martedì 27 gennaio 2009

Colleferro e i giochi della Alstom

Nel 2000 la francese Alstom ha rilevato i due maggiori siti produttivi italiani di Fiat Ferroviaria, uno a Savigliano (Cuneo) e l’altro a Colleferro.
La società d’oltralpe ha acquisto anche la proprietà della tecnologia del Pendolino che ha ottimizzato in maniera adeguata per nuove e importanti commesse nel mondo. Si tratta di uno dei casi classici indicati da Luciano Gallino nell’analisi “Scomparsa dell’Italia industriale”. Siamo di fronte ad una tipologia di produzione che rientra nella filiera della cura del ferro indicata da molti come strategia per liberare le strade dal traffico e dall’inquinamento. Ma le urgenze della Fiat evidentemente erano altre e le commesse pubbliche per l’acquisto e manutenzione dei treni rimangono in una fase di stallo, mentre si continuano a richiedere aiuti pubblici per il settore auto con annunci terroristici di decine di migliaia di licenziamenti.
Le fonti sindacali riferiscono nel 2008 una serie considerevole di commesse acquisite da Alstom. A partire dalla concorrente di Trenitalia , la Ntv di Montezemolo e soci, per continuare con l’ Angel Trains che ha stipulato contratti decennali per la fornitura e la manutenzione dei treni Pendolino (Sic!) ad una cifra complessiva di 1,8miliardi di euro impegnati dalla società inglese , mentre la tedesca Veolia Verkeher ha ordinato 36 nuovi treni regionali. Proprio quei treni che sono drammaticamente carenti sulla rete italiana. Commesse e ordini che passano, tuttavia, lontano dalla linea di produzione di Colleferro, per cui si prevede lo stato di crisi.
Nel frattempo si agitano le acque in Francia per la fusione sempre annunciata tra Alstom ( controllata da un imprenditore amico del presidente Sarkozy)e il colosso Areva, la multinazionale del nucleare che possiede miniere di uranio nel Niger. Ovviamente per il gioco dei poteri finanziari non ha valore la presenza di duecento lavoratori a Colleferro, a meno l’orientamento nuclearista del governo italiano non si riveli il terreno adatto per un ottimizzazione delle risorse nella “mission” di Areva. E’ solo una ipotesi, ma uno dei possibili scenari che una politica industriale attenta al territorio potrebbe sventare.

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