sabato 20 dicembre 2008

Galileo,i soldi, Finmeccanica e un errore di prospettiva

Il Pontificio consiglio della cultura ha organizzato a fine novembre 2008 un convegno opportuno dal titolo eloquente : ''La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei. Il valore e la complessita' etica della ricerca tecno-scientifica contemporanea''.
Tuttavia ogni iniziativa ha un costo e per sostenerlo ha chiesto la collaborazione di Finmeccanica che starebbe lavorando come sponsor al progetto di una statua di Galileo da mettere nei giardini vaticani.
Dopotutto la sede centrale del gruppo italiano a partecipazione pubblica, grande produttore di armamenti, si trova a pochi isolati da piazza San Pietro. Si è riusciti così a mettere assieme senza conflitto alcuno il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore Delegato di Finmeccanica, i professori Ugo Amaldi e Edoardo Vesentini, e il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, mons. Gianfranco Ravasi.
In questo stesso periodo Finmeccanica ha acquistato, come previsto, il 100% della statunitense DRS per un importo di 81 dollari per azione in contanti. Il valore della transazione è di 5,2 miliardi di dollari comprensivi dell’assunzione di circa 1,6 miliardi di dollari di debito, incluso quello convertibile. DRS si chiamerà DRS Technologies e sarà una società di Finmeccanica.
Come ha affermato Mark S. Newman, presidente e amministratore delegato di DRS, l’investimento di Finmeccanica in DRS consentirà all’azienda di incrementare nuove opportunità di business a livello globale rafforzando la nostra presenza negli Stati Uniti. Concentrandosi maggiormente sulla Ricerca e Sviluppo, DRS continuerà a creare nuovi prodotti innovativi in grado di fornire alle Forze Armate statunitensi valore e tecnologia superiori».
Ci sarebbe pertanto ottimo materiale per uno studio delle università pontificie in materia di etica delle imprese e di ricerca tecno-scientifica.

Senza magari farsi finanziare da quella Finmeccanica che possiede il 25 % della Galileo Vacuum Systems di Prato (Fi) dove da settembre non viene corrisposto lo stipendio.
Nel frattempo l'attività industriale è quasi del tutto ferma e la direzione ha comunicato l’estensione della procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore per tutti i 46 dipendenti. Mentre, come recita un comunicato sindacale “ dopo diversi incontri con la Regione Toscana, non ci sono risposte in merito alla volontà di Finmeccanica (che sta trattando la vendita dell’azienda) di trovare un soggetto industriale, capace di garantire la prosecuzione delle attività, il mantenimento di tutti i posti di lavoro e la salvaguardia dei circa 200 lavoratori dell'indotto, sia regionale che nazionale”. Eppure siamo di fronte ad una impresa di alta tecnologia dei prodotti, “con un ricco portafoglio ordini (oltre 14 milioni di euro e continue richieste di offerta da parte di clienti) e un concreto interesse da parte di un importante investitore europeo, per lo sviluppo industriale del Fotovoltaico di ultima generazione”.

Nel messaggio del Papa per la giornata della pace del primo gennaio 2009 si afferma testualmente “Un ambito che, dal punto di vista morale, merita particolare attenzione è la relazione esistente tra disarmo e sviluppo. Suscita preoccupazione l'attuale livello globale di spesa militare. Come ho già avuto modo di sottolineare, capita che « le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto”.

Meglio quindi non farsi pagare la statua di Galileo e promuovere una grande assise su tema del lavoro disarmo e povertà. Tra i docenti si possono chiamare i lavoratori della Galileo Vacuum Systems che staranno a manifestare il 23 dicembre, antivigilia di Natale, davanti in piazza Montegrappa, sede di Finmeccanica.


