sabato 5 settembre 2009

Ansaldo Westinghouse e il nucleare che si sperimenta in Cina

Mentre Renato Brunetta e Antonio Zichichi si fanno promotori del libro del Prof Battaglia dal titolo quanto mai esplicito “Energia nucleare? Sì, per favore…”, Arrivano notizie di competizioni di mercato tra Enel e Ansaldo Nucleare. Mentre la prima ha chiuso un accordo programmatico conclamato e pubblico con la francese EDF, a coronamento dell’accordo bilaterale tra i due governi sul ritorno all’energia nucleare, l’azienda di Finmeccanica ha concluso un simile accordo con Toshiba Westinghouse per la realizzazione di centrali di terza generazione in Italia.
Il rapporto tra Ansaldo Nucleare e l’azienda nippo americana ha un precedente consolidato. Nel 2008 : la società controllata da Ansaldo Energia ha definito con la Westinghouse. un importante contratto per la progettazione e la fornitura di componenti da installare nella prima unità della centrale di nuova generazione da realizzarsi in Cina nel sito di Sanmen a circa 400 Km a sud di Shanghai. Ansaldo Nucleare ha collaborato con Westinghouse allo sviluppo, alla verifica sperimentale e infine alla progettazione di dettaglio di questo reattore sin dal suo concepimento. Ma la parte più significativa è che questo contratto è stato , acquisito in joint venture con la Camozzi Energy Special Components che avrebbe così posto le premesse per partecipare anche alla realizzazione delle ulteriori centrali che la Cina intenderebbe portare avanti nei prossimi anni.
La società farebbe parte di quel gruppo che questa estate ha rivestito i panni benevoli del salvatore degli operai ex Innocenti aggrappati ad una gru di Lambrate per sfuggire dalla manovra speculativa in cui si erano trovati a dibattersi da più di un anno. L’esperienza dell’autogestione è andata avanti per un po’, ma ad un certo punto è stato necessario chiedere aiuto in tutti i modi.
Si è presentato un gruppo fondato da un ex operaio con intenti anche filantropici, ma con ritorni certi e necessariamente collegato con il flusso centrale degli affari strategici decisi ad un altro livello.
Senza una politica industriale lungimirante, dunque, pare non resti altro da fare che cedere alla speculazione del mattone o farsi salvare dalla filiera del nucleare.
Non c’è davvero alternativa?

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