L’estate del 2007 ci ha raccontato di una mediazione svolta dal primo cittadino di Roma, tra costruttori amici e università di Confindustria, per agevolare la crescita di un polo di eccellenza dedicato alla formazione della classe dirigente. Quella cioè che sarà destinata a chiudersi nei consigli di amministrazione e a frequentare i vari “circoli canottieri”.
Ciò dimostra come si può incidere nel tessuto produttivo della Capitale anche solo facendo da tramite tra interessi diversi. Un territorio, quello della provincia romana, dove insiste il 20% dell’attività nazionale di Finmeccanica, senza considerare l’indotto, e dove si trova la Simmel difesa, da poco in mani inglesi, accusata dalla Campagna contro le mine di produrre le cluster bomb[1]. Ed è anche il luogo in cui la cattedra di geopolitica e strategia della Libera università imprenditoriale è affidata ad un teorico della necessità del riarmo come unica via di uscita al caos attuale[2].
Tutto si gioca su questa possibilità di porre premesse per il medio e lungo termine, quello dei piani industriali cioè e non della gestione della crisi, quando ormai è troppo tardi.
[1] cfr relazione Coordinamento Contro la Guerra - Valle del Sacco e Monti Lepini su http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_20358.html
[2] Cfr Carlo Jean “Guerra, strategia e sicurezza” Editori Laterza 2001.
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