Premesse per affrontare la crisi

In regione si sono gettate le premesse per affrontare la crisi economica puntanto sulla ricerca e l'innovazione. Si tratta di vedere quale linea di produzione industriale si riuscirà davvero a far nascere.
Così per il Polo solare organico e il Polo dell'idrogeno che aha avuto l'inaugurazione ufficiale ai primi di dicembre a Civitavecchia.

mercoledì 17 dicembre 2008

Fare squadra, ma non per gli utili

L'esempio più utilizzato da una certa ideologia confindustriale è quella del "gioco di squadra" che potrebbe dare l'idea di un opera collettiva in cui ogni componente è fondamentale e il successo si raggiunge assieme. Solo che l'espressione cambia di significato a seconda del tipo di gioco. Una cosa è il calcio dove l'attaccante può valere come un difensore o il portiere. Altra è la dinamica della Formula 1 dove si manifesta plasticamente la differenza di classe dal celebrato corridore e l'oscuro, senza nome, avvitatore di bulloni.
Come i 112 lavoratori interinali della Maserati di Montezemolo senza rinnovo del contratto motivato con la previsione di riduzione di circa il 40% dei volumi produttivi per il 2009. Si tratta di "lavoratori che da mesi lavoravano ormai in Maserati, alcuni si erano visti rinnovare ripetutamente il contratto sino a 18 mesi, tutti giovani fra i 20 e i 35 anni, provenienti in larga parte dal Sud Italia, molti di loro in affitto e anche con famiglia a carico, che ora rimarranno di colpo senza lavoro e senza alcun sostegno, né familiare, né in termini di ammortizzatori sociali". Per questo c'è stata fortunatamente una mobilitazione collettiva che è arrivata fino ad interessare il prefetto di Modena. La proposta sindacale che sarà ignorata dalla stampa è quella di utilizzare di una parte degli utili aziendali realizzati sul 2007 e anche di quelli prevedibili sul 2008 (a cui anche i lavoratori interinali hanno contributo) per attivare percorsi di formazione e riqualificazione a carico dell’azienda per dare ai lavoratori garanzia di prospettive occupazionali in Maserati.
Ma questo è il problema: la destinazione degli utili. Per questi non si parla più di gioco di squadra.

La determinazione aziendale

In un Family Day della Fiat del 2003 ( open house della fabbrica ai parenti dei lavoratori) , nello stabilimento di Termoli , un dipendente ebbe il coraggio di issare la bandiera della pace come segno di protesta della guerra in Iraq. La multinazionale dell'auto decise così di licenziarlo, ma ogni giudice di media ragionevolezza non può non ravvisare gli estremi di una reazione eccessiva e ingiustificata da aparte aziendale e così è stato in primo e secondo grado di giudizio. E ora anche la Cassazione in questi giorni ha condannato il comportamento della Fiat. Una determinazione degna di miglior causa , esercitata contro un lavoratore che ha compiuto un atto degno di un vero Family Day, quello di non mandare i figli di chicchessia a morire per gli interessi di qualche lobby.

martedì 16 dicembre 2008

Perchè costruire treni e non caccia bombardieri

Anche i liberisti assoluti come quelli dell’Istituto Bruno Leoni di Torino, che parlano per esempio di "peste" keynesiana, osservano come “L’alta velocità non comporterà alcun apprezzabile beneficio per la stragrande maggioranza degli italiani che per i loro spostamenti, in prevalenza a breve raggio, si spostano in auto e che, non solo non ricevono alcun aiuto dallo stato, ma trasferiscono ad esso una quantità di risorse di gran lunga superiore alla spesa pubblica per la manutenzione ed all’ampliamento della rete esistente”.
Insomma per pochi ma pagata da tutti. Se solo si pensa al costo mensile dell’abbonamento mensile sulla Freccia Rossa tra Bologna e Milano di 400€ in seconda classe e 500€ in prima. Un mercato per avvocati, dirigenti e imprenditori e similari.
Eppure il mercato, cosa sono i pendolari?, chiedono mezzi per le tratte brevi.
I produttori di auto non vendono più. Mentre esiste un gran bisogno di mezzi ferroviari. Solo che la Fiat nel 2001 ha ceduto alla francese Alstom gli stabilimenti di Sesto San Giovanni, Colleferro e Savigliano dove veniva prodotto il pezzo più prestigioso di Fiat Ferroviaria quel Pendolino, utilizzato in varie versioni in tutta Europa. Quella Fiat Ferroviaria,ricordaimolo, sorta nel 1917 per accompagnare lo sforzo produttivo di autocarri, aerei e motori necessari all’impegno bellico della prima guerra mondiale.
E di fronte alle scelte delle ferrovie di fare propaganda decidendo di dimezzare il numero dei macchinisti, un ferroviere in pensione come Ezio Gallori ricorda come “ nel 1939, e precisamente il 20 luglio, con grande pompa magna l'elettrotreno, che poteva chiamarsi «Freccia Nera», guidato dal macchinista Cervellati, con sopra tanti giornalisti, il Direttore generale delle Fs, ingegner Velani e il ministro dei trasporti, S.E. Benni, compì il tragitto Firenze-Milano in soli 115 minuti (38 da Firenze a Bologna e 77 da Bologna a Milano). Badate, si tratta di fatti e velocità di 70 anni fa, ed erano sicuramente più competitivi della ben pubblicizzata «Freccia Rossa»! “

