lunedì 31 marzo 2008

La diplomazia della università di Confindustria

Nel numero 38 /2007 della rivista dell’istituto Aspen ( centro di ricerca internazionale della classe dirigente italiana) il generale Carlo Jean, titolare della cattedra di Studi strategici della libera università di Confindustria, invita a prendere esempio dalla spregiudicatezza del presidente francese Sarkozy che nei rapporti con la Libia ha usato la fornitura di centrali nucleari per aprire sbocchi all’industria del petrolio e degli armamenti.
In tal senso il prof Jean rievoca la lungimiranza di una missione bipartisan italiana in Iraq negli anni 80, guidata da Andreatta (Dc) e Peggio (Pci) che prevedeva la partecipazione della nostra industria alla costruzione di una centrale nucleare ricevendone in cambio la fornitura di petrolio e l’acquisto di armi italiane.

Un caso esemplare di strategia produttiva :solo cannoni e niente burro

Uno stabilimento a Sezze (LT) con marchio riconoscibile e filiera corta e certificata di produzione alimentare di qualità. Una ricchezza per i lavoratori e per tutto l'indotto.
Eppure la Granarolo ha deciso di chiudere l'unità produttiva della Pettinicchio.
Il gruppo alimentare bolognese è il gruppo holding del "Consorzio Granlatte" che è la società cooperativa che riunisce oltre 500 produttori di latte individuali, 27 cooperative di raccolta in 11 regioni italiane e oltre 200 soci sovventori.
La Granarolo investirà 21 milioni per ristrutturare la propria attività produttiva, ma ha concluso che Pettinicchio non è nel "core business" e dunque andrà chiusa.
Stiamo parlando di un consorzio di produttori. Di una cooperativa che decide il destino di altri lavoratori buttati sulla strada pur in presenza di condizioni oggettive di sviluppo e crescita.
Qualcosa non funziona in generale.

Si spiega così l'entusiasmo del Governatore Marrazzo per Finmeccanica

(ufficio stampa regione lazio del 26/03/08)
"Da sessant’anni Finmeccanica è espressione d’eccellenza di un Paese moderno e dinamico. Una grande industria che mostra al mondo come il made in Italy non sia solo moda e cultura, ma anche tecnologia avanzata, progettualità, capacità imprenditoriale. Gli auguri a questa grande risorsa del Paese sono quindi anche un auspicio per il nostro futuro: oggi l’esempio di Finmeccanica è prezioso più che mai per il Lazio e per l’Italia, perché ci indica quanto sia necessario cercare sempre di crescere e superarsi, non perdere il treno dell’innovazione e fare tesoro di un patrimonio di scienze e ricerca che ha pochi eguali al mondo".

Risuona il grido antico in terra di Littoria , cara al Duce: volete burro o cannoni ? "Cannoni !" rispose il popolo di piazza Venezia con grida di giubilo, o così riportano le cronache dell'epoca.

Energia solare: 50 milioni dall'Eni al Mit, "ma anche" per il petrolio.

Se dunque 69 milioni sono destinati al profitto personale del salvatore temporaneo della Fiat ( mentre come denuncia da tempo Ulderico Pesce- http://www.uldericopesce.com/- manca l'assistenza medica nel turno notturno nello stabilimento di Melfi) sappiamo che la Eni di Scaroni investirà 50 milioni in cinque anni cercando nuove tecnologie per il solare tramite il finanziamento della ricerca del famoso Mit di Boston. "Non solo" precisa tuttavia Il Sole 24 ore del 27 febbraio 2008: "il protocollo di intesa prevede anche lo studio di nuove tecnologie per la ricerca di giacimentio petroliferi sui fondali marini".
Cosniderando la propensione di Scaroni e di molti altri per la scelta nucleare, possiamo valutare il peso reale di tali investimenti che valgono meno del valore delle stock option di Marchionne.
Il governo Prodi non è riuscito ad arrivare alla nomina dei nuovi vertici di Finmeccanica, Eni e Enel, ma molto sanno che l' orientamento comune era per una riconferma dell'attuale dirigenza scelta dal centrodestra.
Non esiste già un governissimo?

