando ci si trova di fronte alla prova dei fatti, a progetti economicamente e socialmente sostenibili, entrano in gioco meri interessi politici e di bottega. È così che il controverso rapporto tra politica e lavoro finisce ancora una volta per essere scaricato sui lavoratori ed impedisce uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile per il nostro paese". cfr su Rassegna sindacale
Come dichiara il segretario nazionale della Flai Cgil Antonio Mattioli "In questo paese tutti si riempiono la bocca sulle soluzioni energetiche alternative, sull’ energia pulita e sull’innovazione, ma quando ci si trova di fronte alla prova dei fatti, a progetti economicamente e socialmente sostenibili, entrano in gioco meri interessi politici e di bottega. È così che il controverso rapporto tra politica e lavoro finisce ancora una volta per essere scaricato sui lavoratori ed impedisce uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile per il nostro paese". cfr su Rassegna sindacale
Filiera delle armi su Gaza/2
Riprendendo la definizione del legame oggettivo della produzione di armamenti nella mattanza di Gaza ecco una conferma analitica del prof Zucchetti sul sito di peacereporter .
martedì 13 gennaio 2009
Un guerra ormai dichiarata e palese
La lucidità e il consenso trasversale alla manifestazione della comunità romana ebraica, nel pieno dei bombardamenti su Gaza, cfr blog di Arrigoni, palesa una situazione di guerra ormai dichiarata anche nel cuore di Roma. Una sofferenza per la mancanza di pace che si alimenta di altre sofferenze in un circolo senza fine che ha bisogno di armi. Eppure la guerra non risolve....e si abbatte sui poveri cristi che stanno in mezzo, come sempre.
martedì 6 gennaio 2009
La filiera che raggiunge Gaza e le responsabilità dei tecnici
Da terra e dall'aria incessanti bombardamenti sulla striscia di Gaza dal 27 dicembre 2008. Fonti di stampa internazionali rivelano l'uso di uranio impoverito.Ma la parte del leone, come dimostrazione della potenza della deterrenza messa in mostra, la fanno i caccia F16 e gli elicotteri Apache. Sono la dimostrazione della necessità di dotarsi di armi tecnologicamente avanzate per difendersi dai nemici e mostrano il nesso tra la produzione Usa e l'utilizzo efficiente delle forze armate israeliane. Come se l'eccidio in corso potesse condurre alla pace, invece che rinforzare,come accadrà, l'odio distruttivo che utilizzerà altre armi e strategie. Il fondo del Corriere della Sera del 5 gennaio 2009 a firma di Piero Ostellino conduce ad una similitudine tra Hamas e il regime nazista con la conseguenza di mostrare la responsabilità politica di tali governi assieme alla pietà per le vittime di bombardamenti comunque necessitati dalla guerra dichiarata come quelli di Dresda che bruciarono migliaia di civili tedeschi verso la fine del secondo conflitto mondiale. Un giudizio che vuole essere obiettivo e svela una concezione antropologica della convivenza per lo meno inquietante.
Alla grande fiera delle produzione degli strumenti di morte concorre l'industria italiana e la filiera che conduce fino al fuoco su Gaza parte anche dalle nostre terre dove la notizia dei lutti nei giorni natalizi è avvertita come un dettaglio fisiologico, come gli incidenti stradali che non destano interesse e vengono rimossi fino a quando non si conoscono volti e storie. Di questo popolo alla fame e recluso a cielo aperto, diviso da fazioni interne autodistruttive, non sappiamo quasi nulla, non ha storia, non è prossimo.
La mancanza di prossimità, di riconoscibiltà, spiega in parte la prevalente assenza di dubbi nella gran quantità di scienziati e tecnici coinvolti nella produzione degli ordigni bellici.
Si parla infatti sovente di Fermi e di altri che concorsero alla costruzione della bomba atomica e quasi mai si cita un fisico polacco come Joseph Rotblat che si trovava nell'università di Liverpool quando il proprio Paese dovette subire la devastante invasione nazisovietica e conosceva la possibilità di usare l'energia nucleare per la costruzione di un'arma finale. Quando si rese evidente che tale progetto poteva essere portato a perfezione da scienziati al soldo di Hitler, decise di entrare a far parte del progetto in corso a Los Alamos per la costruzione dell'atomica, ma decise di abbandonare l'impresa quando si rese conto dalle dirette fonti militari con cui lavorava che ormai la Germania aveva abbandonato ogni progetto e si trattava, come apertamente affermava il generale Leslie Groves, responsabile miltare dell'impresa, di utilizzare gli ordigni atomici al fine di trattare la pace su un piano di superiorità con l'Urss. Rotblat, assieme a Niels Bohr, intuirono la corsa agli armamenti che ne sarebbe derivata e decise di sospendere la propria collaborazione ricevendo l'accusa di spionaggio, ma certo non nutriva trasporto verso l'Unione Sovieica che aveva occupato la Polonia.
Nessun altro fisico a Los Alamos fece questa obiezione di coscienza. Forse perchè vi avevano speso tante di quelle energie e aspettative da non saper rinuciare al proseguimento.
Purtroppo, quando la notizia della distruzione di Hiroshima raggiunse la cittadella laboratorio di Los Alamos, molti fisici prenotarono, per i festeggiamenti dell'obiettivo raggiunto, un tavolo all'Hotel La Fonda di Santa Fe. Come ricorda Otto Frisch nelle sue memorie "era crudele festeggiare la morte improvvisa di migliaia di persone, anche se erano nemici".
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