venerdì 27 marzo 2009

Venerdì 3 aprile con la Fiom davanti la sede di Finmeccanica

Finmeccanica: dove finisce il nostro lavoro? Vogliamo chiarezza!
Una domanda che manifesta il senso autentico di responsabilità dei lavoratori.
dal comunicato FIOM-Cgil del 25 marzo 2009
"Il Gruppo Finmeccanica è in parte proprietà del Governo italiano e, in particolare per quanto riguarda le attività militari, opera su commesse pubbliche. Gode quindi di finanziamenti pubblici, che vengono dalle casse dello Stato, ovvero dai contribuenti. Nel novembre 2008 la stampa israeliana ha dato notizia dell’intenzione di Finmeccanica di stipulare accordi di collaborazione con le principali aziende militari israeliane (Elbit, Iai, Rafael). Risulta che diverse aziende del Gruppo hanno già direttamente e/o indirettamente rapporti di collaborazione con almeno una di queste aziende. E' noto che esistono rapporti commerciali tra Finmeccanica e Israele per le forniture di sistemi d'arma, così nell'ambito delle forniture di aziende israeliane verso l'esercito italiano. Le lavoratrici ed i lavoratori delle aziende del Gruppo hanno il diritto di sapere che uso viene fatto del risultato del loro lavoro e che ciò avvenga nel più rigoroso rispetto della legge 185 e della legalità internazionale. Nulla può giustificare che tali regole e principi vengano violati o aggirati.
Chiediamo chiarezza e trasparenza sui rapporti commerciali e industriali tra il Gruppo Finmeccanica, il governo israeliano e le industrie militari locali, sia per quanto riguarda le aziende del Gruppo che si trovano sul territorio italiano, che la nuova controllata statunitense DRS.
E' inaccettabile che una realtà industriale - a maggior ragione perché parzialmente pubblica e finanziata da denaro pubblico - possa essere complice di violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Chiediamo su questo informazioni esaurienti e garanzie a Finmeccanica.
Per sostenere queste richieste 3 aprile 2009 dalle ore 11.00 alle ore 13.00 presidio davanti alla sede di Finmeccanica in Piazza Montegrappa a Roma. "

giovedì 26 marzo 2009

Come girano e si annuciano soldi nel Lazio

Il 2008 è stato per il Lazio l'anno della crescita vertiginosa degli investimenti in private equity e venture capital : il 927 % (da 127 milioni a 1,33 miliardi di euro originati per lo più dalla operazione Wind)
Come spiega un partner del fondo Apax i settori su cui puntare nella Capitale sono le tlc, i media e la difesa con un interesse alle "eventuali dismissioni di società del gruppo Finmeccanica".

Nel frattempo un azienda di questo gruppo, la Selex communications, riceve dal ministero dello sviluppo economico 28 milioni di fondi per progetti sulla banda larga delle reti e sistemi wireless. In tal modo rientrerebbero in servizio 150 lavoratori in cassa integrazione nello stabilimento di Cisterna di Latina.

Entro tre anni un centrale solare da 20- 30 megawatt a Latina in base ad un progetto Confindustria - Enea. Saranno necessari 140 milioni da recuperare tra soggetti pubblici e privati.

lunedì 23 marzo 2009

Premesse per un progetto coerente per la valle del Sacco

L’obiettivo è quello di proporre una soluzione alla problematica ambientale della Valle del Sacco puntando sulla riconversione ecologica dell’intero territorio con la dichiarata intenzione di mantenere e far crescere l’occupazione in generale e dirottare, in tal modo, la produzione verso attività diverse dal settore degli armamenti.

La finalità espressa potrebbe apparire del tutto utopica e irrealizzabile e allora il percorso è già terminato, non provando neanche a togliere le redini del potere a chi lo ha sempre avuto e gestito con i risultati che conosciamo.

