Secondo l'inchiesta de Il Mondo del 12 settembre ormai per i bancari
"diminuiscono i posti e aumentano i ricoveri nelle cliniche psichiatriche tanto che nella più rinomata clinica psichiatrica di Londra, la Capio Nightingale, il numero di ricoveri di ex banchieri e lavoratori della City in stato depressivo o confusionale è aumentato del 30 40%; mentre compagnie assicurative come la British insurance, specializzata nelle polizze contro la disoccupazione, rifiutano di prendere come loro clienti i dipendenti di Lehman brothers, Goldman Sachs e altre grandi banche d' affari.
In Italia invece non sembrano avere effetti depressivi il giovane Matteo Arpe, amministratore di Capitalia, che nel 2007 ha ricevuto 37,4 milioni di euro all'uscita dal gruppo romano, così l'ex sottosegretraio al Tesoro Tononi che ha ripreso il suo posto da settembre 2008 come partner della banca d'affari in Europa, ruolo che aveva ricoperto fino all'entrata nel governo di centrosinistra.
Se la politica cede al potere della finanza e delle grandi imprese, una vera politica di pace deve incidere sulle banche e sulle politiche industriali. Materiali per una politica industriale di pace nel Lazio e non solo.
martedì 16 settembre 2008
Un piano industriale appetibile per la competizione
Russia, cresce la spesa per il riarmo
L'annuncio di Putin: «I fondi per la difesa saranno incrementati del 28%»
Primi accenni da Mosca di una nuova corsa agli armamenti. La Russia moderna, rivitalizzata dalle risorse energetiche, punta a tornare superpotenza. Per questo incrementerà le spese militari per il 2009 del 27%. Lo ha annunciato il premier Vladimir Putin spiegando che «per la sicurezza e la difesa nazionale saranno stanziati quasi 2.400 miliardi di rubli». La somma totale è comunque pari a poco più di un quinto del bilancio complessivo del Pentagono per il 2008 stimato in 459,754 miliardi di dollari, senza contare gli stanziamenti per la guerra in Iraq e Afghanistan......
così un giorno di settembre del 2008 sul Corriere della Sera http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_16/russia_difesa_armi_putin_a5ee4df6-83f6-11dd-8a6a-00144f02aabc.shtml
L'annuncio di Putin: «I fondi per la difesa saranno incrementati del 28%»
Primi accenni da Mosca di una nuova corsa agli armamenti. La Russia moderna, rivitalizzata dalle risorse energetiche, punta a tornare superpotenza. Per questo incrementerà le spese militari per il 2009 del 27%. Lo ha annunciato il premier Vladimir Putin spiegando che «per la sicurezza e la difesa nazionale saranno stanziati quasi 2.400 miliardi di rubli». La somma totale è comunque pari a poco più di un quinto del bilancio complessivo del Pentagono per il 2008 stimato in 459,754 miliardi di dollari, senza contare gli stanziamenti per la guerra in Iraq e Afghanistan......
così un giorno di settembre del 2008 sul Corriere della Sera http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_16/russia_difesa_armi_putin_a5ee4df6-83f6-11dd-8a6a-00144f02aabc.shtml
giovedì 11 settembre 2008
Fare soldi con le bombe ed entrare nella newco italiana del volo
Non va bene la Regione come socio della nuova Alitalia ma l'ex padrone della Simmel Difesa, Maccagnani, può seguire Colaninno nella nuova impresa.
Vedasi l'articolo sul Corsera dell'8 settembre
http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/08/Maccagnani_giu_armi_per_seguire_ce_0_080908053.shtml
"La Difesa è un affare sottotraccia e Davide Maccagnani è riuscito a non lasciare segni. Non si ricordano di lui nemmeno i sindacati che seguirono la trattativa quando, nel ' 98, la Fiat Avio si disfò di Simmel Difesa, l' ex Borletti, il cui ramo scottante, quello delle spolette per proiettili da cannone, fu rilevato poi proprio da Maccagnani, che lo ha rivenduto l' anno scorso agli inglesi di Chemring con buon incasso, 80 milioni.
