lunedì 13 luglio 2009

Nucleare: affari e militarizzazione dei cantieri

Sarà un affare”, afferma il ministro Scajola, aggiungendo che “il nucleare non deve essere visto in maniera ideologica o pregiudiziale, l’approccio deve essere di confronto e condivisione”(1).Le parole confronto e condivisione hanno un significato chiaro e preciso, che non trova spazio nel ddl Sviluppo.La delega per l’individuazione dei luoghi, contenuta nell’articolo 25 comma 1, prevede che entro 6 mesi verranno individuati tutti siti, non solo quelli per le nuove centrali, ma anche quelli per l’arricchimento e lo smaltimento. L’eventuale contrarietà degli enti regionali, potrà essere superata, come afferma il comma 2 lettera f, attraverso il potere sostitutivo del governo (richiamandosi all’art.120 della Costituzione). Questo passaggio, che può apparire in contraddizione con quanto affermato dal ministro, è rafforzato dalla possibilità, prevista dal comma 2 lettera a, di dichiarare i siti “aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione”, che nei fatti, permettono di secretare i progetti e di militarizzare i cantieri di costruzione, tenendo lontani gli eventuali movimenti contrari.Inoltre la contraddizione con la condivisione ed il confronto, è alimentato da quanto prevede il ddl:
sovvenzioni alle comunità locali con il “riconoscimento di benefici alle persone residenti, agli enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito” (comma 2 lettera c) a carico delle imprese costruttrici, che non possono rivalersi, per queste spese, sugli utenti finali. Quest’ultima parte, prevista per legge, è la più demagogica perché è naturale che saranno i profitti dell’impresa a coprire le spese e nessuna società chiederebbe direttamente le eventuali spese sostenute agli utenti. Inoltre molte imprese già prevedono elargizioni a favore delle comunità locali per cercare di migliorare la propria immagine all’esterno;
informazioni a senso unico “al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti” (comma 2 lettera o) oltre a programmare una “opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità” (comma 2 lettera q).
Si prepara, dopo la palestra campana, una più generale militarizzazione del territorio nazionale in risposta ai mille NO sorti in ogni luogo dove vengono violate tutte le norme alla base della condivisione e confronto in un’ottica di bene comune.Saranno necessarie per la costruzione “di 12 o 13 centrali nucleari”(1) molti miliardi di euro. Come afferma in un’intervista Stefano Monti, ingegnere nucleare dell’ENEA, sono necessarie per “una centrale da 1000 MWe di circa 2 miliardi di euro. Il costo dell’EPR da 1600 MWe (il reattore europeo di III Generazione fornito dalla franco-tedesca Areva) è di 3 miliardi di euro”.Di chi sarà l’affare? Chi anticiperà così tanti soldi sapendo che è un investimento economico e finanziario troppo rischioso? Chi provvederà a smaltire le scorie che saranno radiottive dai 300 al milione di anni? E chi pagherà per lo smaltimento? Basterà assicurare “lavoro sicuro per quattro anni ad almeno 2500 persone persone” e “500 tecnici a pieno servizio” per ogni impianto per garantire il consenso?Domande che avranno delle risposte a cui non si potrà replicare: gli spot pubblicitari in TV e sui giornali ed i militari a presidio degli impianti. Resta la rete, ma tutti i provvedimenti restrittivi presentati in parlamento sembrano andare nella direzione di silenziare questa fonte di informazione plurale, ancora libera e realmente aperta al confronto e condivisione.
(1) Il Sole 24 Ore del 10 luglio 2009, pag.12.

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