Una riconversione possibile e necessaria. Proposta e appello
Il caso dell’inquinamento diffuso e pervasivo nella Valle del Sacco, che attraversa territori situati nelle due Province di Roma e Frosinone, è la manifestazione eclatante di un uso irresponsabile dei beni comuni consegnati ad una pretesa libertà imprenditoriale oggetto di valutazione penale, senza per questo tralasciare quelle responsabilità storiche, non più sanzionabili, di gruppi dominanti del potere economico che rimangono prevalenti nel “sistema Paese”.
Uno degli effetti paradossali che potrebbe prodursi, allo stato attuale degli interventi programmati di bonifica ambientale, rimanda alla pratica di scaricare sulla collettività gli ingenti costi di risanamento per consegnare il territorio ai medesimi criteri gestionali che hanno posto in un conflitto insano il reddito da lavoro con la tutela dell’ambiente e la promozione della pace. Uno dei tratti caratteristici del sito di Colleferro, che è al centro della questione Valle del Sacco, risiede anche nella presenza consolidata di fabbriche di armamenti dagli esiti finali non meno distruttivi e che, ad ogni modo, rendono obbligatoria l’applicazione della legge Seveso prevista per lo stato di pericolo rilevante cui è esposta inevitabilmente la popolazione residente.
Dal 2008 la Regione Lazio, definendo i criteri di utilizzo dei milionari fondi strutturali dell’Unione Europea, previsti per il settore ricerca e sviluppo, e adottando una legge quadro sulla pace che non si ferma alle notazioni di principio, ma pretende di incidere nella definizione delle strutture produttive esistenti, ha posto le premesse per una politica industriale responsabile. Si tratta di strumenti da mettere alla prova e utilizzabili, in maniera efficace, per definire un piano di investimenti in linea con l’indirizzo, ormai avvertito anche dai settori più refrattari, di una inevitabile riconversione ecologica della produzione. E’ ragionevole, infatti, prevedere che una gestione ottimale delle fonti energetiche rinnovabili sia in grado di facilitare la creazione di occupazione di qualità non comprimibile da quelle strategie speculative che, in questi anni, hanno imperversato operando o minacciando delocalizzazioni al fine di comprimere il diritto alla salute e al lavoro.
Presumere di poter affrontare la questione “Valle del Sacco” come una vicenda localistica e “provinciale”, pone le premesse per vedere, ancora una volta, sconfitte le ragionevoli istanze di tutela del bene comune a favore di prevalenti poteri economici e finanziari che possono utilizzare agevolmente le leve della informazione e della cultura.
Per questo motivo chiediamo il concorso di passione civile e di competenze che possono provenire dai movimenti,dalle associazioni e dal modo accademico, ad ogni livello, riconoscendo il valore paradigmatico ed esemplare di un luogo, Colleferro e Valle del Sacco, da non consegnare per sempre al degrado e avviare un percorso concreto fatto di adeguati investimenti e politiche industriali efficaci.
Vi invitiamo, pertanto, ad intervenire alla prima sessione operativa del gruppo di lavoro che si terrà:
Martedì 10 febbraio 2009 ore 18
Sala rappresentanza Regione Lazio Via Poli, 29 (angolo Via del Tritone) Roma
Rete Tutela Valle del Sacco - Rete Lilliput - Archivio Disarmo
Il caso dell’inquinamento diffuso e pervasivo nella Valle del Sacco, che attraversa territori situati nelle due Province di Roma e Frosinone, è la manifestazione eclatante di un uso irresponsabile dei beni comuni consegnati ad una pretesa libertà imprenditoriale oggetto di valutazione penale, senza per questo tralasciare quelle responsabilità storiche, non più sanzionabili, di gruppi dominanti del potere economico che rimangono prevalenti nel “sistema Paese”.
Uno degli effetti paradossali che potrebbe prodursi, allo stato attuale degli interventi programmati di bonifica ambientale, rimanda alla pratica di scaricare sulla collettività gli ingenti costi di risanamento per consegnare il territorio ai medesimi criteri gestionali che hanno posto in un conflitto insano il reddito da lavoro con la tutela dell’ambiente e la promozione della pace. Uno dei tratti caratteristici del sito di Colleferro, che è al centro della questione Valle del Sacco, risiede anche nella presenza consolidata di fabbriche di armamenti dagli esiti finali non meno distruttivi e che, ad ogni modo, rendono obbligatoria l’applicazione della legge Seveso prevista per lo stato di pericolo rilevante cui è esposta inevitabilmente la popolazione residente.
Dal 2008 la Regione Lazio, definendo i criteri di utilizzo dei milionari fondi strutturali dell’Unione Europea, previsti per il settore ricerca e sviluppo, e adottando una legge quadro sulla pace che non si ferma alle notazioni di principio, ma pretende di incidere nella definizione delle strutture produttive esistenti, ha posto le premesse per una politica industriale responsabile. Si tratta di strumenti da mettere alla prova e utilizzabili, in maniera efficace, per definire un piano di investimenti in linea con l’indirizzo, ormai avvertito anche dai settori più refrattari, di una inevitabile riconversione ecologica della produzione. E’ ragionevole, infatti, prevedere che una gestione ottimale delle fonti energetiche rinnovabili sia in grado di facilitare la creazione di occupazione di qualità non comprimibile da quelle strategie speculative che, in questi anni, hanno imperversato operando o minacciando delocalizzazioni al fine di comprimere il diritto alla salute e al lavoro.
Presumere di poter affrontare la questione “Valle del Sacco” come una vicenda localistica e “provinciale”, pone le premesse per vedere, ancora una volta, sconfitte le ragionevoli istanze di tutela del bene comune a favore di prevalenti poteri economici e finanziari che possono utilizzare agevolmente le leve della informazione e della cultura.
Per questo motivo chiediamo il concorso di passione civile e di competenze che possono provenire dai movimenti,dalle associazioni e dal modo accademico, ad ogni livello, riconoscendo il valore paradigmatico ed esemplare di un luogo, Colleferro e Valle del Sacco, da non consegnare per sempre al degrado e avviare un percorso concreto fatto di adeguati investimenti e politiche industriali efficaci.
Vi invitiamo, pertanto, ad intervenire alla prima sessione operativa del gruppo di lavoro che si terrà:
Martedì 10 febbraio 2009 ore 18
Sala rappresentanza Regione Lazio Via Poli, 29 (angolo Via del Tritone) Roma
Rete Tutela Valle del Sacco - Rete Lilliput - Archivio Disarmo
Nessun commento:
Posta un commento