Significativo come si arrivi a riflessioni puntuali di diversa poltica industriale quando tutto è ormai deciso con il plauso delle banche (esempio l'elogio di Geronzi a Bernabè): questo il testo della Slc Cgil da il Manifesto del 10 giugno a proposito dei 5000 esuberi in Telecom
TELECOM
Tagli sbagliati senza un piano industriale
ALESSANDRO GENOVESI *
La desione di Telecom di tagliare 5 mila unità (quasi il 10% della forza lavoro in Italia) è una decisione sbagliata, confusa, contraddittoria che comporterebbe un impoverimento, per di più traumatico, di professionalità in tutte le aree dall'azienda: dalla rete, al costumer, dal commerciale ai servizi di supporto, in contraddizione con la necessità di migliorare la qualità delle infrastrutture esistenti. Soprattutto le scelte annunciate lascerebbero incerto e indefinito il futuro di un'azienda strategica per il paese.
E' sbagliata industrialmente perché, in assenza di un piano di sviluppo in grado di aggredire i nodi di fondo di un mercato in trasformazione, rappresenta una mera operazione (forse la prima di una lunga serie) «di contenimento», esclusivamente centrata sul costo del lavoro. Ci sono, invece, altri nodi che andrebbero sciolti: investimenti sui nuovi servizi (dalla trasmissione dati, all'audiovideo); possibili convergenze tecnologiche in relazione al mercato domestico; aumento della qualità dell'attuale rete in rame e della sua «permeabilità» con reti mobili; partecipazione ad un piano di sviluppo sinergico (in relazione alle decisioni dell' Agcom degli altri operatori e di nuovi possibili protagonisti) per l'aumento delle capacità trasmissive da qui ai prossimi anni; evoluzione delle competenze professionali e nuovi innesti di tecnici specializzati; strategie internazionali sui mercati emergenti. Solo se sarà chiaro lo scenario sarà possibile una discussione vera sul modello organizzativo. Solo chiarendo «dove si va», si potrà sviluppare un confronto sul »come» a cui il sindacato confederale non si è mai sottratto.
Se poi un confronto va aperto sui possibili risparmi, altri sono gli sprechi e le diseconomie (dall'alta percentuale di dirigenti e quadri ai circa 800 milioni di euro che l'azienda spende in più per servizi informatici che potrebbero essere assicurati internamente, fino alla qualità dei lavori dati in appalto e ai costi dei servizi esternalizzati, cresciuti a parità di volumi rispetto a quando erano interni). E' infine una scelta contradditoria rispetto alla volontà di rilanciare i servizi e la qualità della rete a fronte di uno scenario possibile fatto di diverse migliaia di operatori dalle aree operative in meno, migliaia di mobilità professionali (dalle aree di staff alle aree di intervento diretto) con un'ulteriore fase di assestamento (riqualificazione professionale), successivo dimagrimento delle aree collaterali alla gestione del cliente.
Per queste ragioni il sindacato non può essere disponibile ad affrontare una discussione sulla riorganizzazione Telecom fatta solo di gestione dell'ennesimo taglio occupazionale. Serve una discussione sul futuro del settore e delle reti, facendo uscire allo scoperto anche gli altri grandi operatori. Perché questo confronto si apra i lavoratori dovranno mobilitarsi, pretendendo certezze e le necessarie visibilità: per difendere l'occupazione che c'è ed il futuro di una delle più grandi aziende private del paese.
* Segretario Nazionale Slc-Cgil
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