venerdì 12 dicembre 2008

Imparare

Necessaria la iniziativa della Fiom torinese prevista per il 13 dicembre dal titolo esplicito:
«Si poteva salvare l'Olivetti?».
Dalle intuizioni di Adriano e di una originale comunità di lavoro, sempre da considerare ovviamente in maniera critica e non mitizzata, allo strazio dei vari padroni che dal 1992 al 2006 hanno chiesto 18 milioni di ore di cassa integrazione distruggendo ogni innovazione per condurla all'estinzione finale ormai temuta.
La domanda serve a capire il presente
"l’Olivetti avrebbe potuto avere una storia diversa da quella che ha condotto allo smantellamento? Si potevano costruire percorsi industriali e di rilancio alternativi?"
Si tatta dello stretto rapporto tra comunità locale e impresa intesa quale attore radicato nel territorio nel quale deve agire responsabilmente ed eticamente.

mercoledì 10 dicembre 2008

Trasferimenti monetari in tempi di crisi

Col nuovo fondo Exor la “famiglia” Agnelli accorcia la catena di comando e mette da parte un miliardo di euro per investimenti futuri : “i Paesi ai quali guarda sono soprattutto gli Usa e l’Asia, dove ha già uffici (anche se la sede resterà a Torino), mentre i settori sono industria, servizi, in particolare finanziari, con un probabile ritorno nell’immobiliare”.
Nel mentre per un mese chiudono tutti gli stabilimenti Fiat col personale in cassa integrazione con il contributo pubblico.
A parere di Marchionne in pochi anni resteranno solo pochi produttori di auto, quelli con un volume di 5 – 6 milioni di veicoli l’anno. Dieci anni fa sia la Fiat che la WW producevano 3 milioni di veicoli nel mondo , ora la Wolkswagen ne produce sei e la Fiat 2,5 milioni. Secondo Luciano Gallino è proprio perché manca “qualcosa di simile ad una politica industriale”. Questo vuol dire che il Gruppo che ha segnato il volto di un Paese, privilegiando il traffico su gomma a quello su ferro ad esempio, tra poco diverrà un socio di minoranza , attento sempre ai ritorni degli utili, di altra conglomerata straniera che potrebbe chiudere più facilmente siti produttivi italiani e strozzare l’indotto della componentistica italiana .
Intanto le altre case automobilistice stanno puntando sul modello elettrico di auto ibrida fin dal 2009.

Coincidenze inquietanti da Why not

"Le indagini Why Not stavano ricostruendo l'influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario". Così il magistrato De Magistris che denuncia un legame tra il presidente di Sviluppo Lazio e il settore dei Ds vicino agli interessi dell'industria degli armamenti. Nel recente passato (Valori, ndr) ha trovato anche una sponda rilevante a sinistra, dentro il governo D'Alema, in Marco Minniti, ritenuto il "braccio destro" del Presidente del Consiglio dei Ministri»

martedì 9 dicembre 2008

Gli effetti di un accordo estivo tra Libia e Italia

Avviene così che il fondo sovrano libico raggiunge ad una partecipazione significativa nell'Eni sborsando oltre 6 miliardi di euro
E' una conseguenza, tra le latre, dell'accordo estivo tra Gheddafi e Berlusconi.
Nel mentre non giungono sulla stampa le denunce del rapporto Fuga da Tripoli e pochi sanno del documentario Come un uomo sulla terra che fanno fanno luce su una pagina vergognosa della storia italiana. si parla di rastrellamenti e arresti di massa di migliaia di migranti e rifugiati politici ogni anno. Abusi e torture nei luridi campi di detenzione. E deportazioni collettive, all’interno di container, alla volta del deserto libico. Tutto questo con fondi italiani e europei.