Se invece la proposta, oltre che evidentemente ragionevole e auspicabile, ha la forza per entrare nel merito, occorre verificare su quali risorse può fare affidamento.Procediamo con alcune domande:

A) Il progetto di bonifica e ricollocazione industriale espresso dal sub commissario avv. Di Palma esprime l’orientamento prevalente della giunta regionale? Se così è, per evidenti equilibri interni, rimarrebbe solo la trattativa sulla modalità di gestione di tale piano che sembra comunque già a buon punto con gli strumenti urbanistici già avviati.


B) L’altro progetto che insiste sulla Valle è quello fortemente pubblicizzato dall’assessorato regionale all’agricoltura che fa perno su Artena e vanta l’assistenza di un polo universitario. A che punto di realizzabilità è giunto? E in che rapporto si pone con il progetto Di Palma, visto che la delocalizzazione dell’area produttiva prevista dal sub commissario riguarda proprio il territorio tra Artena e Colleferro?

C) La trattativa durissima con la società indiana proprietaria di Videcon ad Anagni è giunta ad esaminare la possibile e ovvia riconversione al fotovoltaico. Già la Marazzi, sempre ad Anagni, ha avviato la riconversione verso la produzione di tegole fotovoltaiche. Con quali analisi di strategie di filiera sul territorio? Ci sono esempi recentissimi come la gestione della crisi dell’Electrolux di Scandicci (FI) dove il progetto di riconversione e salvaguardia ha formato oggetto di una strategia concordata di sistema comprensivo dell’indotto. La Regione Toscana ha contribuito investendo 10 milioni di euro, lo stesso importo concesso nel Lazio all’indotto Fiat nel 2008, ora in grave crisi……..

Se non si risponde a tali domande, la realtà rimane confusa e praticamente in una fase di stallo, mentre altri soggetti si muovono pubblicamente senza alcuna remora.

venerdì 20 marzo 2009

Come si decide un piano industriale e con quali fondi

Come appare evidente, anche se il presidente della regione Lazio ha parlato di pericolose penetrazioni malavitose per il caso dell’inceneritore di Colleferro, il piano industriale rimane quello definito e presentato dall’Anida Confindustria nel luglio 2008 che prevede un piano di 50 termovalorizzatori di rifiuti urbani con un investimento di 10 miliardi in dodici anni
In questo senso la legge 210 del 30 dicembre 2008 ha finito per reintrodurre i contributi CIP6 per diversi inceneritori.
Secondo il presidente dell’Antitrust nel 2007 il contributo di 5 miliardi di euro prelevato dalle bollette per finanziare le energie rinnovabili è andato per 3,6 miliardi agli inceneritori e il resto per le produzioni verdi.
Esistono azioni in corso, poco conosciute, per richiedere il maltolto, ma non si può dire che non esista una logica in questo tipo di politica industriale.

lunedì 9 marzo 2009

Colleferro: lo sviluppo ha "bruciato" il futuro

E' di oggi la notizia che 2 linee dell'inceneritore di Colleferro sono stati poste sotto sequestro e sono stati arrestate 13 persone. Come riporta l'articolo del sito de "La Repubblica.it" (vedi qui) "Gli inquirenti hanno accertato che a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando tutte le norme previste. Parte del materiale arrivava di nascosto dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi che dopo essere stati trattati venivano commercializzati come CDR".
Questo ennesimo caso, dopo tutto quello che è successo nella Valle del Sacco, dimostra come bisogna cambiare registro nel rapporto con l'ambiente e soprattutto con lo sviluppo. Gli inceneritori devono divenire il passato ed il futuro deve essere rappresentato dalla riduzione, riciclo e raccolta differenziata dei rifiuti. Invece la Regione Lazio, in linea con il governo nazionale, ha deciso di puntare sull'incenerimento del futuro della nostra regione puntando per questa città e per tutta la regione su un nuovo sviluppo, ma sostenibile, fatto di una nuova ondata di cemento, industria dell'energia, compresi gli inceneritori. La reazione della classe politica a tutti i livelli, di fronte alle proposte realizzabili fatte dai cittadini organizzati in comitati, si può riassume in una sola parola: NINBY, una vera e propria sindrome, secondo i soliti esperti, che prende a chiunque si domanda il perché delle cose e trova risposte diverse rispetto a quelle che interessano pochi, selezionati, intimi.