Dei 16 soci che con Intesa Sanpaolo hanno investito in Cai, la nuova Alitalia - diventati 18 dopo l' arrivo, in questi giorni, di Francesco Micheli e del Gruppo Fontana, meccaniche industriali - è forse il più misterioso. «Ho sempre vissuto nell' anonimato - dice -. Questa scena che si sta aprendo mi preoccupa». Che ci fa Maccagnani, che si occupa di armi e immobili, in Alitalia? Si è detto che abbia interesse agli appalti milanesi, ma lui smentisce: «Nessun contatto né per l' Expo né per altro, nessun desiderio attuale e futuro di lavorare con gli enti pubblici». Di certo è che ha un legame stretto nonché un debito di riconoscenza con Banca Intesa. Fu l' allora Sanpaolo Imi a finanziarlo per 7 milioni e mezzo di euro quando, nel 2000, uscì da Fiat Avio per mettersi in proprio, rilevando la Simmel. E ora che la Simmel l' ha venduta, dagli affari della Difesa Maccagnani non è affatto uscito, anzi: sulla sua vecchia poltrona di presidente di Simmel siede adesso il figlio Stefano, 38 anni, cui sono state confermate le deleghe dai nuovi proprietari, il gruppo Chemring. Che è quotato a Londra, leader nelle contromisure militari e ha per socio socio anche Davide Maccagnani: «All' 1,5%», dichiara lui. La Difesa, fra l' altro, è lo stesso settore in cui investe il fondo Equinox di Salvatore Mancuso, altro dei 16 soci vicino a Intesa. Lo schivo Maccagnani, 65 anni è uno specialista dell' aeronautica, descritto da chi lo conosce prima di tutto come «un uomo d' azienda»: e s' intende la Fiat, divisione armi. Nato a Bologna, padre manager della Montedison, studi al Politecnico di Torino, diventa prima responsabile tecnico dei motori in Fiat Avio, poi amministratore delegato della Snia Bpd (quella accusata di produrre le bombe a grappolo), quindi presidente della Simmel: il bersaglio delle associazioni pacifiste da cui Fiat si vuole smarcare. Rileva la Simmel Difesa con altri due dirigenti, con «management buy out». Ha la quota maggiore, il 68,5%; poi acquisterà anche le parti dei soci. «Uscii da Avio perché Fiat voleva vendere e avevo voglia di nuove esperienze», dice, rivendicando di avere «mantenuto lavoratori e continuità». Maccagnani rivende la Simmel dopo sette anni (e sette mesi prima dell' esplosione che causa a Colleferro la morte di un operaio). Incassa gli 80 milioni. È con quei soldi che oggi può investire («Ma meno di 30 milioni», dice) nella partita Alitalia. «Avevo una certa disponibilità economica - spiega -. Mi sono fatto avanti da solo. Anche con Intesa Sanpaolo»: la sua banca di riferimento. «Il mondo dell' aviazione mi ha sempre appassionato - sostiene - considero Alitalia una buona opportunità. È ancora un grosso marchio, se la si gestisce bene può dare risultato. Deve fare un' alleanza con un vettore internazionale, sia Air France, Lufthansa o British Airways: ma solo dopo che abbia dimostrato di riuscire a gestire il patrimonio di persone, mezzi ed esperienza. Inoltre è importante il consolidamento di un vettore italiano come Air One». Certo l' operazione Maccagnani-Alitalia ha stupito. Anche perché le dimensioni di questo imprenditore sono minuscole: zero dipendenti e ricavi per poche decine di migliaia di euro. Il braccio operativo, il gruppo Macca di Torino, dopo la cessione di Simmel è diventato smilzo. La capogruppo Macca srl, partecipata anche dai figli Stefano e Alessandra, segna 7.204 euro di ricavi 2007; la controllata Idat Immobiliare non arriva a 60 mila. La Eos di Bernate Ticino, officine di precisione, tocca i 3,5 milioni, ma non è nel gruppo Macca bensì del figlio Stefano. In compenso, con il gruzzolo di Simmel il patrimonio sfiora gli 85 milioni: «Vorrei fare altri investimenti industriali - dice l' imprenditore -. Anche con mio figlio».
articolo di Puato Alessandra Pagina 5 dell'8 settembre 2008 - Corriere Economia
l'unico appunto chesi può fare è che la produzione di armamenti non è poi così sotto traccia: è tutto accessibile: c'è solo chi non vuole vedere.
