Le analisi di Melman (qui sotto la presentazione del suo ultimo libro) trovano conferma nell'intervista con il nobel per l'economia Stiglitz (La Stampa- 6 marzo 2008) che stima il costo della guerra in Iraq (finanziata col debito pubblico) in 5 mila miliardi di dollari. Una previsione di 12 milardi di costo al mese,mentre non si trovano i soldi per l'invalidità dei soldati che tornano menomati dal fronte.
Nel frattempo Bush chiede una dotazione migliore per l'elicottero di lusso presidenziale. Così Finanza e Mercati, sempre del 6 marzo 2008, ci avvisa che la gara vinta da Augusta Westland (Gruppo Finmeccanica) lievita del 67% ( sessantasette per cento!).
Il titolo Finmeccanica vola in borsa.
GUERRA S.P.A. L’economia militare e il declino degli Stati Uniti
di Seymour MelmanCittà Aperta Edizioni, 2006, 240 pp., euro 15,00
La strategia di “guerra infinita” dell’amministrazione americana di George W. Bush non è una svolta improvvisa dopo l’11 settembre 2001, ma è solo l’ultimo sviluppo dell’enorme espansione del potere militare Usa e dell’economia di guerra che lo sostiene.
In questo suo ultimo libro - che sta uscendo, postumo, contemporaneamente negli Stati Uniti - Seymour Melman ricostruisce le origini dell’economia militare Usa all’indomani della seconda guerra mondiale, mostrando come l’espansione della spesa, delle produzioni e della ricerca militare si sia intrecciata all’affermarsi della superpotenza politica e militare degli Stati Uniti.
Questo modello di economia militare ha avuto costi pesantissimi, non solo per le vittime - all’estero - del potere americano, ma anche sul piano interno. II prezzo che ha pagato l’America e stato la deindustrializzazione dell’economia e il declino delle capacità produttive che portano oggi gli Stati Uniti a deficit record dei conti con l’estero e del bilancio federale, e al continuo deprezzamento del dollaro.
Gli Stati Uniti effettuano oggi oltre la meta della spesa militare mondiale: l’analisi di Melman mostra che questo e il risultato di una centralizzazione senza precedenti del potere decisionale nelle mani di grandi manager, privati e di stato, che hanno tolto a lavoratori e cittadini il controllo su decisioni essenziali riguardo alla produzione e all’uso delle risorse pubbliche. L’alternativa proposta da Melman è restituire potere a lavoratori e cittadini e realizzare una vera e propria “reindustrializzazione” degli Stati Uniti, con un massiccio rinnovamento di infrastrutture e servizi pubblici che offrano nuovi impieghi per le persone e le imprese ora assorbite dal militare, rendendo possibile una drastica politica di disarmo e riconversione. Una lezione importante anche per i movimenti globali che stanno intrecciando iI rifiuto della “guerra infinita” e della globalizzazione neoliberista.
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