domenica 9 marzo 2008

Dalla Regione 10 milioni all'indotto Fiat , dalla Fiat 69 milioni a Marchionne

L'assessorato regionale all'industria ha concluso il Tavolo di concertazione relativo alla Legge Regionale 46/2002 per investimenti da effettuare nel triennio 2008/2010, impegnando 10mln di euro che verranno utilizzati per una serie di progetti tesi a dotare il territorio di infrastrutture e servizi utili alle aziende.
Il Tavolo ha inoltre deciso di sottoscrivere un protocollo di intesa tra Regione Lazio, sindacati e forze produttive per la realizzazione del Polo Logistico di Cassino a servizio dell'indotto Fiat. Si tratta di un progetto complessivo di circa 21 milioni di euro che sarà finanziato in parte dall'assessorato alle Pmi, in parte dall'assessorato all'Innovazione, ricerca e sviluppo economico, come da protocollo di intesa recentemente siglato con Palmer ed Università di Cassino.
Così informava Sviluppo Lazio agli inizi di febbraio 2008.
Presidente di Confindustria Lazio, che ha preso il posto di Giancarlo Elia Valori, è Maurizio Stirpe referente di un gruppo industriale del sud Lazio dell'indotto Fiat.
Nel frattempo il titolo Fiat è precipitato al valore dell'ottobre 2006. In tal modo non è più conveniente realizzare le stock option del 2007 da parte di Marchionne ( 10 milioni all'A.d. e 10 milioni al restante parco manager). Le stock option concesse allo stesso Marchionne nel 2004, ci rassicura il Sole 24 ore del 5 marzo, permettono comunque all'amministratore della Fiat un guadagno di 69 milioni di euro.
Nel febbraio 2007 un accordo tra Fiat e Governo portò alla concessione di mobilità e lunga e prepensionamento a 2.000 dipendenti della casa automobilistica controllata dalla Ifil
Nella riunione del cda di Fiat Spa che chiudeva un bilancio 2006 si esponeva il risultato di 2,3 miliardi di utile.
A chi vanno i soldi della collettività e per quale progetto?

venerdì 7 marzo 2008

Conferme di strategie e guadagni in borsa

Le analisi di Melman (qui sotto la presentazione del suo ultimo libro) trovano conferma nell'intervista con il nobel per l'economia Stiglitz (La Stampa- 6 marzo 2008) che stima il costo della guerra in Iraq (finanziata col debito pubblico) in 5 mila miliardi di dollari. Una previsione di 12 milardi di costo al mese,mentre non si trovano i soldi per l'invalidità dei soldati che tornano menomati dal fronte.
Nel frattempo Bush chiede una dotazione migliore per l'elicottero di lusso presidenziale. Così Finanza e Mercati, sempre del 6 marzo 2008, ci avvisa che la gara vinta da Augusta Westland (Gruppo Finmeccanica) lievita del 67% ( sessantasette per cento!).
Il titolo Finmeccanica vola in borsa.