"hanno occhi ma non vedono, hanno orecchie ma non sentono, bocche e non parlano"
Vedasi l'articolo sul Corsera dell'8 settembre
http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/08/Maccagnani_giu_armi_per_seguire_ce_0_080908053.shtml
"La Difesa è un affare sottotraccia e Davide Maccagnani è riuscito a non lasciare segni. Non si ricordano di lui nemmeno i sindacati che seguirono la trattativa quando, nel ' 98, la Fiat Avio si disfò di Simmel Difesa, l' ex Borletti, il cui ramo scottante, quello delle spolette per proiettili da cannone, fu rilevato poi proprio da Maccagnani, che lo ha rivenduto l' anno scorso agli inglesi di Chemring con buon incasso, 80 milioni.
Dei 16 soci che con Intesa Sanpaolo hanno investito in Cai, la nuova Alitalia - diventati 18 dopo l' arrivo, in questi giorni, di Francesco Micheli e del Gruppo Fontana, meccaniche industriali - è forse il più misterioso. «Ho sempre vissuto nell' anonimato - dice -. Questa scena che si sta aprendo mi preoccupa». Che ci fa Maccagnani, che si occupa di armi e immobili, in Alitalia? Si è detto che abbia interesse agli appalti milanesi, ma lui smentisce: «Nessun contatto né per l' Expo né per altro, nessun desiderio attuale e futuro di lavorare con gli enti pubblici». Di certo è che ha un legame stretto nonché un debito di riconoscenza con Banca Intesa. Fu l' allora Sanpaolo Imi a finanziarlo per 7 milioni e mezzo di euro quando, nel 2000, uscì da Fiat Avio per mettersi in proprio, rilevando la Simmel. E ora che la Simmel l' ha venduta, dagli affari della Difesa Maccagnani non è affatto uscito, anzi: sulla sua vecchia poltrona di presidente di Simmel siede adesso il figlio Stefano, 38 anni, cui sono state confermate le deleghe dai nuovi proprietari, il gruppo Chemring. Che è quotato a Londra, leader nelle contromisure militari e ha per socio socio anche Davide Maccagnani: «All' 1,5%», dichiara lui. La Difesa, fra l' altro, è lo stesso settore in cui investe il fondo Equinox di Salvatore Mancuso, altro dei 16 soci vicino a Intesa. Lo schivo Maccagnani, 65 anni è uno specialista dell' aeronautica, descritto da chi lo conosce prima di tutto come «un uomo d' azienda»: e s' intende la Fiat, divisione armi. Nato a Bologna, padre manager della Montedison, studi al Politecnico di Torino, diventa prima responsabile tecnico dei motori in Fiat Avio, poi amministratore delegato della Snia Bpd (quella accusata di produrre le bombe a grappolo), quindi presidente della Simmel: il bersaglio delle associazioni pacifiste da cui Fiat si vuole smarcare. Rileva la Simmel Difesa con altri due dirigenti, con «management buy out». Ha la quota maggiore, il 68,5%; poi acquisterà anche le parti dei soci. «Uscii da Avio perché Fiat voleva vendere e avevo voglia di nuove esperienze», dice, rivendicando di avere «mantenuto lavoratori e continuità». Maccagnani rivende la Simmel dopo sette anni (e sette mesi prima dell' esplosione che causa a Colleferro la morte di un operaio). Incassa gli 80 milioni. È con quei soldi che oggi può investire («Ma meno di 30 milioni», dice) nella partita Alitalia. «Avevo una certa disponibilità economica - spiega -. Mi sono fatto avanti da solo. Anche con Intesa Sanpaolo»: la sua banca di riferimento. «Il mondo dell' aviazione mi ha sempre appassionato - sostiene - considero Alitalia una buona opportunità. È ancora un grosso marchio, se la si gestisce bene può dare risultato. Deve fare un' alleanza con un vettore internazionale, sia Air France, Lufthansa o British Airways: ma solo dopo che abbia dimostrato di riuscire a gestire il patrimonio di persone, mezzi ed esperienza. Inoltre è importante il consolidamento di un vettore italiano come Air One». Certo l' operazione Maccagnani-Alitalia ha stupito. Anche perché le dimensioni di questo imprenditore sono minuscole: zero dipendenti e ricavi per poche decine di migliaia di euro. Il braccio operativo, il gruppo Macca di Torino, dopo la cessione di Simmel è diventato smilzo. La capogruppo Macca srl, partecipata anche dai figli Stefano e Alessandra, segna 7.204 euro di ricavi 2007; la controllata Idat Immobiliare non arriva a 60 mila. La Eos di Bernate Ticino, officine di precisione, tocca i 3,5 milioni, ma non è nel gruppo Macca bensì del figlio Stefano. In compenso, con il gruzzolo di Simmel il patrimonio sfiora gli 85 milioni: «Vorrei fare altri investimenti industriali - dice l' imprenditore -. Anche con mio figlio».
