giovedì 9 luglio 2009

400 miliardi di euro ad un tasso minimo per le banche

Pochi giorni prima della firma della nuova enciclica sociale, che riceverà ogni più controversa e variabile interpretazione, la Banca Centrale Europeaha concesso alle banche private ben 442,24 miliardi di euro come fido ad un anno di scadenza ad un tasso di interesse dell’1%.
Basta fare un rapido confronto tra i tassi al limite dell’usura concessi a famiglie e piccole imprese per comprendere la denuncia del sindacato europeo
(Confederazione europea dei sindacati che rappresenta 82 organizzazioni di 36 paesi del continente), anche perché la BCE non ha vincolato l’uso del denaro a misure anticrisi, né ha predisposto controlli del genere e allora rimane sempre aperta la possibilità di un fisiologico uso speculativo della moneta così abbondantemente riversata nelle casse delle banche.
Abbiamo ancora sotto gli occhi l’immagine del segretario generale Fiom che cade dal palco a Torino perché strattonato dall’azione disperata di alcuni lavoratori di Pomigliano D’Arco, mentre stazionano fuori dalla Fiat la cui dirigenza parla con tutti, meno che con i propri dipendenti che sono costretti a scendere in piazza.
Quel corpo di Rinaldini che cade goffamente è tipico di chi non ha tempo di andare in palestra, come i sempre abbronzati presidenti della Ferrari, di chi si consuma in veglie di contrattazione per salvare in tutti i modi qualcuno dal baratro del licenziamento e della cosificazione.
Ma i rappresentanti dei lavoratori sono chiamati a fare questo passaggio importante che arriva a conoscere il flusso dei capitali per intercettarli e dirottarli secondo il metro della giustizia sociale. La logora storiella della ridistribuzione che viene solo dopo la produzione, prevedibilmente ripetuta in ogni occasione, non permette di arrivare comprendere come e per chi si produce, con quali soldi concessi in prestito e da chi.
“L’amore — « caritas» — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace”. Così inizia l’enciclica. Che non sia uno strumento per un vano esercizio retorico.

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