GUERRA S.P.A. L’economia militare e il declino degli Stati Uniti
di Seymour MelmanCittà Aperta Edizioni, 2006, 240 pp., euro 15,00
La strategia di “guerra infinita” dell’amministrazione americana di George W. Bush non è una svolta improvvisa dopo l’11 settembre 2001, ma è solo l’ultimo sviluppo dell’enorme espansione del potere militare Usa e dell’economia di guerra che lo sostiene.
In questo suo ultimo libro - che sta uscendo, postumo, contemporaneamente negli Stati Uniti - Seymour Melman ricostruisce le origini dell’economia militare Usa all’indomani della seconda guerra mondiale, mostrando come l’espansione della spesa, delle produzioni e della ricerca militare si sia intrecciata all’affermarsi della superpotenza politica e militare degli Stati Uniti.
Questo modello di economia militare ha avuto costi pesantissimi, non solo per le vittime - all’estero - del potere americano, ma anche sul piano interno.
II prezzo che ha pagato l’America e stato la deindustrializzazione dell’economia e il declino delle capacità produttive che portano oggi gli Stati Uniti a deficit record dei conti con l’estero e del bilancio federale, e al continuo deprezzamento del dollaro.
Gli Stati Uniti effettuano oggi oltre la meta della spesa militare mondiale: l’analisi di Melman mostra che questo e il risultato di una centralizzazione senza precedenti del potere decisionale nelle mani di grandi manager, privati e di stato, che hanno tolto a lavoratori e cittadini il controllo su decisioni essenziali riguardo alla produzione e all’uso delle risorse pubbliche. L’alternativa proposta da Melman è restituire potere a lavoratori e cittadini e realizzare una vera e propria “reindustrializzazione” degli Stati Uniti, con un massiccio rinnovamento di infrastrutture e servizi pubblici che offrano nuovi impieghi per le persone e le imprese ora assorbite dal militare, rendendo possibile una drastica politica di disarmo e riconversione. Una lezione importante anche per i movimenti globali che stanno intrecciando iI rifiuto della “guerra infinita” e della globalizzazione neoliberista.

martedì 4 marzo 2008

Monitoraggio

Si può utilizzare come monitoraggio delle scelte strategiche della regione un sito che intende
essere un resoconto analitico delle azioni di governo della giunta regionale del Lazio;
- una bacheca pubblica, che si aggiorna quotidianamente, sulla vita amministrativa e di governo della giunta;
- un mezzo di comunicazione delle politiche regionali aperto al contributo dei cittadini-utenti;
- un sistema telematico di lavoro collaborativo tra le strutture della giunta (presidenza, segretariato, gabinetto, assessorati).
Vedremo se funziona
http://www.trentamesi.org/

Non mancano i soldi

La regione Lazio, ha presentato al Ministero dell'Economia un piano articolato che punta a ripianare i 9.400 milioni di debito della sanità regionale attraverso le entrate annuali derivanti da contributi statali straordinari e crediti residui, e pagando dal 2008, per 30 anni, una rata da 310 milioni di euro annua alla Cassa depositi e prestiti.
cfr http://www.trentamesi.org/nodo/88


Gli unici fondi utilizzabili per le strategie produttive sono quindi quelli europei, infatti la Commissione Europea ha, il 31 ottobre 2007, dato il via libera al Por (Programma operativo regionale) del Lazio, il documento che pianifica l'utilizzo dei finanziamenti europei per gli anni 2007-13. Un totale di 743.512.676 euro, di cui 371.756.338 euro cofinanziati dal Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale). Alla voce “Ricerca, l'innovazione e il rafforzamento della base produttività” sono destinati 255 milioni di euro. In questo ambito si punta a rafforzare le capacità innovative delle piccole e medie imprese (114 milioni), promuovere un sistema produttivo rispettoso dell'ambiente (35 milioni), migliorare il collegamento tra ricerca e tessuto imprenditoriale regionale (105 milioni).

Pochi di fronte ad un debito mostruoso. Ma ci sono e bisogna vedere come si vuole investirli.

Esempio di politica industriale

Per avere una idea di come si attua una misura di reale politica industraile ecco l'esempio di un intervento operato con la regia di Sviluppo Lazio.

Roma, 26 ott.07 (Adnkronos/Labitalia) - Lo sviluppo delle applicazioni e delle tecnologie fotoniche, destinate a soppiantare definitivamente l'elettronica, con l'obiettivo di creare, in futuro, un centro di eccellenza nel Lazio. E' quanto prevede il progetto di ricerca, frutto dell' accordo tra regione Lazio e Israele, presentato oggi dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e dall'ambasciatore di Israele in Italia, Gideon Meir. Alla conferenza stampa, svoltasi a Roma nella sede della Regione Lazio, erano presenti anche Claudio Mancini, assessore regionale all'Innovazione, Giancarlo Elia Valori, presidente di Sviluppo Lazio, Flaminia Sacca', presidente di Filas, Alessandro Finazzi Agro', rettore dell'Universita' degli Studi di Roma Tor Vergata, e Guido Bellini, presidente della societa' Selex Communications.