articolo di Puato Alessandra Pagina 5 dell'8 settembre 2008 - Corriere Economia
l'unico appunto chesi può fare è che la produzione di armamenti non è poi così sotto traccia: è tutto accessibile: c'è solo chi non vuole vedere.
"hanno occhi ma non vedono, hanno orecchie ma non sentono, bocche e non parlano"
mercoledì 10 settembre 2008
Banchieri romani dettano le regole del gioco
Cesare Geronzi, presidente del comitato di sorveglianza di Mediobanca, condannato in primo grado per bancarotta dal Tribunale di Brescia e sotto processo per lo stesso reato nei casi Cirio e Parmalat, sta definenendo in questi giorni la nuova governance del “salotto buono” della finanza italiana.
Strategie determinanti per nuovi "dossier" dei poteri reali.
Strategie determinanti per nuovi "dossier" dei poteri reali.
lunedì 8 settembre 2008
Nessuno vuole i soldi della regione
Era prevedibile in ossequio alla privatizzazione spinta di Alitalia che l'offerta da parte della Regione Lazio di 10 milioni di euro per entrare nel giocattolo della nuova Compagnia Aerea Italiana sarebbe stata respinta.
Ad inizio settembre cominciano anche i trasferimenti del personale del settore ricerca e sviluppo della Ericsson.
Come documenta il documenattissimo blog dei lavoratori aggrediti nei loro diritti,
http://eran300.blogspot.com,
esisteva la proposta della creazione di una new-co dei dipendenti basata su un disegno strategico di sviluppo nella nostra Regione e gli strumenti giusti per portarlo avanti (Regione, Filas, Università, ecc.) con tanto di legge regionale adottata per la "Promozione della ricerca e sviluppo dell'innovazione e del trasferimento tecnologico nella Regione Lazio".
Ma evidentemente chi ha il capitale vuole decidere da solo su persone e cose e non vuole essere disturbato. La Ericsson ha deciso addirittura unilateralmente di disdettare il ricorso al contratto collettivo dei metalmeccanici. La disunità altrui, infatti, è la base della propria forza.
Ad inizio settembre cominciano anche i trasferimenti del personale del settore ricerca e sviluppo della Ericsson.
Come documenta il documenattissimo blog dei lavoratori aggrediti nei loro diritti,
http://eran300.blogspot.com,
esisteva la proposta della creazione di una new-co dei dipendenti basata su un disegno strategico di sviluppo nella nostra Regione e gli strumenti giusti per portarlo avanti (Regione, Filas, Università, ecc.) con tanto di legge regionale adottata per la "Promozione della ricerca e sviluppo dell'innovazione e del trasferimento tecnologico nella Regione Lazio".
Ma evidentemente chi ha il capitale vuole decidere da solo su persone e cose e non vuole essere disturbato. La Ericsson ha deciso addirittura unilateralmente di disdettare il ricorso al contratto collettivo dei metalmeccanici. La disunità altrui, infatti, è la base della propria forza.
La evidente falsità del teorema : più spesa militare non vuol dire più occupazione
Se la spesa mondiale in armamenti ( 1400 miliardi di dollari in valori correnti)è cresciuta del 6% nel solo 2007, l'aumento negli ultimi 10 anni secondo il Sipri (autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma) è di circa il 50 %.