Esiste una petizione on line lanciata addirittura dai produttori del documentario “Come un uomo sulla terra” e sostenuta da Nigrizia e Amnesty International.
Chiede al Parlamento italiano e europeo e all’Unhcr di aprire una commissione d’inchiesta indipendente che faccia chiarezza sulle condizioni dei migranti in Libia e sulle responsabilità politiche dell’Italia.

martedì 2 dicembre 2008

Festa per un caccia bombardiere

Presentazione al Centro di prove a terra Alenia aeronautica di Torino-Caselle del cockpit del JSF35 alle autorità civili e militari, ai rappresentanti del mondo accademico e delle imprese.
Si tratta solo di un cruscotto.
"Ma su questa scocca completa di cloche e comandi per il volo si gioca una bella fetta del destino dell'industria aeronautica italiana: si tratta, infatti, del primo pezzo del Joint strike fighter, Jsf o F-35, il caccia da supporto tattico di prossima generazione, destinato a mandare in pensione i Tornado e a essere prodotto in 3mila esemplari"
Così la prosa retorica del Sole 24 ore .

lunedì 1 dicembre 2008

I soldi per cantare e 1000 treni dirottati

Da sempre, e in maniera coattiva per il nostro Paese, la gestione della mobilità ha configurato il territorio e i piani industriali. Ma "senza soldi non si canta messa" afferma Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Spa, a proposito del trasporto regionale dedicato ai pendolari per cui l' azienda sopporta "450 milioni di oneri finanziari per debiti pregressi".Quindi "se i soldi non ci saranno è un problema di casse dello Stato che non ha un quattrino e deve fare un minimo di scelta su cosa è prioritario”.
Sembra perciò che il trasporto regionale italiano rischia di non vedere garantiti i servizi essenziali dovendo tagliare linee frequentate da migliaia di persone ogni giorno.
Così il rapporto Pendolaria di Legambiente.
"Lo Stato investe 6 miliardi di euro per il ponte dello Stretto - ha precisato Edoardo Zanchini, responsabile trasporti di Legambiente - cioé esattamente il costo del progetto di mille nuovi treni che servono oggi ai pendolari".
Zanchini si riferisce alla promessa del governo Prodi, confermata inizialmente da Berlusconi, intitolata “1000 nuovi treni per i pendolari entro il 2011” Con un investimento complessivo di 6,4 miliardi, parte finanziato dallo Stato e parte dal Piano di investimento di FS. Sennonché nella Finanziaria blindata approvata dal Governo il progetto 1000 Treni è scomparso. “Eppure la necessità di avere più convogli è percepita come una vera priorità per chi ogni giorno prende il treno e si trova in convogli vecchi e sempre più affollati.”afferma Legambiente.

Ad ogni modo, a prescindere dal colore politico, il 70 per cento dei fondi stanziati dai governi precedenti sono finiti nel traffico gommato.
Per il 2009 verranno sottratte risorse tanto ad Anas (355 milioni), quanto a Rfi (1.138 milioni), mentre l'elenco delle priorità del governo Berlusconi vede ai primi posti il Ponte sullo Stretto,appunto, le autostrade e l'Alta Velocità. Assenti gli investimenti per le aree urbane e per il servizio ferroviario pendolare.
Il fabbisogno 1000 treni per i milioni di lavoratori pendolari non sono una buona indicazione di politica industriale?
E come mai si investe, invece, massicciamente sull’alta velocità dove il costo a chilometro è salito a 44 milioni di euro?
Una rete, inoltre, che servirà ai nuovi concorrenti come Montezemolo e soci con la nascitura Ntv in concorrenza con l’Azienda gestita da Moretti e Cipolletta.