Il programma, che rientra nell'ambito delle collaborazioni internazionali per lo sviluppo delle tecnologie nel Lazio, punta a incentivare il comparto industriale regionale che si occupa di Ict e di aerospazio. ''Iniziative come queste -ha dichiarato il presidente Marrazzo- dimostrano che, quando si fa sistema, poi si possono ottenere risultati concreti. In questo progetto lavorano, infatti, una grande azienda (la Selex), una grande Universita' (Tor Vergata), un'istituzione importante (la regione Lazio) che, in collaborazione con la grande ricerca israeliana, potranno ottenere dei risultati con una positiva ricaduta sulle pmi del territorio. Mi aspetto molto da questo progetto che, se andra' bene, sara' -ha annunciato- un modello da replicare.

Chi dirige Sviluppo Lazio

La giunta regionale di centro sinistra ha nominato a capo della sua società dedicata alla applicazione del programma economico e industriale (Sviluppo Lazio)
http://www.sviluppo.lazio.it/html/missione.htm un manager che vede, ad esempio, nella militarizzazione dello spazio una grande occasione per le nostre aziende del settore, guarda caso presenti in maniera specifica, con i centri di eccellenza, su Roma.
Vediamo come viene presentato da una notizia di agenzia del 2006:
Giancarlo Elia Valori è il nuovo presidente di Sviluppo Lazio.
All'assemblea dei soci che il 26 gennaio 2006 lo ha eletto ha partecipato il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Con il 51,38 per cento delle azioni, la Regione è l' azionista di maggioranza di Sviluppo Lazio. Gli altri soci sono Camera di commercio di Roma (18.87 per cento), Capitalia (13.16 per cento), Banca Intesa (5.12 per cento), Bnl Partecipazioni (4.31 per cento), Banca di Credito Cooperativo di Roma (2,02 per cento), Monte dei Paschi di Siena (1.87 per cento), MedioCredito (1.31 per cento), e altri 1.97 per cento.
Piena soddisfazione del presidente Marrazzo. Manager di fama internazionale, Valori è presidente di Confindustria Lazio, delle società Torno Internazionale, Milano Mare e Milano Tangenziali spa. E ' stato presidente di numerose società: Sirti Internazionale
spa dal 1984 al 1987, Sme spa dal 1991 al 1995, Autostrade spa dal
1995 al 2002, dell ' Association europèenne des cioncessionaires d ' autoroutes et d ' ouvrages à pèage (Asecap), Blu spa (quarto gestore di telefonia mobile nazionale), dell ' Associazione italiana delle società concessionarie di autostrade e trafori (Aiscat). Per il suo impegno nel campo della cultura e della solidarietà, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo. E ' stato, tra l ' altro, nominato nel 1992 " Chevalier" e nel 2001 " Officier " della Lègion d ' Honneur per l ' impegno a favore della cooperazione italo-francese. Ambasciatore dell ' Unesco, segretario dell' Istituto per le Relazioni internazionali.


Leggendo un libro pubblicato dal professor Valori ( I giusti in tempi giusti - 2005) che viene omaggiato da tutti, a destra e sinistra, si trovano affermazioni sulla geopolitica di Giovanni Paolo II di questo tipo : “ è semplificatorio parlare di un generico pacifismo vaticano durante la prima e seconda guerra del Golfo .. (dato che)… il primo riflesso condizionato della Chiesa di Roma è quello di proteggere , rifiutando la guerra, le minoranze dei cristiani presenti nei paesi islamici” (pag 162). Allo stesso tempo, Valori vede un collegamento “tra le teologie del primato di Roma con le tematiche neoliberali della teoria economica della scuola di Chicago e cioè con la teoria liberista di molte classi dirigenti del centro mondiale.” (pag 160).
In generale per una biografia molto critica a proposito del presidente di Sviluppo Lazio si può consultare l'inchiesta di Gianni Barbacetto sul «Diario della settimana» del 22 marzo 2000
http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/focus_2.html