Il 45% della spesa militare mondiale è ricoperta dagli Stati Uniti a seguito non solo delle operazioni militari in Afghanistan e Iraq ma dell'incremento di base del budget militare che in valori correnti supera i 578 miliardi di dollari e si presenta come "la maggior spesa militare di Washington dai tempi della Seconda Guerra Mondiale".
Secondo la semplicistica teoria dominante si dovrebbe riscontrare l'aumento della occupazione collegata a questa straordinaria spesa militare e al suo indotto.
Sennochè la stampa economica di inizio settembre ha dovuto registrare l'amara verità di un tasso di disoccupazione degli Stati Uniti che, nel mese di agosto, ha toccato il livello più alto in quasi cinque anni, mentre le assunzioni sono calate per l'ottavo mese consecutivo, fornendo così nuovi elementi per ritenere che l'economia americana sia esposta al rischio di recessione nella seconda metà di quest'anno.
Neanche una guerra all'Iran risolverebbe la situazione.
Alla fin anche gli Stati Uniti devono ricorrere alla leva statale per altri più urgenti necessità. Infatti il Tesoro americano ha deciso di salvare Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semipubbliche specializzate in prestiti ipotecari, per porre rimedio ad una gestione economica irresponsabile. Sembra non l'unica.
Il 45% della spesa militare mondiale è ricoperta dagli Stati Uniti a seguito non solo delle operazioni militari in Afghanistan e Iraq ma dell'incremento di base del budget militare che in valori correnti supera i 578 miliardi di dollari e si presenta come "la maggior spesa militare di Washington dai tempi della Seconda Guerra Mondiale".
Secondo la semplicistica teoria dominante si dovrebbe riscontrare l'aumento della occupazione collegata a questa straordinaria spesa militare e al suo indotto.
Sennochè la stampa economica di inizio settembre ha dovuto registrare l'amara verità di un tasso di disoccupazione degli Stati Uniti che, nel mese di agosto, ha toccato il livello più alto in quasi cinque anni, mentre le assunzioni sono calate per l'ottavo mese consecutivo, fornendo così nuovi elementi per ritenere che l'economia americana sia esposta al rischio di recessione nella seconda metà di quest'anno.
Neanche una guerra all'Iran risolverebbe la situazione.
Alla fin anche gli Stati Uniti devono ricorrere alla leva statale per altri più urgenti necessità. Infatti il Tesoro americano ha deciso di salvare Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semipubbliche specializzate in prestiti ipotecari, per porre rimedio ad una gestione economica irresponsabile. Sembra non l'unica.
venerdì 5 settembre 2008
Non è proprio una vittoria in India : l'antica strategia vincente
Come ci riportano le cronache, la minaccia della Tata di chiudere lo stabilimento della Nano ha portato a scontri feroci tra operai, fonitori e contadini.
Era l'effetto voluto dalla provocazione della direzione Tata che ha investito 350 milioni di dollari nei nuovi stabilimenti.
Un uomo si è ucciso per protestare contro la perdita del lavoro dei due figli operai.
I rappresentanti dei lavoratori della terra denunciano la pesante mano del governo locale del West Bengala, da trent'anni guidato dal partito comunista, a favore della multinazionale.
Una strategia antica e sempre efficace del "divide et impera". Come la rappresentazione grafica della scissione tra falce (contadini) e martello (operai). Un monito da tener sempre presente in chi lotta per grandi ideali.
Di questo e altro si parlerà alla Casa Internazionale delle donne
via della Lungara 19 Roma Lunedì 8 settembre dalle ore 18
SVILUPPO SOSTENIBILE E VIOLENZA DI STATO
IL CASO DELL’INDIA
Era l'effetto voluto dalla provocazione della direzione Tata che ha investito 350 milioni di dollari nei nuovi stabilimenti.
Un uomo si è ucciso per protestare contro la perdita del lavoro dei due figli operai.
I rappresentanti dei lavoratori della terra denunciano la pesante mano del governo locale del West Bengala, da trent'anni guidato dal partito comunista, a favore della multinazionale.
Una strategia antica e sempre efficace del "divide et impera". Come la rappresentazione grafica della scissione tra falce (contadini) e martello (operai). Un monito da tener sempre presente in chi lotta per grandi ideali.
