Verificando che il nuovo parlamento non avrà rappresentanze di forze pregiudizialmente ostili alle Forze Armate, afferma che è venuto il momento di una nuova politica di difesa
- L’espressione più immediata della partecipazione italiana alla produzione di sicurezza internazionale risiede nelle missioni di stabilizzazione all’estero: il quadro per il 2008 è già definito dalle decisioni parlamentari di febbraio
- Vi sarà però da decidere la partecipazione a nuove missioni
- Le modalità d’impegno nelle missioni già in corso potrebbe inoltre essere modificata nel senso di una maggiore partecipazione, soprattutto in Afghanistan, come richiesto dal recente vertice Nato, a condizione però che a tale maggior impegno corrispondano anche più ampie responsabilità di guida politica e partecipazione alla definizione della strategia di riferimento
- Quindi , vanno ridotti gli organici, ribilanciando la piramide dei gradi, troppo “panciuta” per l’eccesso di sottufficiali e con troppi comandi e “teste” di ufficiali di grado superiore, ma dalle gambe rachitiche per l’assenza di truppa. Si parla di numeri notevoli, all’incirca 20.000 marescialli e 3.000 ufficiali in meno, a tutto vantaggio di una riduzione della spesa per il personale. Non si può attendere che il fenomeno si risolva “fisiologicamente” nel giro di “soli” 13 anni (secondo le stime più credibili); urge un provvedimento straordinario concordato con tutta la Pubblica Amministrazione e il ministero dell’Economia.
- Il fronte più duro rimane comunque quello delle risorse economiche: uno strumento capace e ben oliato richiede investimenti e fondi di esercizio certi e in aumento. Dato l’impegno internazionale, la spesa per l’esercizio complessiva non può essere inferiore a 5 miliardi di euro per anno, mentre per mantenere un tasso di capitalizzazione accettabile delle forze si devono prevedere investimenti nell’ordine dei 5 miliardi di euro per anno, cui aggiungere un miliardo per ricerca e sviluppo. Se a questo si aggiunge la spesa per il personale, riducibile a 8 miliardi grazie alle misure sopra indicate, si giunge a un saldo complessivo per la funzione difesa di circa 20 miliardi annui.
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