lunedì 3 marzo 2008

Agevolazione per il private equity

Il Documento di Programmazione Economico-Finanziaria 2008-2011, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 giugno 2007, non è solo interessante per il paragrafo dedicato alla Difesa, dove si evidenzia l’esubero strutturale del personale, il “tappo” come lo chiama l’ammiraglio Di Paola, quanto all’intenzione, posta nel capitolo VI (Politiche per l’equità sociale), di incentivare “l’apertura del capitale di rischio (delle imprese) al private equity anche con possibili sgravi fiscali”.[1]
In queste affermazioni si nota una forte assonanza con chi ravvisa in tali strumenti “una prova che il capitalismo non si limita ad arricchire gli investitori, ma migliora anche il benessere sociale”[2] mentre noi continuiamo a non comprendere come abbia fatto Carlyle, in soli tre anni, a comprare la maggioranza della Fiat Avio a 1,5 miliardi di € per poi rivendere la propria quota ad un altro fondo di private equity, il Cinven, a 2,57 miliardi di € [3], lasciando i lavoratori Avio di Pomigliano D’Arco in cassa integrazione a zero ore.
Forse occorre, invece, riconoscere nei “private equity” una via provvidenziale per ottenere “che i surplus finanziari delle potenze emergenti(“fondi sovrani”) siano investiti secondo logiche di mercato e non politiche”[4] razionalizzando il sistema e quindi, ci sembra di poter concludere, alimentando senza fine una crescita del mercato a fini speculativi.
Sembra, perciò, che i prossimi lustri saranno dedicati a ricorrere l’obiettivo di mantenere il vantaggio competitivo delle industrie europee degli armamenti nei confronti degli imperi nascenti. Le risorse dei bilanci statali, per quanto spropositate, saranno sempre limitate e, quindi, farà bene al comparto l’uso di quella leva finanziaria come i fondi di “private equity”.


[1] http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/dpef_2008_2011/dpef_2008_2011.pdf. L’ errore di programmazione nell’inserimento di marescialli e ufficiali in misura superiore alla necessità di un esercito professionalizzato, fortunatamente, non condurrà a quelle tragedie subite nel settore privato con i processi di ristrutturazione e messa in mobilità degli ultra quarantenni
[2] “Private equity e bene pubblico” saggio di Wilfried Prewo, già apparso su The Wall Street Journal Europe, 26 luglio 2007 e utilizzato come dossier dall’Istituto Bruno Leoni.
[3] Dati tratti da “Il Sole 24 ore”, Finanza e mercati del 7 agosto 2006.
[4] “Finanza mondiale, mobilità dei capitali” di Franco Debenedetti su Il Sole 24ore del 17/8/2007

Partecipazione contro speculazione

La necessità di far posto all’orizzontalità nella governance dell’impresa con la presenza dei rappresentanti dei lavoratori negli organismi sociali permette di acquisire contributi tecnici legati al ciclo produttivo e alla gestione delle competenze umane (Sindnova)[1], ma anche di salvare l’impresa stessa dal divenire preda dei fondi speculativi che vedono nella presenza di soggetti attenti al valore sociale dell’impresa come un ostacolo all’obiettivo di massimizzazione del rendimento del capitale investito . Un notevole ritorno finanziario per i sottoscrittori dei fondi, infatti come sappiamo, si accompagna, nella pratica, alla chiusura di unità produttive, al licenziamento e ristrutturazioni decise in tempi brevi dato che ogni negoziazione, ogni tentativo di dialogo e mediazione con i lavoratori è considerato come “non necessario” e all’origine di una perdita di efficienza dell’impresa da “risanare”.

[1] Marco Cilento “Verso un modello di impresa europeo: quale ruolo per i lavoratori?” quaderno Governance sociale nelle imprese multinazionali SindNova.