Di questo e altro si parlerà alla Casa Internazionale delle donne
via della Lungara 19 Roma Lunedì 8 settembre dalle ore 18
SVILUPPO SOSTENIBILE E VIOLENZA DI STATO
IL CASO DELL’INDIA
Una strada concreta
Una strada concreta
A differenza del settore tessile dove il sindacato è piuttosto debole e ripiegato sulle questioni locali, tanto da aver subito,come sappiamo tutti, un processo violento di delocalizzazione nell’estremo Oriente, i metalmeccanici sono ancora radicati e tali da poter sostenere un accordo quadro internazionale definito dalla Global union federation. Siccome la delocalizzazione avviene in Paesi come la Polonia, la Bulgaria, la Romania, per non dire la Cina o la Corea o gli stessi Stati Uniti dove il sindacato è poco influente e allora si tratta dar voce alla rappresentanza dei lavoratori in queste aree.
“Globalizzazione dei diritti, l’iniziativa sindacale nel gruppo Fiat”: questo è stato il il titolo dell’incontro che si è tenuto a Torino nella mattinata di venerdì 5 settembre.
L’obiettivo è quello di ottenere l’applicazione a livello globale dei diritti fondamentali dei lavoratori, come già avvenuto in altre multinazionali del settore auto, ( es. Peugeot, Volkswagen,Daimler Chrysler). In pratica, si tratta di affermare in tutti i paesi diritti elementari come quello alla libertà di associazione sindacale e quello di contrattazione collettiva, oltre al divieto del lavoro minorile e al divieto del lavoro forzoso.
Secondo la direzione Fiat si tratta di “una iniziativa nobile ma difficile da tradurre in provvedimenti concreti omogenei”.
E chi hai mai pensato che fosse semplice operare la giustizia ?
A differenza del settore tessile dove il sindacato è piuttosto debole e ripiegato sulle questioni locali, tanto da aver subito,come sappiamo tutti, un processo violento di delocalizzazione nell’estremo Oriente, i metalmeccanici sono ancora radicati e tali da poter sostenere un accordo quadro internazionale definito dalla Global union federation. Siccome la delocalizzazione avviene in Paesi come la Polonia, la Bulgaria, la Romania, per non dire la Cina o la Corea o gli stessi Stati Uniti dove il sindacato è poco influente e allora si tratta dar voce alla rappresentanza dei lavoratori in queste aree.
“Globalizzazione dei diritti, l’iniziativa sindacale nel gruppo Fiat”: questo è stato il il titolo dell’incontro che si è tenuto a Torino nella mattinata di venerdì 5 settembre.
L’obiettivo è quello di ottenere l’applicazione a livello globale dei diritti fondamentali dei lavoratori, come già avvenuto in altre multinazionali del settore auto, ( es. Peugeot, Volkswagen,Daimler Chrysler). In pratica, si tratta di affermare in tutti i paesi diritti elementari come quello alla libertà di associazione sindacale e quello di contrattazione collettiva, oltre al divieto del lavoro minorile e al divieto del lavoro forzoso.
Secondo la direzione Fiat si tratta di “una iniziativa nobile ma difficile da tradurre in provvedimenti concreti omogenei”.
E chi hai mai pensato che fosse semplice operare la giustizia ?
giovedì 4 settembre 2008
Accade in Italia
Il Tavolo Interistituzionale per Alitalia tenutosi il 3 settembre (Regione Lazio Piero Marrazzo,Provincia di Roma, comune di Roma e di Fiumicino, oltre i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl, Cub, Anpac, Anpav, Up e Avia)ha preso atto che le istituzioni locali sono state escluse dal processo di riorganizzazione della compagnia di bandiera e pertanto hanno chiesto di essere coinvolte nella discussione sul merito del piano industriale per le ricadute occupazionali che il nuovo assetto comporterà direttamente o nell’indotto.
Ovverosia contano meno di nulla.
Allora il governatore del Lazio ha proposto "la presenza della Regione nella nuova nascente compagnia a patto che sia competitiva e che difenda il territorio".
Investimento simbolico 10 milioni di euro. La cittadinanza reale quindi si esprime non per vie democratiche ma solo per investimenti di capitali. Se si entra nel cda forse si può dire qualcosa. Anche la Marcegaglia ha detto che è presente nella nuova società solo in maniera simbolica.
