Se esiste una rappresentazione emblematica nel Lazio di un potere industriale capace di distruggere una bellissima valle con quella del fiume Sacco e ridurla in una terra desolata, un luogo sacrificale dove celebrare il rito di ogni nefandezza, questa è purtroppo Colleferro.
"Secondo le nostre proiezioni, il 55% dei casi trattati dovrebbe risultare contaminato e in maniera praticamente irreversibile, dal momento che il beta esaclorocicloesano ha vita lunga, è solubile nei grassi, sembra ormai entrato nel ciclo alimentare e non viene metabolizzato dal corpo umano. Paradossalmente, può essere espulso, nelle donne, solo mediante allattamento, ma mettendo di conseguenza a rischio la salute del bambino”.
Così si esprime in una audizione alla commissione Sanità in Regione , il responsabile del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl RM/E, Carlo Perucci, a margine di una prima analisi a campione sulla popolazione per accertare lo stato di contaminazione causato dai rifiuti tossici degli insediamenti industriali insistenti nella Valle del Sacco a partire dagli anni ’50.
cfr sito Consiglio regionale
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