L'esclusione dei lavoratori dal governo dell'impresa

Il dinamismo del capitale finanzanziario non può prevedere una soggettività riconosciuta dei lavoratori nel governo dell’impresa che invece diventa urgente e necessaria proprio per rispondere all’esplosione dei processi di globalizzazione finanziaria e internazionalizzazione produttiva e commerciale[1] .
O meglio il lavoratore , rimanendo nella sua subalternità, è l’unico su cui paradossalmente si verrebbe scaricare il rischio di impresa quando avanzano istanze della società civile di riduzione delle spese per armamenti, mentre non si aprono spazi di reale democrazia economica intesa non solo come partecipazione economica ai risultati dell’impresa, ma come capacità di incidere su tutta la filiera produttiva con strumenti di gestione congiunta.
Questa istanza risponde ad una visione complessiva sulla società che si oppone al tentativo evidente di atomizzare gli individui e i lavoratori nel loro particolare impedendo di riuscire a cogliere il senso di appartenenza alla comunità di lavoro e la fedeltà ad una solidarietà internazionale che il sindacalismo ha sempre custodito.

[1] Pierpaolo Baretta in “Soci o salariati”, riflessioni su sindacato e capitalismo finanziario. San Paolo 2006

Il ruolo dei fondi di private equity

Un ruolo sempre più decisivo lo verrà ad interpretare la crescita dei fondi finanziari anonimi (private equity) capaci di recuperare capitali sovrabbondanti per controllare e rivendere in tempi brevi qualsiasi gruppo industriale. Così il fondo Carlyle, guidato in Europa dal giovane Debenedetti ha rilevato dalla Fiat Avio nel 2003 per rivenderlo ad un fondo inglese,Cinven, dopo 3 anni guadagnando un miliardo di euro e, per quello che si sa, i dipendenti Avio di Pomigliano d’Arco sono ancora in cassa integrazione. Così è avvenuto con la società di sottomarini tedesca HDW, comprata e rivenduta in tempi brevi dal fondo Equity One. La grande necessità di investimenti nel settore, anche se le imprese della difesa godono, come afferma il condirettore generale di Finmeccanica, di significativi incrementi finanziari (19 mld € disponibili nel 2006 da parte delle società europee), porterà con molta probabilità ad intensificare la presenza dei Fondi speculativi nel settore della difesa. (Ancora Pansa pag 167) .

Consapevolezza dentro Finmeccanica

All’interno della direzione Finmeccanica esiste una consapevolezza sul rischio alla democrazia che può essere prodotto dal comparto militar industriale se è vero che il condirettore generale di Finmeccanica, Alessandro Pansa, apre un suo studio recentissimo su “Industria delle armi e difesa europea”[1] citando l’episodio della famelicità indecorosa del gruppo Ansaldo durante il comitato per le forniture di guerra del 1918 osservando come il mondo, in questo senso, non è molto cambiato. L’alto dirigente di Finmeccanica conclude la sua analisi riconoscendo l’attualità del monito del presidente usa Eisenhower che nel 1961 , nel discorso di addio alla nazione, invitava l’ ”opiniome pubblica attenta e informata” a mantenere alta la guardia "contro una eccessiva influenza globale economica, politica e perfino spirituale del complesso militare industriale". Con molto realismo e trasparenza Pansa riconosce che “le industrie della difesa continuano ad influenzare o in modo consistente il modello industriale , oltre che le scelte ed i comportamenti politici , dell’economie dell’occidente e di altri importanti paesi del mondo” .(pag171) anche perché l’essenza delle relazioni tra industrie militari di diversi paesi consiste nell’insieme non solo di competizione ma anche di collaborazione (pag165) con “l’obiettivo di accrescere il proprio ruolo commerciale, produttivo e, se possibile anche strategico, in paesi che saranno in futuro importanti investitori in sistemi di difesa oltre che soggetti rilevanti nella politica mondiale dei prossimi decenni” (pag165).
Diviene così comprensibile l’invito puntuale che compie ogni nostra delegazione ufficiale in Cina di chiedere la fine dell’embargo di armi verso la repubblica popolare che raggiunge cifre impressionanti di crescita economica


[1] “La difesa europea” Antonio Missiroli e Alessandro Pansa. Il Melangolo 2007.