180 milioni per il periodo 2009-2014, intanto, sono già stimati a carico dello Stato per cassa integrazione e mobilità. Meno simbolici.
Probabilmente si vorrà fare a meno del capitale della regione per manovrare senza legacci. "E' il mercato", appunto.
Ovverosia contano meno di nulla.
Allora il governatore del Lazio ha proposto "la presenza della Regione nella nuova nascente compagnia a patto che sia competitiva e che difenda il territorio".
Investimento simbolico 10 milioni di euro. La cittadinanza reale quindi si esprime non per vie democratiche ma solo per investimenti di capitali. Se si entra nel cda forse si può dire qualcosa. Anche la Marcegaglia ha detto che è presente nella nuova società solo in maniera simbolica.
180 milioni per il periodo 2009-2014, intanto, sono già stimati a carico dello Stato per cassa integrazione e mobilità. Meno simbolici.
Probabilmente si vorrà fare a meno del capitale della regione per manovrare senza legacci. "E' il mercato", appunto.
mercoledì 3 settembre 2008
Accade in India
India: La Tata (socia Fiat) va a casa!
Vincono i contadini di Singur. Il popolo del West Bengala festeggia una storica vittoria: esiti di una politica industriale dall'alto.
Tutti i particolari nell'articolo di Daniela Bezzi
http://www.asud.net/news/news.php?nw=546
Vincono i contadini di Singur. Il popolo del West Bengala festeggia una storica vittoria: esiti di una politica industriale dall'alto.
Tutti i particolari nell'articolo di Daniela Bezzi
http://www.asud.net/news/news.php?nw=546
martedì 2 settembre 2008
Dove si trovano i soldi a Roma
Se il potere di Caltagirone è un dato ormai acquisito (basta consideare la grande e recente esposizione del parco Leonardo http://www.parcoleonardo.it/chisiamo.php), forse non è un dato acquisito ai più la consistenza di quella macchina per soldi che rappresenta la sanità. Basta dare uno sguardo alla pagina di Wikipedia sulla Famiglia Angelucci http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Angelucci
Ma anche il gruppo Cir della famiglia De Benedetti se,come Sorgenia, propone ad Aprilia la centrale turbogas, come HSS (Holding sanità e servizi) conta di di superare i 200 milioni di euro di ricavi dalle cliniche e dalle case di cura per anziani. Come afferma l'articolista de "Il Mondo" del 5/9/08, in provincia di Cuneo la Hss ha rilevato una casa di cura di 52 letti "con un giro di affari di mezzo milione di euro", mentre a Trento ha posto sotto controllo un ospedale con 125 posti letto che "nel 2006 ha fatturato con 125 posti letto 5,6 milioni di euro". Così letteralmente. Che siano questi i soli piani di "politica industriale" attraenti e che si andranno a scontrare sul territorio?
Ma anche il gruppo Cir della famiglia De Benedetti se,come Sorgenia, propone ad Aprilia la centrale turbogas, come HSS (Holding sanità e servizi) conta di di superare i 200 milioni di euro di ricavi dalle cliniche e dalle case di cura per anziani. Come afferma l'articolista de "Il Mondo" del 5/9/08, in provincia di Cuneo la Hss ha rilevato una casa di cura di 52 letti "con un giro di affari di mezzo milione di euro", mentre a Trento ha posto sotto controllo un ospedale con 125 posti letto che "nel 2006 ha fatturato con 125 posti letto 5,6 milioni di euro". Così letteralmente. Che siano questi i soli piani di "politica industriale" attraenti e che si andranno a scontrare sul territorio?
lunedì 1 settembre 2008
Ancora Agosto: 15 capitani coraggiosi e esclusioni dal tavolo
Se dunque Caltagirone, da solo, possiede una liquidità di 3 miliardi di euro , ci son voluti 15 capitani di industria per arrivare a mettere assieme un miliardo che dovrebbe coprire il capitale necessario ad amministrare, con un forte ricorso al credito concesso dalle banche, quanto di provittevole rimane di Alitalia. I sindacati sono rimasti fuori da ogni ambito decisionale, chiamati a discutere solo degli esuberi. Non proprio un bell'inizio di anno sociale.
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