lunedì 23 marzo 2009

Premesse per un progetto coerente per la valle del Sacco

L’obiettivo è quello di proporre una soluzione alla problematica ambientale della Valle del Sacco puntando sulla riconversione ecologica dell’intero territorio con la dichiarata intenzione di mantenere e far crescere l’occupazione in generale e dirottare, in tal modo, la produzione verso attività diverse dal settore degli armamenti.

La finalità espressa potrebbe apparire del tutto utopica e irrealizzabile e allora il percorso è già terminato, non provando neanche a togliere le redini del potere a chi lo ha sempre avuto e gestito con i risultati che conosciamo.

Se invece la proposta, oltre che evidentemente ragionevole e auspicabile, ha la forza per entrare nel merito, occorre verificare su quali risorse può fare affidamento.Procediamo con alcune domande:

A) Il progetto di bonifica e ricollocazione industriale espresso dal sub commissario avv. Di Palma esprime l’orientamento prevalente della giunta regionale? Se così è, per evidenti equilibri interni, rimarrebbe solo la trattativa sulla modalità di gestione di tale piano che sembra comunque già a buon punto con gli strumenti urbanistici già avviati.


B) L’altro progetto che insiste sulla Valle è quello fortemente pubblicizzato dall’assessorato regionale all’agricoltura che fa perno su Artena e vanta l’assistenza di un polo universitario. A che punto di realizzabilità è giunto? E in che rapporto si pone con il progetto Di Palma, visto che la delocalizzazione dell’area produttiva prevista dal sub commissario riguarda proprio il territorio tra Artena e Colleferro?

C) La trattativa durissima con la società indiana proprietaria di Videcon ad Anagni è giunta ad esaminare la possibile e ovvia riconversione al fotovoltaico. Già la Marazzi, sempre ad Anagni, ha avviato la riconversione verso la produzione di tegole fotovoltaiche. Con quali analisi di strategie di filiera sul territorio? Ci sono esempi recentissimi come la gestione della crisi dell’Electrolux di Scandicci (FI) dove il progetto di riconversione e salvaguardia ha formato oggetto di una strategia concordata di sistema comprensivo dell’indotto. La Regione Toscana ha contribuito investendo 10 milioni di euro, lo stesso importo concesso nel Lazio all’indotto Fiat nel 2008, ora in grave crisi……..

Se non si risponde a tali domande, la realtà rimane confusa e praticamente in una fase di stallo, mentre altri soggetti si muovono pubblicamente senza alcuna remora.

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