Conferme da Torino:nemmeno l' Università

Così anche i progetti relativi all’Alenia di Torino, per una riconversione della azienda di armi in macchinari di diagnostica per immagini, pur in presenza di studi di fattibilità del Politecnico e di condizioni favorevoli del mercato, hanno trovato una opposizione dura e irrevocabile da parte della proprietà[1]

[1] G. Alasia “Produzione bellica-riconversione civile. Il caso Alenia”. In: Notizie internazionali, bollettino bimestrale della Fiom-Cgil, marzo 2005, Roma, 2005;

Esempi nel Lazio

Esistono forze determinanti che si oppongono ad ogni ipotesi condivisa di riconversione produttiva, condivisa dai lavoratori,come nel caso eclatante e reso necessario dalla chiusura dello stabilimento Goodyear di Cisterna di Latina: il nuovo sito produttivo non è mai decollato nonostante l’impresa americana abbia donato il terreno ( non sappiamo quanto abbia ricevuto in incentivi dallo stato per ex cassa mezzogiorno) e Sviluppo Lazio abbia concesso significativi finanziamenti e investimenti.
Ci vuole perciò una alleanza forte tra la società civile e il sindacato per dare spazio ad una democrazia economica senza la quale la democrazia politica può rimanere un vuoto formalismo dato che le leve decisionali sono nelle mani di soggetti che non condividono con nessuno il potere e sono tuttavia in grado di determinare le nostre esistenze.

domenica 2 marzo 2008

Definizione del ruolo del sindacato

La volontà di tener saldo in certe mani il timone della politica industriale del nostro paese si è reso palese nel fallimento del progetto di creazione di un “polo” avanzato della “mobilità sostenibile” nell’area del’ex stabilimento Alfa Romeo di Arese, con gli ostacoli posti al lavoro dei sindacati, dei ricercatori Enea sotto supervisione di un premio nobel della fisica e ad una iniziale disponibilità degli enti locali. La grande stampa ha contestato l’ambizione di una soggettività operaista che avrebbe provocato un danno ai lavoratori:, la funzione principale del sindacato,infatti, dovrebbe limitarsi alla riallocazione efficiente degli esuberi che il dinamismo del mercato produce.[1]

[1] Cfr ad es. Pietro Ichino , “Alfa di Arese, quattro anni di errori” in Corriere della Sera, 22 aprile 2005. Invece Mario Agostinelli “Utopia concreta” su la Rivista del Manifesto n. 53 del 2004.

Come si esercita il potere su Roma

L’estate del 2007 ci ha raccontato di una mediazione svolta dal primo cittadino di Roma, tra costruttori amici e università di Confindustria, per agevolare la crescita di un polo di eccellenza dedicato alla formazione della classe dirigente. Quella cioè che sarà destinata a chiudersi nei consigli di amministrazione e a frequentare i vari “circoli canottieri”.
Ciò dimostra come si può incidere nel tessuto produttivo della Capitale anche solo facendo da tramite tra interessi diversi. Un territorio, quello della provincia romana, dove insiste il 20% dell’attività nazionale di Finmeccanica, senza considerare l’indotto, e dove si trova la Simmel difesa, da poco in mani inglesi, accusata dalla Campagna contro le mine di produrre le cluster bomb[1]. Ed è anche il luogo in cui la cattedra di geopolitica e strategia della Libera università imprenditoriale è affidata ad un teorico della necessità del riarmo come unica via di uscita al caos attuale[2].
Tutto si gioca su questa possibilità di porre premesse per il medio e lungo termine, quello dei piani industriali cioè e non della gestione della crisi, quando ormai è troppo tardi.

[1] cfr relazione Coordinamento Contro la Guerra - Valle del Sacco e Monti Lepini su http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_20358.html

[2] Cfr Carlo Jean “Guerra, strategia e sicurezza” Editori Laterza 2001.